E-festival: le diverse anime della Rete

Sta per partire l’appuntamento milanese con la condivisione e la cultura digitale: una serie di iniziative votate al business ed all’innovazione

“Contribuire a colmare il digital divide del nostro Paese divulgando una cultura del mondo digitale costruttiva e positiva”. È l’obiettivo dichiarato dai promotori dell’e-festival, il festival interamente dedicato alla Rete che, dal 19 al 23 settembre 2011, animerà con incontri, discussioni e performance la normale routine milanese.

Si tratta della terza edizione – riformulata – di una manifestazione organizzata dai fondatori di Augmendy, Marco Antonio Masieri e Marco Montemagno, che aspira a porsi come punto di riferimento fondamentale per la materia e pretesto di incontro tra aziende e operatori del mercato social e digital. Essa si svolge due volte l’anno, a febbraio e a settembre, alternativamente a Roma e a Milano, e ha conosciuto, rispetto alla prima edizione, una fortissima crescita, non solo in termini di adesioni numeriche (dagli iniziali 25.000 ai 40.000 partecipanti dell’ultima edizione romana di febbraio), ma anche con riferimento alla qualità e all’ampiezza di proposta. Il programma ufficiale delle attività – completamente gratuite fino ad esaurimento dei posti disponibili – è consultabile sul sito dell’e-festival, dal quale è possibile procedere con la registrazione alle stesse.

Paola Pandolfi, spoke person di e-festival, ha sottolineato come il riscontro del pubblico sia anche per questa edizione “sicuramente positivo”: “abbiamo visto tutta la rete, la community in attesa, scalpitante per l’apertura delle registrazioni e per la pubblicazione del programma on line. Vediamo che c’è tanto entusiasmo, anche perché siamo riusciti sempre a garantire la trattazione delle tematiche più svariate. Anche i partner che ci seguono appartengono a categorie che non sono solo quelle tecnologiche, come, magari, una manifestazione di questo tipo potrebbe fare intendere; quindi anche per questa terza edizione ci sentiamo sicuramente ottimisti per avere una grandissima adesione. Infatti il nostro obiettivo è sicuramente quello di riconfermare l’altissima adesione avuta la scorsa edizione di febbraio a Roma che ha visto 40 mila persone coinvolte: cercheremo di replicare, quanto meno”.

Cinque giorni di eventi e iniziative rivolte a tutti gli utenti, reali e potenziali, della Rete, allo scopo di aiutare la comprensione circa la natura effettiva del “nuovo” mezzo, le dinamiche ad esso sottese, le funzionalità offerte e gli scenari possibili, nella piena consapevolezza che il Web non sia esclusivo appannaggio di una cerchia di esperti, che l’innovazione rappresenti più una necessità che non una banale alternativa per molte realtà aziendali e che dalla seppur fugace commistione di competenze e inclinazioni possa derivare un accrescimento personale, estendibile alla propria realtà professionale.

Se diretta con perizia e cognizione, infatti, un’azione corale di riflessione sulla Rete non può che condurre a creare nuovi stimoli e nuovi slanci propositivi e, con essi, nuove idee d’impresa: riscrivere i significanti per identificare nuovi significati, capaci di intraprendere strade finora inesplorate o addirittura impensabili, che facciano del coinvolgimento e della contaminazione il proprio punto di forza. Tramite il mezzo digitale, è, infatti, possibile dare forma ad una comunicazione veramente trasversale, che arrivi a coinvolgere tematiche, professionalità e competenze provenienti da settori diversissimi tra loro, nella precisa volontà di far nascere ipotesi, intuizioni e proposte concrete da tale comunicazione.

Condivisione, allora, come parola chiave per un periodo storico in cui, al concetto di pirateria, sembra di poter legare delle sfumature positive; un periodo storico in cui il contenuto sembra prescindere dalla forma o, talvolta, legarsi ad essa al solo scopo di reinventarla; un periodo storico, infine, in cui non si è più disposti a pagare per un bene di consumo, ma per il consumo stesso.

In Italia sembrano persistere alcuni ostacoli allo sviluppo di nuovi approcci imprenditoriali basati sulla rete, anche se non pochi sono i passi avanti fatti in questa direzione: “sicuramente le barriere infrastrutturali sono quello che complicano maggiormente le cose, piuttosto che quelle politiche”, afferma Pandolfi; “personalmente, però, direi che le barriere si sono attenuate negli ultimi anni: il fatto che molti strumenti pensati per gli imprenditori siano ormai presenti on-line in forma free permette, in realtà, che le aziende riescano a svilupparsi più facilmente, mentre, anche solo pochi anni fa, alcune difficoltà rappresentavano uno scoglio maggiore”. Alle problematiche sulle infrastrutture necessarie all’implementazione dei nuovi media digitali, si accompagnano, tuttavia, ancora delle remore di ordine culturale circa l’enorme portata dell’opportunità digitale ed è proprio attorno a tale opportunità che si svilupperanno dibattiti, azioni e dimostrazioni.

La Rete abbraccia trasversalmente un pubblico eterogeneo, sfugge le tradizionali classificazioni, anche territoriali, e si fa forza comune le cui premesse e i cui esiti possono essere tra i più disparati; uno dei suoi punti di forza è certamente la dimensione internazionale, che ben si esprime nella volontà di tenere la manifestazione anche in altre 20 città del mondo, in contemporanea all’appuntamento milanese. Da non sottovalutare, tale aspetto apre emblematicamente le porte dell’Italia all’estero, contribuendo, da un lato, ad aumentare la credibilità del nostro Paese e, dall’altro, a generare interesse per le nostre risorse umane e culturali anche al di fuori dei confini nazionali, nella speranza di future partnership e collaborazioni con investitori e stakeholder di ogni nazionalità.

L’ eterogeneità che contraddistingue la Rete ha, inoltre, imposto una ricerca del tutto originale nella formula di realizzazione del festival, che prevede il decentramento dell’apparato organizzativo in più unità indipendenti, dove chiunque può contribuire, proponendo idee, ospiti, location, partner e la propria candidatura ad entrare nel team promotore. Il contributo volontario di persone terze, estranee al team organizzativo “è stato assolutamente rilevante”, dichiara Pandolfi: “l’agenda è stato costruita con eventi in parte nostri, o comunque di partner, in parte riconducibili a tutta una serie di organizzatori indipendenti che ci hanno inviato, semplicemente compilando un form on-line, la propria proposta di evento. Posso assicurare – prosegue – che, anche in questo caso, l’entusiasmo è stato elevatissimo e sono numerosissime le proposte (che ormai non sono più semplici proposte, ma eventi reali) che ci sono arrivate”.

È ancora dall’estrema varietà propria del web che sembra derivare la suddivisione in più anime dell’evento stesso: il nuovo format di divulgazione digitale coinvolgerà, allora, nello stesso momento, sia il grande pubblico generico, sia le realtà imprenditoriali di qualunque dimensione, sia, infine, i giovani innovatori che aspirino a diventare gli imprenditori di domani.

Da una parte troviamo, infatti, il Festival della rete, una serie di iniziative definite “non convenzionali” dedicate ad un pubblico prevalentemente consumer: caccia al tesoro, cruciverba, flashmob, attività di  guerrilla, breakfast, aperitivi, cene, concerti, esibizioni, performance e un treno Frecciarossa sociale che il 14 settembre, in occasione della conferenza stampa di lancio dell’e-festival, percorrerà ad alta velocità la tratta Roma-Milano, segnando un passaggio simbolico di testimone dall’ultima edizione romana alla prossima milanese;  un “viaggio al centro dell’Innovazione”, un “laboratorio mobile” che permetterà ai partecipanti di incontrare – nella formula dello Speed Business (15 minuti a rotazione) – una trentina di esperti della StartUp School (http://startupschool.it/), imprenditori e investitori del mondo digitale.

Parallelamente al Festival della rete, si svolgerà la Social media week, rivolta al mondo business e inaugurata per la prima volta nel 2009 a New York (dove è giunta alla sua quinta edizione), prima di essere importata nel 2010 in Italia, da Augmendy appunto. All’interno della “settimana dei media sociali” verranno proposte, in una cornice più formale, numerose situazioni di incontro e approfondimento di tipo B2B: conference, convegni, workshop, presentazioni,aperitivi business, meeting, seminari, corsi e dibattiti, coerenti ad uno dei cinque percorsi tematici (definiti “le 5 C”) proposti dal team promotore del festival.

Un’occasione – ha ricordato la Pandolfi – per cogliere l’evoluzione che la comunicazione aziendale ha conosciuto negli ultimi anni, laddove “carta e telefono nella vecchia definizione sono un po’ scomparsi. La rivoluzione digitale nelle aziende è stata fatta soprattutto dalle tecnologie che ormai sono disponibili e da tutti quei servizi e funzioni che derivano dall’utilizzo di questi nuovi strumenti. Una delle riflessioni che maggiormente si fa in questo periodo riguarda la diffusione nell’utilizzo di smartphone e tablet e l’influenza che hanno, sia nell’uso comune e personale sia  a livello aziendale. Quindi gli interrogativi si concentrano su questi strumenti, che segnano, poi, di fatto, la scomparsa degli strumenti di uso più tradizionale. Nuove funzioni rendono la vita molto più semplice: pensiamo anche a fenomeni come il mobile ticketing e il mobile payment, che si stanno sviluppando in questo momento e che segnano un cambio di rotta non indifferente”.

La Social Media Week, fin dal nome, sembra lanciare un invito chiaro alle imprese, un invito ad agire, a reinventarsi nel nome della rete. Le piccole realtà si sentono ancora piuttosto intimorite dai nuovi canali social, che le obbligano ad esporsi e porsi al di fuori dei confini tradizionali; esse si interrogano se valga davvero la pena spingersi verso una strada che può facilmente rivelarsi un’arma a doppio taglio. Su questo punto, tuttavia, la Pandolfi sembra avere le idee chiarissime: “secondo i nostri osservatori, al giorno d’oggi, anche se in maniera ridotta, bisogna esserci. Questo perché, comunque, la ricerca ormai viene fatta prevalentemente on-line, quindi, per avere informazioni, le persone vanno on-line e non sfruttano solo la ricerca generica, ma soprattutto i social network; quindi è banale dire che, comunque, la pagina Facebook o il profilo su LinkedIn al giorno d’oggi sono fondamentali e, come il sito internet, per un’azienda non possono mancare. Questo serve sia per l’utente, sia per l’azienda stessa che, attraverso questi mezzi, ha la possibilità di interagire direttamente con i propri utenti e la clientela in generale; è quindi molto più semplice riuscire ad avere dei feedback, positivi o negativi che siano, in maniera diretta e molto spesso il cliente predilige proprio questo tipo di rapporto”.

Le tematiche trattate non si limiteranno, però, all’ambito dei social network, ma saranno “le più trasversali. Quest’anno il payoff della manifestazione è ‘democratizing technology’, un payoff che abbiamo abbracciato grazie alla partnership con Ford; tutto sarà molto centrato sul tema dell’accessibilità delle tecnologie, quindi tecnologie accessibili a tutti. Questo si declina in quelli che noi definiamo i quattro pillars fondamentali che sono: smart, safe, quality and green. Sicuramente questo è il fil rouge dell’intera manifestazione, poi, al lato Social Media Week, abbiamo comunque mantenuto quelle che noi chiamiamo ‘le cinque C’, i cinque percorsi tematici che abbiamo sviluppato grazie ai componenti del nostro Planning Commitee.

Certamente gli eventi più interessanti e di alto livello sono quelli realizzati in collaborazione con Ford e con RCS, nello specifico posso segnalare un evento che si chiama “Con la testa tra le nuvole”, in cui affronteremo le tematiche del  cloud computing, gamification e internet delle cose, al quale faremo partecipare anche uno dei nostri ospiti stranieri, Justin Kan , un giovane ragazzo che ha sostanzialmente sviluppato lo streaming on-line [fondatore di Justin.tv, un canale che fornisce agli utenti un servizio di live streaming, tramite registrazione gratuita]. Oltre a questo stiamo lavorando, appunto, con RCS su tre eventi che sono: il primo sull’informazione [“L’informazione prêt-à-porter” ], quindi come l’informazione sta cambiando nell’era dei social, al quale dovrebbe partecipare Ferruccio De Bortoli; un secondo evento sul tema della donna, nello specifico sul tema della conciliazione [“27esima Ora: le donne fanno Rete”], al quale parteciperanno altri due ospiti stranieri che portiamo in Italia grazie all’ambasciata americana, che sono Jamie Wong e Shelly Rocke, e un terzo evento è sul rapporto tra l’editoria e i nuovi  modelli di business [“Carta + web: un modello di business vincente per l’editoria del futuro”], quindi come il business model della carta stampata viene declinato nell’editoria on-line”.

Cerchiamo, di seguito, di capire quali siano i cinque percorsi tematici proposti all’interno della Social Media Week, precisando che, per ognuno di essi, è stato scelto un responsabile, idoneo al coordinamento delle diverse iniziative;  molti, allora, i nomi prestigiosi che compongono il Planning Comittee.

Un primo percorso è “conoscere la realtà” e cerca di cogliere le nuove forme di conoscenza e informazione veicolate dai canali e strumenti digitali.

Un secondo percorso è stato chiamato “crescere con la rete” e di esso si occuperà Giuseppe Lanzi, attivo nel settore della responsabilità d’impresa e della sostenibilità ambientale. Il Web rappresenta innanzitutto un modo per migliorare la nostra vita, agevolando alcune delle molte azioni che abitualmente poniamo in essere; esso si fa, allora, fautore di una crescita intesa come arricchimento personale, ma non solo: crescita anche come sinonimo di apprendimento e sviluppo di nuove competenze e nuovi schemi mentali (soprattutto nei più piccoli), crescita – ancora – come avanzamento economico a ridotto impatto ambientale. Si tratterà, infatti, il tema della sostenibilità, che – sottolinea Lanzi – “è una bella canzone, ma non ama i solisti…deve essere cantata in coro! Ed è un coro che ha sempre posti disponibili!”; egli, forzando una metafora spesso utilizzata, descrive la sostenibilità come un tavolo a quattro gambe, nel quale, a quella sociale, quella ambientale e quella economica tipiche, egli aggiunge la gamba “social”: “i social network sono la moderna Agorà! Dove se non in rete, si deve discutere e fare crescere il pensiero critico su questi temi? Senza andare tanto indietro nel tempo, quanto successo nei Paesi del Magreb ci dice che i social network hanno grande importanza per la Sostenibilità Sociale; noi proveremo ad approfondire un piccolo aspetto cercando di capire come questi strumenti possono accellerare o meno l’integrazione dei nuovi cittadini”.

Un terzo percorso, “collaborare senza confini”, è stato assegnato alla guida di Mauro Lupi, uno dei maggiori specialisti di comunicazione online in Italia: le nuove potenzialità digitali abbattono – l’abbiamo detto – i tradizionali limiti (territoriali, culturali, generazionali, mentali) e le canoniche impostazioni, permettendo una collaborazione davvero trasversale. Lupi intende indagare nello specifico due tematiche legate alla diffusione dei social media, le quali rivelano “lati inediti e anche critici portati dalla ‘collaborazione’”: “uno riguarda la gestione da parte delle aziende delle conversazioni ‘scomode’, l’altro mette in luce alcuni nuovi opinion leader emersi proprio per via dei nuovi ambienti sociali digitali”. Il punto di vista proposto per questo percorso è, dunque, totalmente inedito, capace di indagare sulle problematiche seguendo logiche attuali. Due gli eventi in cantiere, non ancora nel programma ufficiale: “Tutto quello che avreste voluto sapere sui social media e che prima o poi dovrete affrontare” – una “discussione disincantata sulle criticità legate ai social media da parte delle aziende” (come, ad esempio, prendere posizioni su temi scomodi, rispondere alle critiche, attribuire la responsabilità di rispondere a nome dell’azienda, ecc.) – e “Star della Rete”, “dedicato a quelle persone che proprio attraverso internet e i social media hanno raggiunto popolarità e autorevolezza superiori a molti magazine o programmi TV “.

Cambiare il mondo” è il titolo del quarto percorso, coordinato da Andrea Rangone, esperto di business strategy ed e-business. Le nuove tecnologie e le nuove forme del sapere hanno modificato profondamente l’approccio dell’uomo alla vita e ad ogni suo ambito disciplinare; in particolare, Rangone ha scelto di focalizzare la propria attenzione sulla Mobile Revolution: “sarà il mobile – afferma – a trasformare pesantemente il mondo digitale nei prossimi anni”, si tratta di una rivoluzione che “sta profondamente cambiando il comportamento del consumatore”, il quale “vede sempre di più nel telefono cellulare un canale che gli consente – sempre e ovunque – di accedere a qualsiasi contenuto e servizio digitale”; ovviamente questo “ha importanti implicazioni anche sul mondo delle imprese e delle pubbliche amministrazioni”, le quali possiedono ora “un nuovo potente canale di gestione della relazione con i propri clienti/utenti. Non c’è fase del ciclo di vita della relazione tra azienda e consumatore che non venga impattata dalla rivoluzione mobile”, “dalla pubblicità alla promozione, dai servizi pre-vendita a quelli post-vendita, dall’acquisto al pagamento”. Due gli incontri ideati in merito, non ancora ufficializzati: “Mobile Media, Content & Apps: la rivoluzione del cellulare come strumento per fruire di contenuti” e “Mobile Payment: pronto chi paga? mobile payment e ticketing, il cellulare diventa un portafoglio on line”.

Quinto e ultimo percorso è “Convivium”, affidato alla cura di Pietro Camonchia, esperto di entertainment e management musicale; si tratta di una serie di eventi speciali e “non convenzionali”, organizzati dopo le ore 18, allo scopo di creare contatti e occasioni di incontro in una cornice più informale e conviviale. Quasi a dire che per saper innovare bisogna anche sapersi divertire: “cerchiamo di stimolare le aziende – ha evidenziato Paola Pandolfi – a inventarsi sempre dei format innovativi che catturino l’attenzione, poi, del pubblico. Per questa ragione gli aspetti di intrattenimento e ludici si ritrovano sia nella parte della Social Media Week, sotto il tema del ‘Convivium’, sia nella parte del Festival della Rete: la differenza sta proprio nel target di riferimento, quindi tutti quegli eventi che, pur essendo  ludici (come aperitivi e cose di questo tipo), rientrano nella sfera del business vengono appunto identificati sotto il ‘Convivium’; tutti quelli che, invece, sono dedicati ad un pubblico più consumer rientrano nel Festival della Rete. Questo per dire che gli incontri sul tema business possono essere fatti in condizioni completamente diverse, condizioni che poi permettono, a nostro parere, di sviluppare anche a livello creativo progetti e idee che magari di fronte al classico panel difficilmente emergono”.

Accanto al lato consumer e a quello business, un interesse particolare è stato dedicato anche al “rinascimento digitale” decretato dal mondo delle startup, attraverso lo StartUp Festival, i cui eventi (pitchone to oneincontri, workshop) si svolgeranno tutti alla Mediateca di Santa Teresa, in Via della Moscova, 28 a Milano e che sarà coordinato da Alberto Onetti, docente di corporate strategy e innovation management.

Il mondo delle startup – continua la Pandolfi – e, quindi, dell’imprenditoria giovane italiana è un focus al quale siamo molti attenti, in qualità anche di fondatori della prima Startup School, pensata proprio per imprenditori; ed è per questo che abbiamo focalizzato pure dei percorsi specifici sul tema dell’imprenditoria e della manifestazione nella manifestazione che si chiama StartUp Festival, che si terrà alla Mediateca di Santa Teresa; abbiamo invitato tutte le startup emergenti, gli incubatori, gli acceleratori di imprese ad essere presenti durante tutta la settimana. Oltre a questo, mercoledì partirà il treno delle startup, il viaggio al centro dell’innovazione, un’ iniziativa che abbiamo già, in parte ridotta, sperimentato nella scorsa edizione di febbraio e che ha già registrato il tutto esaurito: rifaremo un viaggio, questa volta con un intero treno di 11 carrozze, da Roma a Milano, ci saranno oltre 30 esperti che, sul format del business speed dating, parleranno a tutti i partecipanti, i quali poi si eserciteranno in prima persona nella compilazione di un vero e proprio business model canvas; tutti i progetti che poi usciranno saranno letti e analizzati e premieremo i cinque migliori. Quindi, sicuramente, l’attenzione al mondo delle imprese è molto forte ed è concreta, perché vediamo che sia i giovani sia le imprese, diciamo, emergenti molto spesso non sanno a chi rivolgersi o non sanno quali siano le componenti fondamentali per mettere in piedi un progetto concreto; è per questo che cerchiamo di dare, anche a livello formativo, una completezza di contenuti, coprendo ad esempio l’area legale, l’area finanziaria, l’area marketing, in modo tale che tutti questi progetti possano diventare poi concreti”.

I partecipanti allo StartUp Festival avranno la possibilità di capire cosa significhi realizzare una startup, come si scriva un business plan e quali siano le difficoltà da affrontare (l’intento – precisa Onetti – è di “aprire una finestra su quel mondo che è sì affascinante ma che, parafrasando Tara Hunt, è ‘fucking hard’ e richiede ‘perseverance and balls of steel’”); i giovani talenti potranno presentare la propria startup ed entrare in contatto con i principali player (venture capitalist, business angels, partner, imprenditori) del settore, all’interno di una cornice interdisciplinare e con l’intendo di delineare un nuovo ciclo di innovazione e crescita nell’economia italiana, trainato proprio da una nuova generazione di imprese.

Fortunatamente anche in Italia oggi si inizia a parlare tantissimo di startup , sottolinea il Prof. Onetti:  l’Italia ha un grande bisogno di una nuova generazione di imprese capaci di innovare e progettate per crescere. Le startup sono un modello di impresa diverso da quelli tradizionali (in termini di profilo di rischio, prospettive di crescita, approccio all’innovazione e all’internazionalizzazione, …). Perciò è importante fare comunicazione e cercare di diffondere questa nuova e diversa cultura d’impresa”.

Conclude Onetti con un monito: “Ragazzi, non cercate un lavoro, inventatelo!”.

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La situazione italiana dei media: tra conferme ed incertezze

I risultati fotografati da una ricerca del Politecnico di Milano evidenziano eccellenze e lacune di un settore, quello dei media, i cui confini sembrano sfumati nell’attuale contesto di convergenza al digitale

Il termine “medium”, pur essendo penetrato profondamente nel nostro linguaggio quotidiano, non presenta dei confini particolarmente definiti, ma si presta, al contrario, ad una molteplicità di interpretazioni. A qualcuno potrebbe ricordare semplicemente uno strumento fisico, a qualcun altro un intero apparato di trasmissione o il contenuto veicolato, e la definizione potrebbe arrivare ad abbracciare persone, ruoli, regole di codifica, linguaggi, relazioni e, come si dice in questi casi, chi più ne ha più ne metta.

Parlando di media non possiamo non scomodare McLuhan e la sua provocatoria definizione “the medium is the message”: su ciascun media, passato, presente e futuro che sia, si incrociano differenti variabili sociali, economiche e cognitive che inevitabilmente influiscono sul pensiero collettivo e sulla cultura stessa di una società. Nel contesto attuale la tecnologia è entrata a far parte in maniera integrante della nostra quotidianità, evolvendosi con essa in un rapporto dialettico: leggere queste riflessioni digitali non sarebbe stato possibile senza un’evoluzione tecnologica, la quale determina una costante condizione di novità e rielaborazione anche – e forse soprattutto – culturale. Al concetto di bene fisico si sostituisce sempre più quello di bene intellettuale, di contenuto, al concetto di distribuzione subentra quello di comunicazione, all’utilizzo il consumo. In sostanza i media rappresentano il mezzo attraverso il quale l’uomo si interfaccia con il mondo esterno, per qualcuno essi rappresentano addirittura una sorta di protesi sensoriale e percettiva, in grado di definire nuove pratiche intellettive e comunicative, nuovi linguaggi, nuove forme di produzione, gestione e diffusione della conoscenza.

Ai media tradizionali e nuovi si è rivolto l’interesse dell’Osservatorio New Media & Tv della School of Management del Politecnico di Milano, il quale, in una Ricerca riferita al 2010/2011, si è posto, come obiettivi, quelli di valutare quantitativamente il mercato di riferimento nelle sue principali articolazioni, di analizzare criticamente l’evoluzione dell’offerta sulle diverse piattaforme digitali, di studiare la convergenza tra tali piattaforme, di valutare l’impatto sul mercato dei nuovi canali fruitivi e di individuare nuovi modelli di business e possibili scenari futuri.

Rispetto all’anno precedente, nel quale aveva perso oltre il 10% a causa della crisi economica mondiale, nel 2010 il mercato complessivo dei media torna a crescere, registrando un + 3,6%, per un valore complessivo di 17 miliardi di Euro. Il dato considera sia la pubblicità, sia i ricavi provenienti dai servizi a pagamento: con riferimento al primo punto è stata valutata una crescita del 6% per il settore televisivo (canali tradizionali e all digital) e addirittura del 12% per la radio, mentre continua a decrescere, seppur in forma più contenuta, la raccolta sulla stampa (- 4%). Con riferimento al secondo punto, invece, aumentano i ricavi delle pay tv (+ 6%) e lievemente anche quelli della stampa (poco più dell’1%).

“LA DINAMICA DEL MERCATO DEI MEDIA”

Considerando la struttura dei media in Italia, ci si accorge di come, tutto sommato, essa si sia mantenuta piuttosto stabile: a dominare è sempre il settore televisivo che da solo vale il 55% del mercato, seguito dalla carta stampata (34%), dal web (6%), dalla radio (3%) e dal mobile (2%).

Tuttavia, proprio il 2010, dovrà essere considerato – assicurano i promotori della ricerca – come l’anno delle novità: “mai in passato si erano concentrate in un solo anno così tante innovazioni”. L’iPad e gli altri Tablet, “pensati appositamente per la fruizione di contenuti multimediali da Internet”, hanno avuto il merito di riformulare in modo innovativo le funzionalità del mobile computing; si è assistito al boom delle Mobile Application per Smartphone (le più recenti stime parlano di oltre 700 mila applicazioni) e il concetto di Application Store è stato introdotto anche nel mondo dei pc; si sono diffuse le Connected Tv, vale a dire quelle televisioni che consentono di fruire di contenuti multimediali provenienti dal mondo della rete, tramite scheda incorporata e con specifici widget.

“IL PESO DEI DIVERSI MEDIA”

Con una metafora azzeccata, l’analisi definisce il mercato dei media come una cipolla a strati concentrici, dove ad un nocciolo duro, “propriamente riconducibile al concetto di media in senso stretto”, si accompagnano le diverse accezioni di media, che arrivano, a volte, a confondersi con l’universo entertainment. Concentriamo, allora, la nostra attenzione sulle conseguenze della diffusione di contenuti e servizi digitali tra i media; tali conseguenze sono rappresentate, in definitiva, dal concetto di “new media”, o media digitali appunto, cioè da “tutti quei media che si basano su reti distributive digitali e vengono fruiti dagli utenti tramite terminali digitali”. Complessivamente i media digitali continuano a crescere (+10%), per un valore di mercato pari a 5 miliardi di Euro (29% del mercato complessivo dei media), grazie proprio alle sofa-tv digitali (+10%) – sia nella componente pay (+6%), sia, soprattutto, nella raccolta pubblicitaria (+47%) – e alla pubblicità su Internet (+13%).

I new media possono essere raggruppati in tre macro-categorie: i sofa-media, che si basano su piattaforme televisive digitali (Sat Tv, DTT, IpTv e Connected Tv) e sono resi disponibili su schermo televisivo “tradizionale”; gli internet-media, fruibili da un qualsiasi pc o tablet; mobile-media, che sfruttano telefoni cellulari o smartphone. Tra questi, a prevalere sono i sofa-media, con un peso pari a circa il 73%, mentre gli internet-media occupano il 22% e i mobile-media il 5%.

Con riferimento ai sofa-media, allora, si nota come l’offerta sia diventata sempre più ricca; il passaggio al digitale terrestre (DDT) ha riguardato, a fine 2010, il 64% della popolazione italiana ed è aumentato il numero dei canali che occupano le frequenze digitali (da 53 a 92 canali); cresciuta anche l’offerta di Sky sul satellitare, con 24 canali in più rispetto al 2009 e con un occhio particolare per l’alta definizione: attualmente sono ben 36 i canali in hd presenti sul satellite, contro i 7 del DDT (dove sono presenti limiti di banda). Continua, a tal proposito, la “ipercompetizione” tra Skype e Mediaset, con ripercussioni positive sul lato dell’offerta consumer; l’arricchimento di quest’ultima contribuisce alla crescita della pubblicità sui canali digitali terresti e satellitari (+ 26%, pari a 530 milioni di euro e al 14%  dell’intera raccolta pubblicitaria) e, di conseguenza, alla riduzione, di quasi dieci punti percentuali, nei ricavi complessivi dei servizi a pagamento. Due i fenomeni più innovativi, da questo punto di vista, del 2010: l’introduzione delle televisioni 3D (ancora fenomeno di nicchia, in realtà, a causa, da un lato, della necessità di indossare gli occhialini e, dall’altro, del numero limitato di contenuti 3D disponibioli) e la diffusione delle Connected tv (che a fine 2010 erano circa 2,7 milioni, anche se solo una piccola parte, 180 mila, pari al 10% circa, era realmente collegata alla rete).

“IL MERCATO DELLE TV DIGITALI: LA DINAMICA DELLE DIVERSE PIATTAFORME”

Passiamo ora agli internet-media: sarebbero quattro, stando alla ricerca, le novità principali rilevate nel periodo in esame. Le prime due rappresentano un’evoluzione di trend già in corso in precedenza, mentre le ultime due sono portatrici di “un cambiamento paradigmatico del concetto stesso di Internet”.

Di natura semplicemente evolutiva è stata la diffusione capillare dei social media: sarebbero oltre 21 milioni gli utenti registrati ad almeno un social network, pari ad oltre l’80% di tutti gli utenti Internet attivi italiani, con un ruolo dominante occupato da Facebook (a fine 2010 ha quasi raggiunto i 18 milioni di utenti, con una copertura pari al 90% dei giovani italiani tra 0 e 24 anni e al 63% di quelli di età compresa tra i 25 ed i 30 anni); il tempo medio mensilmente speso sui social media è di circa 7 ore e pare il fenomeno si stia spostando anche sulle piattaforme mobile (più di 4 milioni di Italiani accedono ai social network tramite smartphone). Persistono i dubbi circa le reali potenzialità di ricavo, basate essenzialmente sulla pubblicità, di un mezzo sviluppato attorno a contenuti non facilmente controllabili poiché user-generated. Il secondo fenomeno di natura evolutiva che ha riguardato la rete è stato lo sviluppo di contenuti video: i fruitori italiani mensili di questo canale sono stati a fine 2010 quasi 15 milioni, pari al 60% di tutti gli utenti attivi nella rete in Italia.

Dalla portata rivoluzionaria, invece, l’introduzione, da un lato, dei tablet e “la trasmigrazione – dall’altro –  del concetto di Application Store dal mondo degli smartphone al mondo dei pc”. Gli editori avrebbero sviluppato 221 applicazioni diverse per smartphone e 126 per iPad. Con riferimento alle prime, a guadagnare la fetta più grande di mercato sono i periodici con il 44% delle applicazioni disponibili (pari, tuttavia, al solo 4% dei periodici esistenti in edicola), seguiti dai quotidiani (24%, pari a uno su due), dalle radio (20%, pari al 70% delle radio presenti) e delle tv  ferme al 12% (8% delle emittenti italiane ha una sua app). Il  5% delle testate analizzate (tra quotidiani, periodici, canali tv e radio) possiede, a gennaio 2011, un’applicazione appositamente dedicata su iPad, anche se in realtà, nella maggior parte dei casi, le applicazioni considerate rappresentano una esclusiva trasposizione su iPad della testata cartacea. Il cuore della novità paradigmatica è rappresentato soprattutto dalla nuova architettura (Application-based e non più Browser-based), dalla nuova infrastruttura (Tablet-based e non più Pc-based) e dalla disponibilità degli utenti a passare da una fruizione completamente gratuita, tipica della rete, ad una fruizione a pagamento, che punta sulla disponibilità di contenuti di valore.

Con riferimento, poi, ai mobile-media, continua a decrescere il mercato legato a contenuti tradizionali (ad esempio: servizi informativi via sms, video e musica in streaming), mentre cresce con forza l’offerta di contenuti su nuovi canali mobili (mobile web e application store).

L’Osservatorio ha poi  concentrato la propria specifica attenzione all’editoria periodica, analizzando circa mille riviste, delle quali il 68% sono mensili, il 20% bimestrali, il 10% settimanali e il 2% quindicinali. Il quadro che emerge non è certo rassicurante: solo una testata su cinque ha una presenza su Internet di qualità soddisfacente, poco più della metà (52%) ha un sito o una sezione vera e propria all’interno di un sito condiviso (in particolare 397 realtà hanno una presenza sulla Rete avvertibile, 182 hanno puntato in qualche misura sul Web ignorando però il mondo delle applicazioni e solo 21 possono dirsi realmente multicanali). Tutto questo nonostante un rapporto Censis/Ucsi su “I media personali nell’era digitale” confermi come l’informazione, soprattutto con riferimento alle nuove generazioni, passi ormai quasi esclusivamente attraverso la rete; e nonostante il calo degli introiti pubblicitari sulla carta stampata, che dovrebbe spingere gli editori ad essere più dinamici sulla rete, proponendo contenuti predisposti ad hoc, adattati alla rete e alle esigenze fruitive proprie degli utenti.

“LA PRESENZA SUL WEB DELLE TESTATE PERIODICHE”

La conclusione cui si arriva dall’Osservatorio New Media & Tv del Politecnico è che non è “sufficiente cercare di interpretare in modo corretto le molteplici potenzialità offerte da tutte queste novità, ma occorre qualcosa di più”, occorre “interpretare in modo corretto la propria vera identità all’interno del nuovo mondo digitale”,  occorre, in definitiva,  “un passaggio da Media Company  a Media Entrepeneur”. Un simile passaggio impone un radicale cambiamento culturale, non sempre di immediata attuazione all’interno del tessuto imprenditoriale italiano.

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EVENTI – Sesta edizione di Matching: “Conoscere per crescere – To know, to grow”

Torna l’appuntamento promosso dalla Compagnia delle Opere e pensato per sviluppare relazioni commerciali tra diversi interlocutori imprenditoriali

Fiera Milano Rho ospiterà, dal 22 al 24 novembre 2010 la sesta edizione di Matching, l’evento dal titolo “Conoscere per crescere – To know, to grow”, organizzato dalla Compagnia delle Opere per sviluppare relazioni di business tra differenti realtà imprenditoriali e tra queste e poli di ricerca votati all’innovazione. Il titolo, spiegano i promotori, “intende individuare un dato fondamentale della cultura imprenditoriale: la conoscenza, che abbraccia tutto ciò che riguarda la vita e lo sviluppo dell’impresa”; conoscenza “del mercato, delle opportunità che offre, di altre imprese come possibili clienti, fornitori o partner”.

Alla base dell’evento vi è la programmazione di incontri fra i partecipanti: le aziende che aderiscono si iscrivono al portale www.e-matching.it, descrivendo la propria attività e le proprie esigenze, i prodotti, i servizi e i vantaggi delle proprie offerte. Da questa descrizione emergono il profilo e le prospettive di mercato di ciacuna azienda, che definiscono le opportunità di incontro e di business. È, infatti, proprio dall’incrocio dei dati forniti da tutti gli iscritti che si ottiene un’agenda di appuntamenti personalizzata per ogni azienda partecipante.

L’intenzione è, quindi, quella di congiungere potenziali interlocutori commerciali, di creare relazioni fra imprese, enti pubblici, aziende italiane o internazionali (40 i Paesi selezionati, invitati a Milano anche grazie al contributo dell’istituto nazionale per il commercio estero, con cui CDO collabora da molti anni) e gruppi non profit.
“Un’occasione unica per l’imprenditore per selezionare nuovi fornitori e conoscere potenziali clienti, guardare ai mercati, internazionalizzare la propria azienda, fare innovazione”. Un’opportunità “per costruire ulteriormente la rete tra le imprese e farla diventare la chiave di successo per superare la crisi”.

Quest’anno, per presentare l’iniziativa, la Compagnia delle Opere ha deciso di lasciare la parola, tramite brevi filmati visibili in rete sul portale CDO e sul sito di Matching, agli imprenditori che hanno partecipato alle precedenti edizioni. Nei numerosi interventi selezionati si coglie, in particolare, la forte fiducia riposta in questa innovativa filosofia, in questo fecondo approcio: Bernhard Scholz, Presidente CDO, consapevole del “grande potenziale innovativo” delle PMI italiane, considera la propria Associazione una “rete strutturata di aziende e imprenditori che hanno grande voglia di mettersi in gioco, di imparare, di cambiare”.

Si parla poi di “un sistema molto agile, molto rapido, che ci ha collegato con altre aziende a livello mondiale, con centri di ricerca”, una “vera rete di interscambio perché così come noi riceviamo, alcune volte noi diamo” (Giuseppe Zampini, AD Ansaldo Energia). “Un format innovativo con cui far dialogare il mondo dell’impresa col mondo della ricerca” (Pietro Bazzoni, AD Know net). “Un’opportunità per, innanzitutto, ricevere un feedback dal mercato, percepire dove sta andando il mondo dell’innovazione che ci riguarda, soprattutto capire che logiche collaborative e che partenariati si possono mettere in atto” (Nicola Farronato, Phema EG Group). Uno strumento attraverso il quale “noi possiamo dare un nostro piccolo contributo che, amplificato dalle grandi aziende, può diventare significativo in un contesto competitivo come sono i mercati di oggi” (Gianluca Di Buò R&D Idea). Sergio De Luca (AD Ansaldo STS) sottolinea, inoltre, come l’innovazione sia “un elemento decisivo nella competizione internazionale”, concetto ribadito e rafforzato da Giancarlo Grasso (AD Selex Communications), secondo il quale “innovare non è un lusso, è una necessità: bisogna innovare – virgolette – bene, far le scelte giuste, essere aggiornati, avere una rete che ti consenta di capire quella che è l’evoluzione”.

Nel settore della ricerca e innovazione è fondamentale – ricorda, infine, Valter Songioni (Marketing & External Relations Manager, Sardegna Ricerche) – che ci sia un’azione concertata tra l’università e gli altri centri di ricerca, le istituzioni pubbliche e il mondo delle imprese”.

Data evento: 22 novembre 2010
Località evento: Rho – Strada Statale del Sempione, 28
Regione: Lombardia

Link ufficiale dell’evento: http://www.e-matching.it/cdo/common/faq/faq.seam

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EVENTI – Robotica 2010 quest’anno sarà più business oriented

Torna la rassegna italiana dedicata al mondo dei robot umanoidi e dei service robot, con l’intento di mettere in relazione tra loro ricercatori, imprenditori e istituzioni finanziarie

Dal 17 al 19 novembre prenderà il via, presso la Fiera di Milano Rho, Robotica 2010, seconda edizione dell’unica rassegna italiana interamente dedicata al mondo dei robot umanoidi e dei service robot. Nato con l’intenzione di mettere in comunicazione tra loro differenti soggetti operanti nel settore e decisi a comprenderne le prospettive commerciali, l’evento viene presentato dai suoi promotori come un momento di “grande sinergia fra ricerca scientifica, industria e innovazione tecnologica, chiave per uno sviluppo industriale ed economico reale e dotato di solide radici”.

Anche in questa seconda edizione continueremo sulla strada che, primi in Italia, abbiamo intrapreso lo scorso anno”, sottolinea Marco Pinetti, Presidente di ArtEnergy Publishing, la società che organizza l’evento. “Robotica 2010 sarà pertanto ancora una volta dedicata a un’innovativa serie di prodotti al servizio dell’uomo e della qualità della vita, i robot cosiddetti non-manufacturing o service robot, macchine automatizzate che si prestano a diversi impieghi, da quelli per il tempo libero e l’entertainment all’uso educativo, dalle applicazioni domestiche a quelle nel settore medico e nelle situazioni di pericolo. Coniugando, secondo la formula che abbiamo sperimentato con successo nel corso della prima edizione della rassegna, l’aspetto ludico a quello scientifico”.

Rispetto all’edizione precedente, tuttavia, Robotica 2010 avrà un format più spiccatamente business oriented, poiché si è partiti “dalla convinzione che la robotica umanoide e di servizio stia passando dalla fase prototipale e di ricerca a quella dell’industrializzazione e del mercato”, spiega ancora Pinetti. “Forse ci vorranno ancora anni, ma il nostro tentativo è quello di cominciare a mettere in relazione ricercatori, imprenditori e istituzioni finanziarie per capire quali saranno i primi ambiti di applicazione delle numerose ricerche in atto e quali saranno le prospettive industriali e commerciali di un settore che si prospetta molto promettente”.

Robotica 2010 non vuole essere una Disneyland dei robot”, precisa Roberto Bombonati, Project Manager della rassegna, “quanto piuttosto mettere in mostra le applicazioni concrete della robotica, in un ottica tipicamente business to business. Fondamentalmente, la manifestazione sarà una piazza, un luogo d’incontro tra aziende e ricercatori che operano in questo settore di frontiera, ancora in larga parte da inventare”.

Quello della robotica rappresenta, è utile ricordarlo, un ambito considerato piuttosto promettente, seppur “ancora in larga parte da inventare”, in continua evoluzione. Nell’ultimo decennio, numerosi sono stati i passi avanti compiuti, ad esempio nel campo della sensoristica e della computer vision. Sempre più invasiva si è fatta la presenza di robot in campo medico, nell’esplorazione spaziale e, nell’uso personale-domestico (i cosiddetti “robot pulitori”). Stando al rapporto “World Robotics 2009 Service Robots”, pubblicato dal dipartimento statistico dell’IFR (International Federation of Robotics), nel quadriennio 2009-2012 saranno circa 49.000 i nuovi robot utilizzati per uso professionale e le applicazioni maggiormente in crescita saranno quelle per la difesa, il soccorso e la sicurezza, per l’uso agricolo e zootecnico e per la logistica.

A conferma del crescente interesse verso tale ambito, le realtà del mondo scientifico e accademico coinvolte in questa seconda edizione si sono notevolmente arricchite, con l’ingresso, tra le altre, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e della Divisione di Robotica dell’Enea. Al Comitato scientifico della manifestazione si sono aggiunte cinque prestigiose personalità (passando da sette a dodici) che rappresentano l’eccellenza nazionale del settore, e, accanto alle tradizionali aree espositiva e demo, è stata posta particolare attenzione ai convegni e ai workshop (8 sessioni, circa 50 fra relatori ed esperti coinvolti). Si è cercato, inoltre, di favorire dei momenti d’incontro B2B volti a promuovere iniziative di trasferimento tecnologico e di supporto alla competitività, e si è inteso mettere a confronto “il mondo della ricerca avanzata e delle spin-off accademico-universitarie con quello delle imprese, della ricerca industriale e della didattica”.

Numerose saranno le novità e le attrattive che verranno presentate in tale cornice. Ad esempio il robot spazzino Dustbot, un sistema robotico per la raccolta differenziata, creato da ARTS Lab, che rappresenta la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. HydroNet, robot “galleggiante” frutto di un progetto di ricerca europeo sulle nuove tecnologie per il monitoraggio delle acque superficiali e la prevenzione dell’inquinamento marino. Le capsule endoscopiche del Progetto Vector (Versatile Endoscopic Capsule for gastrointestinal TumOr Recognition and therapy), con l’obiettivo di eliminare i tumori gastrointestinali attraverso la diagnosi medica preventiva.

Robotica 2010, infine, garantirà forti sinergie con i paralleli saloni presenti a Milano Fiera in quei giorni: HTE-hi.tech.expo, la terza edizione del salone delle tecnologie innovative, EIV, la prima mostra-convegno per l’industria dei veicoli e dei trasporti elettrici e intelligenti, WEM EXPO, prima fiera internazionale dell’industria manifatturiera degli avvolgimenti, dell’isolamento e dei motori elettrici. Questi eventi si svolgeranno complessivamente su una superficie espositiva di oltre 10.000 metri quadri, con la partecipazione di 140 espositori provenienti da 18 Paesi.

Data evento: 17 novembre 2010
Località evento: Rho – Strada Statale del Sempione, 28
Regione: Lombardia

Link ufficiale dell’evento: http://www.fieramilano.it/portal/page?_pageid=36,1,36_64507&_dad=portal&_schema=PORTAL

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