La rivoluzione del digitale: un nuovo paradigma sociale ed economico

I dati emersi dalla seconda edizione dell’Osservatorio Smau-School of management Politecnico di Milano rivelano una crescita del 13% del mercato digitale consumer, imponendo una riflessione sull’importanza dell’esperienza digitale

Arrivati a questo punto, forse Nicholas Negroponte direbbe che lui già l’aveva detto e in tempi sicuramente tutt’altro che sospetti. Con la minuziosa attenzione dello scienziato e con la sapiente carica dirompente del visionario, egli descriveva “l’essere digitali” come un modo di vivere, come un qualcosa che è ormai inevitabilmente parte della nostra realtà, come una rivoluzione che assume le caratteristiche dell’ossimoro, nel momento in cui implica un abbandono della realtà fisica fatta di cose palpabili e l’adesione ad un mondo senza confini, globale, simile a quello esperito dal bambino. Dall’atomo al bit, che “non ha colore, dimensione o peso”, che “può viaggiare alla velocità della luce”, che rappresenta “il più piccolo elemento atomico del DNA dell’informazione” e che, infine “è un modo di essere” [N. Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer, 1995].

Certo a distanza di dieci anni di cose ne sono cambiate molte, ma sicuramente le teorie di Negroponte trovano, ancora oggi, piena applicazione e anzi, a quella grande “rivoluzione” che è il passaggio al digitale, si accompagnano tante “microrivoluzioni”. Come sottolinea, ad esempio, Matteo Discardi con riferimento alle modalità sensoriali di approccio al nuovo dispositivo iPad, dove “la sola interazione eseguibile con un doppio tap su di un punto nel display, che permette di ingrandire o rimpicciolire parte della visualizzazione”, “diviene irrinunciabile dopo il primo tentativo, una interazione naturale ma estremamente importante” [M. Discardi, iPad, Mondadori 2010].

Ciò che, tuttavia, ci preme sottolineare in questa sede è non solo la portata sociale e culturale del fenomeno di convergenza al digitale, ma anche la sua portata economica.

La nostra testata telematica vi ha già dato brevemente notizia della sorprendente fotografia dei mercati digitali italiani che emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Smau – School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca è stata illustrata a Milano, nell’ambito della conferenza stampa di presentazione di Smau 2010 (acronimo di Salone Macchine e Attrezzature per l’Ufficio), la 47ª edizione dell’esposizione internazionale di Information and Communication Technology, un “appuntamento di riferimento per imprenditori, decisori aziendali, dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni e operatori del settore interessati a sviluppare il proprio business attraverso le soluzioni tecnologiche più avanzate, i migliori partner e i casi di successo più significativi”, come si legge nel sito dedicato. Aprendo una piccola parentesi, le stime parlano di oltre 46 mila visitatori per quest’evento della durata di tre giorni, dal 20 al 22 ottobre, che si comporrà di una parte espositiva e un’articolata offerta di convegni e incontri (workshop).

Nonostante Smau sia una fiera pensata principalmente per un approccio di tipo business to business, la ricerca presentata ieri ha inteso analizzare la dinamica dei mercati digitali consumer, cioè l’insieme di quei mercati rivolti al consumatore finale e basati su piattaforme digitali: Internet (non solo navigazione, ma anche servizi di e-mail e instant messaging), Sofa-Tv (intendendo, con questo termine, tutte le televisioni digitali che vengono fruite tipicamente tramite lo schermo televisivo, per così dire, “tradizionale”) e Mobile. Nel 2010 tali mercati hanno registrato un tasso di crescita pari a 13 punti percentuali, rispetto al 2009, generando, di conseguenza, un giro d’affari complessivo di 11,5 miliardi di Euro. Precisiamo che la ricerca ha indagato su: vendite di prodotti e servizi non digitali tramite canali digitali; vendite di contenuti e servizi digitali a pagamento tramite canali digitali; advertising realizzato in qualsiasi forma, purché veicolata da canali digitali. Esclusi, invece, sono stati i ricavi derivanti dall’accesso e dal traffico dati, dalla vendita di device hardware ed, infine, dalla vendita di contenuti digitali (ad esempio giochi) su supporti fisici.

Date queste premesse, cerchiamo di comprendere più da vicino i risultati dell’analisi. Vediamo subito che quasi la metà del mercato (più precisamente il 47%, corrispondente a 5.420 milioni) deriva dalla vendita di prodotti e servizi non digitali su Internet: stiamo parlando del cosiddetto e-commerce Business to Consumer, in crescita del 15% rispetto al 2009. L’analisi si spinge a rilevare come viaggi, elettronica di consumo, assicurazioni, editoria, musica e abbigliamento rappresentino l’ambito d’acquisto prediletto dagli italiani, nel periodo preso a riferimento. Un accenno di crescita anche per le transazioni realizzate tramite dispositivi cellulari (si parla, a tal proposito, di m-commerce), che raggiungono un valore di “qualche milione di Euro, grazie soprattutto alla vendita di biglietti da parte di Trenitalia”.

Il 39% del mercato, pari a 4.564 milioni, è rappresentato dai contenuti digitali (e-content) e dai servizi a pagamento, in crescita del 7% rispetto all’anno scorso. A spingere sono state soprattutto le vendite di abbonamenti premium sulle tv digitali (con un incremento del 6%) e l’esplosione di giochi e scommesse nel Web, cresciuti di oltre il 30%. In calo, invece, sembra essere l’acquisto di contenuti e servizi – come suonerie, giochi e musiche – sul cellulare…con una battuta, potremmo dire che, forse, il gattino Virgola non sarà più la “stella del telefonino”, ma al suo posto sarà il nuovo paradigma delle applicazioni a dettare la dinamica della fruizione.

Il restante 14% del mercato (1.587 milioni) è costituito dalla pubblicità veicolata da piattaforme digitali, cresciuta del 20% rispetto al 2009. Più precisamente, ha registrato l’aumento maggiore (+30%) la pubblicità sulla tv digitale, seguita, con un +18%, da quella effettuata in Internet. Stabile il valore riferito per le piattaforme Mobile.

I diversi siti che nelle scorse ore hanno riportato la notizia, pongono l’accento sulla controtendenza, rispetto ad una crisi generalizzata, di un mercato che sappia puntare sul digitale. Ecco allora che, quelli che in apparenza sembrano essere solo dei numeri, potrebbero in realtà rivelare alle imprese la chiave di volta per le loro attività. Prendere coscienza dell’enorme portata del cambiamento in atto ed immergersi nel flusso da esso generato: questo sembra essere il suggerimento.

Come sottolinea Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio, «la digitalizzazione è forse il fenomeno che – più di ogni altro – sta cambiando radicalmente il modo di vivere degli italiani: a livello di acquisti, di intrattenimento e di accesso ai media. Avere un quadro chiaro dei mercati digitali e delle loro interconnessioni sempre più spinte è una necessità per riuscire a cogliere con successo la sfida della digitalizzazione».

Evidenzia, ancora, Pierantonio Macola, amministratore delegato Smau, come i canali digitali siano, appunto, i più pervasivi nel mondo business e, ancor più, in quello consumer: «forte di questa consapevolezza, abbiamo potenziato gli eventi e le iniziative formative e informative in questo ambito. In particolare […] SMAU proporrà un laboratorio di Marketing Digitale, curato dalla stessa School of Management del Politecnico di Milano, che focalizzerà l’attenzione sul ruolo dei social media come strumento a supporto di tutto il processo di marketing. Infine, un’arena dedicata al Marketing Digitale e all’e-Commerce vedrà il susseguirsi, nei tre giorni di evento, di 50 tra i massimi esperti del settore, che parleranno delle potenzialità di Facebook, Youtube e Twitter per il business e degli strumenti di advertising online, sempre più diffusi ed efficaci».

Certo la grossa fetta di mercato conquistata dal commercio elettronico e dalla pubblicità in rete si posizionano ancora sul piano della similitudine – per usare una terminologia letteraria – non su quello tipico della metafora, o, ancor meno, della sinestesia: l’esperienza realizzata dall’utente che acquista tramite la rete sembra, in buona misura, imitare la realtà fisica e, se da una parte implica una certa alfabetizzazione al mezzo digitale, dall’altra rivela un certo attaccamento alle strutture logiche della materialità.

Tuttavia, quel 39 % riferito al mercato dei contenuti digitali, credo possa farci riflettere su come le nuove tecnologie non abbiano semplicemente condizionato la vita dell’uomo, ma costituiscano una parte integrante della realtà da lui esperita, evolvendosi ovviamente in rapporto dialettico con essa. In tal senso, i dati emersi sembrano confermare quanto i cosiddetti “nuovi media” digitali rappresentino degli strumenti in continua trasformazione, che si fanno “attori principali di una complessiva rielaborazione delle risorse culturali: su di essi si incrociano le variabili sociali, economiche e ideali di una società in trasformazione che vanno a definire progressivamente nuove pratiche comunicative, nuovi linguaggi e nuove forme di gestione e distribuzione della conoscenza” [U. Guidolin, Pensare digitale, McGraw-Hill, 2005].

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Accordo Eurofidi-BNL per dare sostegno alle PMI

Un plafond di 50 milioni di Euro per le aziende attive principalmente in Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche e Piemonte e una garanzia di Eurofidi che può arrivare fino al 60%

Grazie alle nostre politiche di sviluppo e alla costante attenzione per il territorio, siamo diventati in oltre trent’anni di attività un importante punto di riferimento per il reperimento di risorse finanziarie da parte del mondo delle piccole e medie imprese. L’intesa di oggi, permettendo alle PMI delle sei regioni interessate di usufruire di una rilevante occasione di crescita, sottolinea ulteriormente questo ruolo”.

Con queste parole, il Presidente di Eurofidi, Giuseppe Pezzetto, ha salutato, pochi giorni fa, la partnership siglata tra “il più importante confidi a livello nazionale per volume di finanziamenti e garanzie prestate” e la Banca Nazionale del Lavoro (BNL), “fra le prime banche Italiane”, che dal 2006 è entrata a far parte del Gruppo BNP Paribas.

L’obiettivo dichiarato è quello di affiancare e, quindi, aiutare le piccole e medie imprese sia nella gestione della loro attività ordinaria, sia nelle loro esigenze di consolidamento e sviluppo, favorendo, in particolare, dei fertili processi di internazionalizzazione.

L’accordo consiste sostanzialmente in un plafond di 50 milioni di Euro, messo a disposizione delle PMI dalla BNL, con una garanzia, da parte di Eurofidi, che potrebbe arrivare a coprire fino al 60% del finanziamento erogato.

Per comprendere meglio l’attività di Eurofidi, facciamo un piccolo passo indietro e, affidandoci alle stesse parole usate dalla società, proviamo a capire cosa si intenda per confidi: essi sono “organismi (consorzi con attività esterna, società cooperative, società consortili per azioni, a responsabilità limitata o cooperative) istituiti per offrire una garanzia accessoria e, quindi, per favorire l’accesso al credito da parte delle imprese associate”. In altre parole, un modo per dare alle imprese la possibilità di ottenere un maggior credito dal sistema bancario, garantendo in parte le linee di credito concesse e favorendo, quindi, il rapporto, non sempre facile, tra banca e impresa.

A fine aprile 2010, Eurofidi ha concluso il suo processo di trasformazione in intermediario finanziario vigilato, ossia in un organismo soggetto al controllo della Banca d’Italia, attraverso la sua iscrizione all’elenco speciale di cui all’art. 107 del cosiddetto “Testo Unico Bancario” (d.lgs. 385/93). In tali vesti, la garanzia rilasciata da Eurofidi assume, per le imprese, un valore del tutto speciale, poiché “trasmette la ponderazione riconosciuta da Banca d’Italia sulla parte garantita, permettendo di ampliare la capacità di accesso al credito. La trasformazione comporta vantaggi tangibili anche per le banche che, in linea generale, possono diminuire l’assorbimento di capitale e dispongono di un garante più solido e più strutturato”.
Come si evince dalle parole di Pezzetto riportate, le aziende individuate come destinatarie del beneficio sono quelle che, appartenenti a tutte le categorie merceologiche, risultano essere attive principalmente in sei aree territoriali italiane: Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche e Piemonte.

Oltre al Presidente di Eurofidi, a firmare l’accordo è intervenuto anche Marco Tarantola, Responsabile Rete Territoriale, Divisione Retail & Private BNL, il quale ha inteso sottolineare l’importante ruolo di sostegno alla crescita imprenditoriale svolto dalla Banca da lui rappresentata: “Questo nuovo accordo rappresenta un’ulteriore conferma del ruolo di BNL come banca di riferimento anche delle piccole e medie imprese. Siamo accanto agli imprenditori direttamente sul territorio e, come un vero e proprio “partner”, li accompagniamo nei loro processi di crescita, tanto nel mercato domestico, quanto a livello internazionale, grazie anche all’appartenenza di BNL al Gruppo BNP PARIBAS, attivo in oltre 80 paesi nel mondo”.
Questo particolare orientamento della BNL alla soddisfazione delle esigenze di sviluppo aziendale è, del resto, in linea con altre sue recenti iniziative, prima fra tutte la realizzazione di “Crediazienda”. Si tratta di un pacchetto di soluzioni che punta ad assistere le aziende nei propri investimenti materiali e immateriali, nel finanziamento delle scorte di magazzino, nell’acquisto di servizi reali, e ad offrire sostegno alle start up.

Il riferimento alla radicazione sul territorio dell’attività bancaria, che si legge nelle parole di Tarantola, è poi confermato dall’attuale inaugurazione di nuove agenzie in alcune Regioni cui la partnership si riferisce (tra queste, Bologna, Novara, Roma e provincia, Pavia). Anche a livello nazionale, l’intento è di riuscire a realizzare un piano di accrescimento della rete, attraverso l’apertura, in media, di una cinquantina-sessantina di nuove agenzie ogni anno, fino al 2012.

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EVENTI – Meeting nazionale di ManagerZen

L’associazione coinvolgerà, per tre giorni, professionisti di tutta Italia, al fine di promuovere una cultura alternativa del lavoro e dei nuovi modelli organizzativi e d’impresa

Si rinnova, per il quinto anno consecutivo, il meeting nazionale di ManagerZen, pensato per i soci e i simpatizzanti di questa associazione culturale che si occupa di formazione manageriale promuovendo “un approccio alternativo alla cultura aziendale”, “più libera, più umana, più in armonia con l’ambiente e lo sviluppo sociale”.

L’appuntamento sarà presso la tenuta dei ciclamini ad Avigliano Umbro (Terni) dall’8 al 10 ottobre e avrà come simbolo chiave un fiore di loto; spiegano i promotori, rifacendosi al Sutra del Loto: “il loto rappresenta l’auto-creazione, la nascita della terra dal caos e, nello stesso tempo, la luce e l’ordine, l’aspetto evolutivo del mondo e degli uomini…ha un forte significato spirituale per via della sua particolarità di affondare le radici nel fango, di distendersi sulla superficie delle acque stagnanti uscendo da esse immacolato e bellissimo”.

L’intenzione è, infatti, quella di condividere, nel corso di questi tre giorni, esperienze non solo lavorative ed aziendali, ma anche personali, “germogliate” in situazioni difficili, al fine di giungere a delle interpretazioni innovative di tali esperienze, che permettano un cambiamento positivo e lo sviluppo di nuovi scenari e paradigmi della cultura aziendale.

Un centinaio di professionisti sono attesi per la manifestazione, che vede un costo di partecipazione di 320 Euro per i soci (comprensivo di sistemazione in camera doppia e pensione completa) e che alternerà testimonianze di imprese eccellenti a interventi diretti a esemplificare l’applicazione del cosiddetto “evolutionary management” alla vita delle più diverse organizzazioni e società. Si tratta di un modello manageriale che si rifà alla teoria scientifica dell’evoluzione e che sta alla base della nuova cultura d’impresa che ManagerZen intende promuovere. L’approccio adottato è di tipo olistico, “che – si legge nel sito di ManagerZen – parte dall’individuo ed arriva ad esplorare le relazioni e le interazioni co-evolutive che questo ha con l’intero ecosistema, passando attraverso l’organizzazione e il mercato. L’aspetto non-deterministico dei fenomeni non può essere affrontato solo attraverso l’approccio razionale. Al manager evolutivo è richiesto anche lo sviluppo di intuito, visione e creatività per potere decifrare e cogliere rapidamente i cambiamenti ed orientare le scelte. Ma non solo: sono necessarie anche empatia, gestione delle emozioni e dello stress per affrontare con efficacia rischio, imprevisti e la dinamicità connaturata dei sistemi viventi”.

Azienda, quindi, vista come ambiente in continua evoluzione, dove la complessità crescente impedisce l’adattamento delle tradizionali pratiche organizzative e gestionali e impone una intrinseca capacità di auto-organizzazione.
Nel corso della manifestazione sono previsti, inoltre, numerosi workshop esperenziali che, “come in un ologramma”, “proietteranno all’interno di futuri possibili, dove ritrovare molecole di innovazione, creatività, responsabilità e consapevolezza”.

In occasione dell’inaugurazione, l’8 ottobre alle ore 19.00, è prevista la proiezione del documentario sulla storia di Adriano Olivetti, commentato dall’autrice Mariella Crocellà, giornalista RAI, e da Francesco Varanini, direttore della rivista Persone&Conoscenze. Ospite d’eccezione sarà il Maestro Giulio Rapetti Mogol.

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I giorni dell’ICT

Un doppio appuntamento dedicato all’utenza business del Sud Italia, che intende riflettere su alcune tematiche fondamentali dell’Information & Communication Technology

Sicurezza ICT, Virtualizzazione e VoIP: 3 tematiche, 2 giorni di convegno, 1 area espositiva.

Sono queste le parole chiave con le quali è stato presentato l’evento patrocinato dalla Regione Sicilia che intende trattare ed approfondire alcune tematiche fondamentali dell’Information & Communication Technology, “indispensabili per un ottimale utilizzo delle risorse tecnologiche aziendali”. I prossimi 6 e 7 ottobre l’Astoria Palace Hotel di Via Monte Pellegrino a Palermo sarà, infatti, teatro di una serie di interventi espositivi e comunicativi ad opera di aziende leader ed esperti del settore, con interessanti sessioni demo.

Ad ingresso libero (previa registrazione), quello in oggetto rappresenta il primo di un “consolidato doppio appuntamento dedicato all’utenza business delle regioni Puglia e Sicilia, che si estende in tutta l’area del Sud Italia”, denominato dai suoi promotori (Soiel International in collaborazione con office automation) “I Giorni dell’ICT”.
Dopo Palermo, la seconda tappa del progetto sarà Bari, “capoluogo dinamico e aperto all’innovazione tecnologica”, più precisamente presso lo Sheraton Hotel di Via Cardinale A. Ciasca, il 16 e 17 novembre.

I destinatari ai quali si è cercato di rivolgersi sono, in primo luogo, i responsabili di telecomunicazioni e networking, i direttori dei sistemi informativi e i responsabili sicurezza di aziende pubbliche e private. L’iniziativa potrebbe essere, poi, di forte interesse anche per qualsiasi figura tecnico-commerciale, per gli installatori telefonici ed elettrici, per i system integrator e, infine, per l’utenza finale.

Entrando un po’ più nel dettaglio, possiamo dire che ciascun evento sarà “strutturato in un convegno a sessione plenaria affiancato da un’area demo nella quale si svolgono i momenti di ristoro e contatto con le aziende presenti”.
La prima delle tre macro tematiche sulle quali si cercherà di indagare riguarda le soluzioni per il trasporto di video e voce su protocollo IP. In particolare si parlerà di VoIP, di videosorveglianza su IP e di tutte le possibili alternative di comunicazione in azienda, volte a creare un’unica infrastruttura capace di unificare voce e dati aziendali, con consistenti risparmi di investimento e di gestione

Ci si concentrerà poi sulla questione relativa alla sicurezza digitale, presentando alcuni sistemi di salvaguardia della sicurezza dei dati, delle informazioni e delle comunicazioni aziendali, “con l’obiettivo di soddisfare la richiesta di formazione e informazione di taglio tecnico/applicativo, rivolta alla soluzione delle concrete problematiche che utenti e operatori quotidianamente si trovano ad affrontare”.

Infine si discuterà di virtualizzazione, tematica di forte attualità che rappresenta una novità dell’edizione di quest’anno. Gli organizzatori sottolineano come recenti indagini di mercato abbiano evidenziato il forte impatto che tale fenomeno avrà, nel corso dei prossimi anni, all’interno delle aziende “modificando le dinamiche delle infrastrutture informatiche e di telecomunicazione e i sistemi IT a supporto delle varie attività aziendali”. Particolare attenzione sarà allora riservata ai possibili scenari futuri d’interazione tra “ciò che è dentro l’azienda, anche virtualizzato, e ciò che è possibile fruire acquisendolo dall’esterno in una logica as a service”.

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EVENTI – TechnologyBIZ a Napoli il 27 e 28 ottobre

Torna la manifestazione del Mezzogiorno volta a promuovere una precisa cultura dell’innovazione e a creare feconde occasioni d’incontro tra domanda e offerta di tecnologie complesse

“Un’iniziativa multicanale che risponde alla forte domanda di innovazione attraverso l’ICT complessa che arriva dalle imprese del Sud Italia e del bacino del Mediterraneo”.

Con queste parole è stata riproposta anche quest’anno TechnologyBIZ, una fondamentale iniziativa di riflessione e sensibilizzazione sulle tematiche relative all’innovazione e alle soluzioni tecnologiche professionali, che avrà luogo il 27 e il 28 ottobre a Napoli, presso gli spazi espositivi di Città della Scienza.

La manifestazione, che vede il patrocinio delle Regioni Puglia e Campania, prevede l’ingresso gratuito, previa registrazione obbligatoria sul sito www.technologybiz.it. Il programma è ancora in fase di definizione da parte del comitato tecnico e scientifico, tuttavia sono già stati preannunciati interventi di esponenti di spicco dell’economia, della tecnologia, della politica e in generale del mondo culturale, interventi che saranno successivamente resi disponibili in rete.

La stima è, al momento, di quaranta espositori, più di cinquanta speakers e tremila visitatori professionali; questi ultimi potranno partecipare, la prima sera, al Social Event che vedrà la messa in scena dello spettacolo teatrale e musicale “Mozart e Pulcinella” di Gianni Aversano, arricchito dalla “rielaborazioni di brani classici della commedia dell’arte napoletana e riarrangiamenti di celebri brani di Mozart”. Sempre il 27 ottobre, ospite d’eccezione sarà lo scrittore e giornalista Pino Aprile, autore del libro “Terroni”, mentre la mattina del 28 verrà assegnato il Premio TechnologyBIZ alla giovane impresa meridionale più innovativa e si discuterà dei possibili modi con cui diffondere una vera e propria cultura dell’innovazione, in un Mezzogiorno caratterizzato da una spesa per ricerca e sviluppo in maggior crescita (attualmente è pari allo 0,8% del PIL) rispetto al resto d’Italia.

Il team promotore dell’evento sottolinea l’approccio bottom-up adottato, un approccio, cioè, basato sull’assenza di un programma definito a priori e volto a mantenere fermo e condiviso un preciso valore: “L’innovazione è delle persone, non delle macchine”. Un’occasione imperdibile per i technology vendors, che potranno cogliere la complessità della domanda di tecnologia ICT nel mercato meridionale. Un’opportunità per creare relazioni feconde tra gli stakeholder, grazie anche, l’abbiamo detto, a degli eventi di natura sociale. Una speranza, infine, per la creazione di una reale convergenza d’interessi e di una stimolante unione d’intenti.

L’evento segnalato sarà, infatti, solo un punto di partenza per il progetto TechnologyBIZ, che si svilupperà poi per tutto l’anno a venire su molteplici canali mediatici (web 2.0, web tv, stampa, radio…), arrivando, quindi, a definire un fecondo gruppo di operatori, utenti, analisti, associazioni e ricercatori, promotori di una precisa cultura del rinnovamento tecnologico e comunicativo. L’intenzione dichiarata per quest’anno è, allora, proprio quella di discutere non solo delle strutture tecnologiche, ma anche – e forse soprattutto – di “due temi di interesse generale e particolarmente attuali: Grande Sud e Cultura dell’Innovazione”, ragionando, in particolare “sul fatto che il Sud Italia sta subendo un processo di rapida dismissione della vecchia industria a fronte del quale solo una forte ‘nuova industria’ fondata può portarlo ai livelli di eccellenza che gli competono”.

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Advertising online: il valore miliardario del free web

Una ricerca di McKinsey & Company, realizzata per conto di Iab Europa, rivela come l’insieme dei servizi gratuiti erogati nella rete e finanziati dall’online advertising generino un valore di 100 miliardi di euro

Stando ad uno studio realizzato da McKinsey & Company – l’autorevole società statunitense di consulenza manageriale e strategica – e commissionato da Iab Europe, il potenziale valore dei servizi fruiti nella rete a titolo non oneroso sarebbe monetizzabile in 100 miliardi di Euro, corrispondenti a circa 40 Euro per ogni singola utenza domestica.

In particolare, l’indagine è stata estesa ai mercati, piuttosto maturi, di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Italia e USA e ha inteso esplorare quello che viene comunemente definito il “consumer surplus”: si tratta della dimensione economica generata da tutti i servizi web gratuiti, al netto dei costi legati a tali servizi, come ad esempio quelli di connessione e accesso alla rete, tenendo comunque sempre ben presente il fenomeno dell’“advertising disturbance”.

È, infatti, proprio grazie all’online advertising che viene garantita la mancanza di una esposizione economica diretta, da parte dell’utente, per l’utilizzo dei servizi web: ad ogni Euro speso dalle aziende in advertising, corrispondono dei servizi erogati valutabili in 3 Euro e, di conseguenza, il valore dei servizi gratuiti è stimato essere cinque volte superiore al costo dei servizi a pagamento. L’online advertising rappresenta poi il 17,65% del totale speso dalle aziende in media advertising e la cifra identificata come valore del web free si avvicina notevolmente al dato relativo alla spesa annuale sostenuta per la sottoscrizione di abbonamenti Internet (120 miliardi). Più di tre quarti degli utenti interpellati considerano il valore dei servizi gratuiti utilizzati due volte superiore al disturbo che deriva dalle pubblicità (e dalle problematiche sulla privacy ad esse legate), quantificando addirittura tale valore come cinque volte superiore alla cifra sborsabile per eliminare il disturbo causato dalla pubblicità. Lo studio ha inoltre confermato come solo il 20% degli utenti internet utilizzi dei servizi a pagamento.
Entrando più nel dettaglio, capiamo, allora, come la ricerca abbia voluto mettere a confronto il “consumer surplus” con il “producer surplus”, cioè il profitto reale realizzato dai fornitori (provider) dei servizi, stimabile in circa 20 miliardi di Euro. La conclusione, decisamente sorprendente, del ragionamento porta a inquadrare i consumatori della rete come i maggiori beneficiari (per circa l’85 %) del surplus complessivo generato dai servizi web. Non è finita qui: la prospettiva individuata è di una crescita annuale costante del 13% per il fenomeno del “consumer surplus”, che raggiungerebbe, così, i 190 miliardi di Euro nel 2015.

Lo studio prende in esame anche l’ipotesi di risolvere lo svantaggio dei fornitori attraverso una conversione di strumenti gratuiti in strumenti a pagamento: la conseguenza sembra essere una notevole riduzione nell’utilizzo della rete da parte di un buon 40% degli utenti, il che si tradurrebbe, per usare un tecnicismo, in un “negative consumer surplus”. Il rapporto tra servizi gratuiti e a pagamento si trova, infatti, attualmente, in una sorta di equilibrio e la crescita degli utenti disposti a pagare sarebbe possibile esclusivamente attraverso un considerevole abbassamento dei prezzi.

Arrivando ad auspicare un immediato confronto con la Commissione Europea in merito alle politiche da adottare per uno sfruttamento positivo dell’online advertising, Alain Heureux, Presidente e CEO di Iab Europe, ha sottolineato come tale forma di finanziamento “giochi un ruolo di fondamentale importanza nel permettere l’erogazione di servizi e nel favorire lo sviluppo e la distribuzione di contenuti, oltre ad avere primaria importanza nel sostenere l’industria creativa. Il report permette inoltre di osservare come i consumatori di oggi siano capaci di fare scelte ragionate in merito all’utilizzo dei servizi web gratuiti e quando sia invece opportuno pagare – a dimostrazione che regole troppo ferree in merito all’utilizzo della rete correrebbero il rischio di avere solamente effetti negativi sull’uso della rete in generale”.

Ribadisce poi Roberto Binaghi, Presidente di Iab Italia, che “l’advertising online è una grande risorsa per il web e per tutti gli utenti del mondo, che proprio grazie agli introiti che derivano dalla pubblicità possono usufruire di contenuti e servizi completamente gratuiti”; egli è convinto che “il ruolo centrale dell’advertising online, anche nel nostro Paese, dovrà essere qualcosa di cui tenere conto nelle sedi di dibattito istituzionale, quando dovranno essere prese delle decisioni in merito ai possibili sviluppi del settore, come avverrà nei prossimi mesi in ambito di recepimento del c.d. ‘Pacchetto Telecom’ che rischia di rallentare – senza apportare gli auspicati benefici alla privacy – lo sviluppo del mercato”.

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L’UE promuove l’e-commerce transnazionale

Alcuni dati del Parlamento Europeo rivelano che solo un utente della rete su tre si affida al commercio elettronico per portare a termine i propri acquisti

In un momento storico in cui, sempre più, si tende a trasferire ciascuna delle esperienze vissute nel reale in un contesto virtuale, che in qualche modo incrementi le potenzialità e gli intrecci tra tali esperienze; in quella che è stata definita l’era digitale, per la forza con la quale le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno rivoluzionato il modo di pensare e agire comune; in questo contesto, un dato particolare sembra sorprendere e non poco. Stiamo parlando di commercio online, il sistema sicuramente più rapido e intuitivo per portare a termine delle compravendite: stando ad una relazione del Parlamento Europeo, sembra che solo un utente su tre prenda in considerazione tale opzione per l’acquisto di prodotti provenienti da un altro Paese.

Si tratta di una media decisamente bassa, sicuramente non rispettosa delle potenzialità offerte dal mezzo Web e in assoluta controtendenza rispetto alla propensione all’innovazione e alla semplificazione che caratterizza la nostra epoca. Per questo il Parlamento europeo ha approvato martedì una serie di risoluzioni volte a riorganizzare la normativa di riferimento della materia e ad eliminare gli ostacoli che impediscono un pieno sviluppo del servizio di commercio elettronico gestito dalla rete, così da poterlo incoraggiare e migliorare.

Prima del voto, il relatore Pablo Arias Echeverria ha sottolineato come il commercio elettronico sia “uno strumento con grandi potenzialità per migliorare la competitività dell’economia dell’Unione europea e del mercato interno europeo” e come possa “fornire un grande valore e opportunità per i cittadini e le imprese europee in questo momento di tensione finanziaria”. Egli considera “fondamentale che i leader europei attuino misure necessarie per superare le barriere che ancora rimangono nell’e-commerce per creare fiducia e trasparenza, in modo che i cittadini e le imprese possano sfruttarne pienamente i suoi benefici”.

Si è evidenziato come la principale barriera agli acquisti online internazionali sia, per gli utenti, il timore di diventare vittime di truffe, in siti apparentemente poco affidabili, magari anche solo per lo scarto linguistico, che rende più ardua la comprensione delle condizioni di vendita. Tuttavia alcune resistenze derivano anche dagli stessi commercianti, che – in contrasto con la normativa dei servizi che vieta la discriminazione dei consumatori – non accettano talvolta ordini provenienti da clienti stranieri.

L’idea alla base dell’intervento parlamentare europeo è quella di realizzare un sistema uniformato di preallarme, capace di superare l’eccessiva eterogeneità dei regolamenti nazionali e di liberare, quindi, le reali funzionalità del commercio elettronico. Si è pensato, così, all’istituzione di un “marchio di fiducia europeo” che garantisca agli utenti l’affidabilità e la qualità dei prodotti immessi sul mercato elettronico transfrontaliero e che aumenti, in questo modo, la fiducia e la protezione dei consumatori.

Massima trasparenza, quindi, nella catena di approvvigionamento, affinché il potenziale acquirente “possa riconoscere l’identità del fornitore, l’indirizzo geografico, i dati di contatto e il codice fiscale, e sappia se si tratta di un intermediario o di un fornitore finale, dato di particolare rilievo nelle aste online”.

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Padova sarà una Soft City

Un tecnopolo esteso su tutta la Provincia di Padova cercherà di dare una struttura aggregativa alle imprese di servizi innovativi

Presentata ieri a PadovaSoft City”, la piattaforma del “tecnologicamente avanzato” che si sviluppa su tutta la Provincia e che cerca di dare voce alla vocazione, tipicamente veneta, all’innovazione e alle sfide in dimensione hi tech.

Il “tecnopolo” in questione avrà il suo epicentro funzionale nel corridoio che va dalla zona Stanga alla zona industriale sud di Padova, dove cioè si concentrano circa 3 mila delle oltre 15 mila imprese di servizi innovativi presenti nell’intera Provincia; queste ultime rappresentano un quarto di tutte le imprese venete, avendo conosciuto una straordinaria crescita del 106,9% (da 7.520 a 15.560) nel periodo che va dal 1998 al 2009, periodo che ha visto, proprio per questo, un incremento notevole (66,8%) delle assunzioni, con la creazione di 19.100 posti di lavoro; i segnali di ottimismo non mancano neppure nel più vicino passato, poiché i dati parlano di un aumento del fatturato pari al 19,3% nel primo trimestre 2010, con un tasso di occupazione in salita di 5 punti percentuali.

A presentare il progetto sono stati Francesco Peghin, Presidente di Confindustria Padova, Gianni Potti, Presidente Confindustria Veneto Servizi Innovativi e Tecnologici, e Claudio Velasquez, Presidente Confindustria Padova Servizi Innovativi e Tecnologici; le tre personalità hanno evidenziato in particolare l’importanza di stringere nell’immediato delle partnership con enti e istituzioni (Regione, Provincia, Comuni e Camera di Commercio di Padova) e con altre associazioni di categoria, condividendo strumenti e strategie.

Peghin si augura che “ci sia pieno sostegno al progetto”, dato che “i servizi innovativi possono essere […] il tessuto nervoso del sistema produttivo di domani, fatto di conoscenze di tipo tecnologico e manageriale rese accessibili alla piccola impresa. Soft City può accompagnare questa trasformazione, istituzionalizzando una vocazione del territorio, forte della prossimità a zona industriale e Università, e favorendone la crescita con reti e aggregazioni”.

Lo scopo sembra essere quello di passare dalla fase attuale di sviluppo spontaneo, nella zona, dei servizi innovativi, ad un modello strutturato di tale sviluppo, che sia in grado di canalizzare le competenze e le mansioni, offrendo un’organizzazione funzionale e favorendo, quindi, aggregazioni e reti. Come sottolinea Velasquez, si desidera “favorire joint-venture e aggregazioni per ottimizzare i costi, diversificare l’offerta e internazionalizzarsi”; per Potti “bisogna superare la vecchia logica dei distretti”, “attrarre investimenti” e “sollecitare infrastrutture immateriali indispensabili come la banda larga”.

Tra le intenzioni dichiarate vi è quella di rendere ancor più fertile il terreno del manifatturiero, grazie all’apporto positivo e al valore aggiunto di engineering, informatica, ricerca e sviluppo, marketing, consulenza integrata e telecomunicazioni.

Entrando un po’ più nel dettaglio, il progetto “Soft City” prevede tre direttrici di intervento: business community, attraverso una banca dati delle imprese ICT volta a favorire reti e aggregazioni, “per migliorare la capacità competitiva nel mercato pubblico e privato, favorire l’internazionalizzazione e il mix con il manifatturiero”, come si legge nel sito della Confindustria di Padova; agire sull’ambiente – migliorando “la qualità dei servizi a cittadini e imprese (trasporto pubblico, viabilità e parcheggi, sicurezza, sanità)” e mettendo a disposizione aree wi-fi, copertura di banda larga – e sulle infrastrutture, per creare una “città intelligente” (smart city), “dove l’applicazione di tecnologie digitali ai servizi pubblici migliora l’efficienza e la qualità di vita”; infine puntare sulla comunicazione per darsi un’identità da promuovere sui mercati.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, si nota, infatti, come, al di là delle mirabili intenzioni, sia possibile leggere, sotto la realizzazione di quella che è stata prontamente ribattezzata la “Padova Valley”, una volontà di promozione territoriale, che mirerebbe a trasformare la densità di imprese e competenze hi-tech in una sorta di “marchio d’aerea”, riconoscibile e capace di destare attrazione anche al di fuori dei suoi confini.

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Cloud computing: le nuvole italiane di Telecom

Presentato a Milano il nuovo progetto di piattaforma cloud computing pensato da Telecom Italia per semplificare l’attività e ridurre i costi di gestione delle imprese e delle amministrazioni pubbliche

L’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, è intervenuto ieri al teatro Puccini di Milano per presentare il proprio progetto Nuvola Italiana.

Si tratta di una piattaforma di cloud computing basata su una piena convergenza tra telecomunicazioni ed Information Technology, “un mondo di servizi in grado di semplificare la vita delle imprese pubbliche e private, svincolandole dalla gestione degli aspetti informatici. La Nuvola Italiana comprende infatti l’insieme di infrastrutture e applicazioni che permettono l’utilizzo di risorse hardware e software distribuite in remoto che possono essere utilizzate su richiesta, senza che il cliente debba dotarsene internamente”. Questa la definizione del progetto data nel sito www.nuvolaitaliana.it, ad esso interamente dedicato.

Bernabè ha cercato di evidenziare la portata epocale di quella che lui definisce “una sfida importante“, sottolineando come la propria azienda non possa limitarsi a svolgere il ruolo di semplice “bit carrier-trasportatore di bit”, ma debba “dare servizi, una famiglia di servizi”: “Telecom cambia pelle: non può vivere solo di connettività, ma vuole vendere servizi”.

La soluzione prospettata dovrebbe consentire alle piccole, medie e grandi imprese, ma anche alla pubblica amministrazione, la possibilità di usufruire agevolmente “di infrastrutture e servizi forniti in modalità on demand e pay per use senza dover investire in risorse IT dedicate e in know-how specializzato”. Le aziende potrebbero avere immediata accessibilità a delle risorse che, spostate sulla rete, risulterebbero costantemente aggiornate e ritagliate sulla base delle specifiche esigenze operative, senza necessità di acquistare particolari apparecchi e limitando, quindi, notevolmente (Bernabè parla di una 60-70%) i propri costi di gestione, compresi i costi relativi ai consumi energetici; quest’ultimo aspetto porterebbe anche alla riduzione dell’inquinamento e ad una maggiore sostenibilità ambientale.

Per arrivare a questo è necessario però, stando a Bernabè, modificare lo schema produttivo, abbattendo, prima di tutto, due forti ostacoli presenti nel contesto italiano: la propensione, da un lato, a disporre di un oggetto fisico (un server o un dispositivo di storage) e la scarsa inclinazione, dall’altro lato, a mettere a disposizione di terzi i propri dati aziendali.
Agire in tal senso sulla produttività e sulla competitività italiana sarebbe, secondo Bernabè, un’inevitabile strategia “per uscire dalla crisi congiunturale che stiamo attraversando”, per “colmare il gap che ci divide dalle altre nazioni europee”, causato in gran parte “dalla mancanza di investimenti nel settore ICT”.

La stima è che entro il 2012 il mercato italiano dei servizi “IT managed” erogati in modalità cloud possa generare un giro d’affari di circa 300 milioni di euro, con un tasso di crescita medio annuo 2009-2012 di circa il 20 %. La previsione è di un investimento da parte della Telecom di circa 30 milioni di euro, con l’ obiettivo, piuttosto ottimistico, di raggiungere una quota di mercato del 20-25%.

Come si legge nel comunicato stampa dedicato alla notizia all’interno del sito di Telecom, “con questa nuova iniziativa Telecom Italia conferma ulteriormente il proprio impegno nello sviluppo di servizi e soluzioni ICT innovative in grado di aumentare la competitività di imprese e pubbliche amministrazioni a beneficio dell’intero sistema paese e per una maggiore sostenibilità”.

Al termine della presentazione, una domanda ha costretto Bernabè a tornare sull’accordo tecnico relativo modello infrastrutturale per la rete di nuova generazione, cosiddetto Tavolo Romani, raggiunto tra Telecom e gli operatori di telecomunicazioni alternativi lo scorso venerdì; egli ha affermato che “a prescindere dal comportamento dei provider alternativi, NGN lo realizzeremo noi. Non delegheremo a terzi una responsabilità di infrastruttura che è puramente nostra”.

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Android insidia il primato di RIM?

Secondo ComScore sarebbe Android ad esercitare la maggiore pressione tra i competitors degli smartphone

Stando a ComScore, una delle più autorevoli società di ricerca per il marketing via web, a crescere maggiormente nel mercato statunitense degli smartphone sarebbe attualmente Android.
Il sistema operativo di Google avrebbe totalizzato ben 5 punti percentuali in più nel trimestre finanziario conclusosi a luglio, rispetto al precedente.
I risultati della ricerca, dopo aver rilevato una crescita dell’11% tra i possessori di smartphone negli States (53,4 milioni di persone), confermano tuttavia la posizione di leader del mercato per Research in Motion, che detiene una quota pari al 39,9%.
La società canadese ha chiuso il suo secondo trimestre con una crescita dell’utile netto pari al 68% (da 475,6 è passata a 796,7 milioni di dollari) rispetto all’anno precedente. Il suo giro d’affari è aumentato del 31%, arrivando a 4,62 miliardi di dollari. I dispositivi Blackberry venduti hanno oltrepassato i 12,1 milioni (con una crescita del 45% rispetto al 2009), mentre i nuovi abbonamenti sono stati 4,5 milioni.
Eppure, secondo quanto riportato da ComScore, RIM dovrebbe iniziare a temere la pressione esercitata da Android, dato che la propria quota di mercato sarebbe scesa dell’1,8% rispetto al trimestre precedente.
Anche in riferimento ad Apple e Microsoft, ComScore ha evidenziato una contrazione di share, rispettivamente dell’1,3% e del 2, 2%.
La prima rimane, allora, al terzo posto nel mercato statunitense con un 23,8%, mentre la seconda, nonostante l’imminente uscita del suo Windows Phone 7, retrocede al quarto posto, con una fetta pari all’11,8%, in favore di Google.
Nessuna variazione per Palm, che, acquistata nell’aprile di quest’anno da Hewlett-Packard, è rimasta ancorata al suo 4,9%.
I dati evidenziati sembrano, in qualche modo, confermare il trend di crescita prospettato per Android da alcune indagini su scala mondiale, tra le quali vale la pena ricordare quella realizzata nelle scorse settimane dal famoso advisor Gartner, che vede appunto l’Android di Google conquistare, entro il 2014, il secondo posto nella classifica mondiale dei mobile Os, con una quota pari al 29,6%, contro l’esiguo 3,9% misurato nel corso del 2009.

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