Rapporto Asstel sulla filiera TLC/ICT: un mercato in declino

Presentato al convegno Asstel su “Le Telecomunicazioni per l’Italia” un rapporto che rivela una contrazione nel fatturato degli operatori di TLC di circa 3 miliardi, con ripercussioni su tutta la filiera

Si è tenuto mercoledì 27 ottobre a Roma il convegno Asstel (l’Associazione che rappresenta la filiera delle comunicazioni elettroniche nel sistema Confindustria) su Le Telecomunicazioni per l’Italia: occasione di confronto tra gli operatori del settore, i sindacati, il Governo, il Parlamento e le Autorità, l’incontro ha inteso approfondire le tematiche più attuali nel mondo delle telecomunicazioni e delle tecnologie ICT, per cogliere l’importanza di un loro sviluppo a beneficio dell’intero Paese.

È nell’ambito di tale convegno che sono stati presentati i risultati del primo rapporto sulla filiera TLC/ICT realizzato dalla società di analisi Analysys Mason; un rapporto che evidenzia una situazione in continuo declino, un mercato che dal 2006 continua a perdere colpi, vista la contrazione, anche nell’ultimo semestre, di oltre due punti percentuali (2,3%), rispetto allo stesso periodo del 2009. La colpa non sembra essere attribuibile alla crisi internazionale, che ha solo accentuato una contrazione di natura strutturale; a pesare sono, invece, l’inarrestabile declino del traffico voce, il ritardo nella banda larga rispetto agli altri paesi europei, il difficile equilibrio con i nuovi protagonisti del Web e l’avvento dei cosiddetti grandi attori esterni.

Entriamo un po’ più nel dettaglio, con qualche dato significativo: negli ultimi quattro anni, il fatturato degli operatori di TLC è diminuito di circa 3 miliardi, di cui 1,6 nel fisso e 1,4 nel mobile, segnando un andamento in negativo che si è ripercosso su tutta la filiera. «La penetrazione del mobile si conferma forte, con circa 10 milioni di linee in più e un tasso che sfonda il 150% – ha confermato Ciccone, Associate Partner Analysys Mason – mentre va diversamente per le linee fisse, che sono calate di 5 milioni, ponendoci agli ultimi posti in Europa con il 77% di penetrazione. Anche per la banda larga fissa le notizie non sono buone, con un timido aumento del 7,3% di accessi in più, tra il 2009 e il 2010, e un dato nazionale che supera appena il 51%».

Malgrado i prezzi tutto sommato proporzionati a quelli europei, un’offerta di servizi a banda larga che copre il territorio per l’88% e una velocità di accesso in linea con gli altri Paesi, l’Italia mostra una bassa penetrazione della banda larga fissa, che in Francia è al 76%, in Gran Bretagna al 68%, in Germania al 64% e in Spagna al 56%. La penetrazione della banda larga mobile sembra essere la più alta in Europa, ma non sufficiente a portare il livello totale (fisso più mobile, al 67%) in linea con gli altri Paesi.

Lo studio di Analysys Mason rivela, inoltre, una bassa alfabetizzazione informatica nell’uso del pc e di altri device di accesso alla rete, spesso dovuta ad uno scarso interesse per la tecnologia delle comunicazioni (25%) o ad una difficoltà oggettiva nell’utilizzo dei dispositivi elettronici (41%). Per questo motivo, probabilmente, anche i tassi di utilizzo di servizi di eGovernment, ad esempio, sono tra i più bassi in Europa, 79% contro la media Europea dell’82%.
Nonostante la diminuzione nei margini di guadagno, le imprese italiane hanno comunque continuato a puntare sulla qualità: i livelli d’investimento sono pari al 14%, ponendoci al secondo posto dopo la Gran Bretagna, mentre il costo del personale è rimasto invariato da 5 anni.

Stando al Rapporto, i punti su cui si dovrebbero concentrare le energie e le risorse sono: alfabetizzazione digitale, utilizzo di Internet, banda larga, mercato unico digitale, interoperabilità e standard, ricerca ed innovazione, inclusione digitale. Il tutto nel più breve tempo possibile, con il 50% della popolazione che tra il 2015 e il 2020 deve poter accedere alla banda larga ultraveloce, ai servizi di eCommerce e eGovernment.

«Questo convegno è la prima occasione pubblica di discussione sui temi che uniscono le aziende della filiera delle TLC – ha concluso Stefano Parisi, Presidente di Asstel – Il settore ha fatto molto per il Paese e continuerà a farlo, attraverso un mercato tra i più dinamici e concorrenziali, che ha contribuito in modo consistente alla riduzione dell’inflazione, ha attratto ingenti investimenti esteri e nazionali, assicurato un forte contributo all’erario, sviluppato un nuovo indotto di servizi in outsourcing […]. Le imprese di Tlc sono pronte a fare la loro parte con nuovi investimenti sullo sviluppo delle reti e dei nuovi servizi. Al Governo non chiediamo soldi ma l’impegno a realizzare anche in Italia l’Agenda Digitale per la modernizzazione del nostro sistema economico».

Pubblicato su: pmi-dome

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