Modello Unico PF 2013 – Terza parte: Novità nel modulo

Non poche le variazioni introdotte dal Governo e da considerare in sede di dichiarazione dei redditi, a cominciare dall’introduzione dell’Imu. Vediamole, allora, assieme ad alcuni consigli utili per la compilazione

ARTICOLO REALIZZATO PER IL MENSILE OFFICE MAGAZINE DI GIUGNO 2013

Uno sguardo alle varie sezioni del modulo

1_Quadro RAQuadro RA (Fascicolo 1): per effetto dell’Imu, sono state inserite la casella 9 “Esenzione Imu” e la 12, per indicare il “Reddito dominicale non imponibile” del terreno non affittato e non esente Imu.

2_Quadro RBQuadro RB (Fascicolo 1): oltre alle nuove caselle dovute all’Imu, è stata introdotta la Sezione III riservata al ricalcolo dell’acconto 2012 per gli immobili di interesse storico e artistico.

3_Quadro RCQuadro RC (Fascicolo 1): con il codice 4 nella colonna 1 dei righi da RC1 a RC3 si identificano i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera

 

4_Quadro RPQuadro RP (Fascicolo 1): la detrazione del 50% per le spese di recupero del patrimonio edilizio sostenute dal 26 giugno al 31 dicembre 2012 (limite di 96.000€) va indicata nella Sezione III A

5_Quadro RMQuadro RM (Fascicolo 2): la legge di stabilità 2013 posticipa l’applicazione di IVIE e IVAFE, prevedendo che quanto già versato per l’anno d’imposta 2011 funga da acconto per il 2012.

 

6_Quadro RTQuadro RT (Fascicolo 2): nella nuova Sezione II-B si indica la liquidazione dell’imposta sostitutiva del 20% su plusvalenze e altri redditi diversi di natura finanziaria

 

7_Quadro LMQuadro LM (Fascicolo 3): dedicato al regime dei nuovi minimi, che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 5% e l’abolizione della ritenuta d’acconto sui compensi

 

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Modello Unico PF 2013 – Seconda parte: Strumenti online per il contribuente

Non poche le variazioni introdotte dal Governo e da considerare in sede di dichiarazione dei redditi, a cominciare dall’introduzione dell’Imu. Vediamole, allora, assieme ad alcuni consigli utili per la compilazione

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Tutorial per orientarsi nel sito dell’Agenzia delle Entrate

IL NOSTRO PROFILO FISCALE

tutorial modunico pf 2013_1Colleghiamoci al sito dell’Agenzia delle Entrate, http://www.agenziaentrate.gov.it. Nella home page possiamo selezionare il profilo fiscale che ci rappresenta ed essere così guidati nella specifica sezione Dichiarazioni di nostro interesse. In home vediamo anche come contattare l’Agenzia per eventuali chiarimenti.

IL MODELLO ADATTO

tutorial modunico pf 2013_2In alternativa, cliccando sulla voce Strumenti del menù principale, poi su Modelli, Modelli di dichiarazione e Unico/2013, troviamo tutti i modelli riferiti alle diverse categorie di contribuenti (PF, PF Mini, ENC, SC, SP), approvati da specifici Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate 31 gennaio 2013.

INFO E DOWNLOAD MODELLO

tutorial modunico pf 2013_3Di ciascun Modello possiamo visualizzare, oltre alla normativa di riferimento, anche una scheda informativa, con l’indicazione delle scadenze e delle varie condizioni per la presentazione e l’invio. Una precisa voce del menù laterale conduce al Modello e alle relative istruzioni da scaricare.

I TRE FASCICOLI

tutorial modunico pf 2013_4L’Unico PF si compone di 3 fascicoli. Nel primo troviamo, tra gli altri, i quadri per dichiarare redditi di terreni, fabbricati e lavoro dipendente. Il secondo serve a dichiarare gli altri redditi dei contribuenti non obbligati alla tenuta delle scritture contabili, il terzo quelli dei contribuenti obbligati.

TRASMISSIONE TELEMATICA

tutorial modunico pf 2013_5Chi sceglie di trasmettere il Modello via web, può sfruttare i servizi Entratel (per intermediari, PA e chi presenta dichiarazione dei sostituti d’imposta per più di 20 soggetti) e Fisconline (per tutti gli altri), seguendo le indicazioni alla pagina cui conduce il link Non sei ancora registrato.

SOFTWARE DI COMPILAZIONE

tutorial modunico pf 2013_6L’Agenzia mette a disposizione un software gratuito per agevolare la compilazione dell’Unico 2013. Ora si trova in fase di ultimazione, ma sarà presto raggiungibile cliccando sulla voce Strumenti del menù principale in home, poi su Software di compilazione, infine su Software – Modelli di dichiarazione.

Modello Unico PF: Ecco le novità 2013

Non poche le variazioni introdotte dal Governo e da considerare in sede di dichiarazione dei redditi, a cominciare dall’introduzione dell’Imu. Vediamole, allora, assieme ad alcuni consigli utili per la compilazione

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Modello unico persone fisiche 2013Si avvicinano anche quest’anno i termini per la presentazione del Modello Unico Persone Fisiche, pensato per quei contribuenti tenuti a inoltrare più dichiarazioni fiscali, con riferimento al periodo d’imposta 2012. Scatta la corsa alla raccolta di tutta la documentazione necessaria e si moltiplicano gli interrogativi circa le modifiche introdotte rispetto allo scorso anno. Di seguito cercheremo, allora, di comprendere la portata delle principali novità e vi offriremo alcune preziose indicazioni per la compilazione, che vi consentiranno di orientarvi al meglio tra il sito dell’Agenzia delle Entrate e i moduli spesso complessi.

Cominciamo dal Fascicolo 1. In seguito all’introduzione dell’Imu, avvenuta nel 2012, è stato necessario un adeguamento del quadro RA, compilato da coloro che devono dichiarare un reddito relativo a terreni. Nel caso in cui questi ultimi non siano affittati, l’Imu sostituisce l’Irpef e le relative addizionali sul reddito dominicale, ma non sul reddito agrario, che continua ad essere assoggettato alle ordinarie imposte sui redditi. Per i terreni affittati sono, invece, dovute sia Imu sia Irpef; per quelli esenti Imu, anche nel caso in cui non siano affittati, resta l’obbligo Irpef e addizionali.

L’avvio dell’Imu implica l’esenzione Irpef anche per il reddito dei fabbricati non locati, tranne per quelli già esenti Imu, ma compresi quelli concessi in comodato d’uso gratuito e quelli utilizzati a uso promiscuo dal professionista. Nel quadro RB vanno indicati i dati di tutti gli immobili posseduti, ma il reddito sarà calcolato tenendo conto esclusivamente di quelli concessi in locazione, individuati (nella colonna 2 dei righi da RB1 a RB6) dai codici: 3 per locazione a canone libero, 4 equo canone, 8 locazione a canone concordato agevolato, 11 locazione parziale dell’abitazione principale a canone libero, 14 locazione agevolata di immobile situato in Abruzzo. Una terza sezione è stata introdotta quest’anno, nel quadro RB, per permettere l’adeguamento alle nuove modalità di trattamento fiscale previste per gli immobili di interesse storico ed artistico.

I redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera (imponibili ai fini Irpef per la parte eccedente 6.700 euro) vanno indicati con il codice “4” nel quadro RC, più precisamente nella colonna 1 (Tipologia reddito) dei righi da RC1 a RC3. Nella colonna 3 (Redditi) va comunque riportato l’intero ammontare dei redditi percepiti, inclusa la quota esente (6.700 euro), che va invece specificata nella colonna 1 della riga RC5.

Per le spese relative ad interventi di recupero del patrimonio edilizio sostenute dal 26 giugno 2012 al 30 giugno 2013, la detrazione d’imposta, da indicare nella Sezione III A del Quadro RP (Oneri e spese), è elevata dal 36% al 50% e il limite di spesa su cui calcolare tale detrazione è passato da 48.000 euro a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare. La stessa detrazione è estesa agli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza. L’importo detraibile va ripartito in 10 quote annuali da parte di tutti i contribuenti (cade la possibilità per chi ha un’età non inferiore ai 75 o 80 di scegliere una ripartizione rispettivamente in 5 o 3 quote).
La detrazione del 55% per interventi finalizzati al risparmio energetico, da indicare nella Sezione IV del Quadro RP, è stata prorogata al 30 giugno 2013 ed estesa agli interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con quelli a pompa di calore per la produzione di acqua calda sanitaria.
I contributi Ssn versati nel 2012 con il premio di assicurazione di RC Auto sono deducibili esclusivamente per la parte eccedente i 40 euro, che va indicata nella colonna 2 del rigo RP21.
Si possono dedurre dal reddito, fino all’importo di 1.032,91 euro, anche le erogazioni liberali a favore di alcuni istituzioni religiose, da specificare nella riga RP24.

Modifiche anche al secondo Fascicolo. In particolare, nel Quadro RM, la sezione riferita all’imposta patrimoniale sul valore degli immobili detenuti all’estero (IVIE) e a quella sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE) viene sdoppiata in due distinte Sezioni (XV A e XV B), tenendo presente i cambiamenti apportati dalla Legge di Stabilità 2013.

Nel Quadro RT è stata poi inserita la nuova Sezione II-B, dove il contribuente deve indicare la liquidazione dell’imposta sostitutiva del 20% sulle plusvalenze e altri redditi diversi di natura finanziaria, di cui all’art. 67 del DPR 917/1986 (TUIR).

Nel terzo fascicolo, il Quadro CM è stato, infine, sostituito dal Quadro LM, dedicato al nuovo regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (il cosiddetto “regime dei nuovi minimi”), introdotto dall’art. 27 del DL 98/2011 (convertito con modificazioni dalla L. 111/2011).

Le date da segnare nel calendario

Il contribuente dovrà compilare il Modello Unico identificato dalla sigla che riflette il proprio profilo fiscale: PF per le persone fisiche, ENC per gli enti non commerciali, SC per le società di capitali e gli enti commerciali e SP per le società di persone. L’Unico PF, in particolare, dovrà essere presentato dal 2 maggio al 1° luglio 2013, se si rientra nella casistica di quanti possono ancora farlo in forma cartacea, tramite un qualsiasi ufficio postale. La scadenza è posticipata, invece, al 30 settembre nel caso in cui il contribuente scelga la via telematica, trasmettendo direttamente la dichiarazione o avvalendosi di un intermediario autorizzato (ad esempio un commercialista o un CAAF). Tutti i versamenti a saldo derivanti dalla dichiarazione dovranno poi essere eseguiti entro il 17 giugno 2013. Aggiungendo una maggiorazione dello 0,4% a titolo di interesse, è possibile prorogare il pagamento di un mese, entro il 17 luglio. Anche per il 2013 è stato predisposto l’Unico Mini, una versione semplificata dell’Unico PF, destinata ai contribuenti con situazioni contabili poco complesse.

I REGIMI FISCALI DELLA SOCIETÀ GLOBALE – Parte terza (Paradisi fiscali)

Dazi doganali, IVA, diritti postali, paradisi fiscali presenti e potenziali: prima di acquistare all’estero è importante considerare tutte le condizioni che rendono più o meno vantaggiosa l’operazione.

ARTICOLO REALIZZATO PER IL MENSILE OFFICE MAGAZINE DI MAGGIO 2013

per blog paradisi fiscali parte 3(…) Un discorso a parte meritano poi gli acquisti diretti ai cosiddetti paradisi fiscali. Un caso del tutto particolare è costituito dalla Repubblica di San Marino, che, pur non facendo parte dell’Unione Europea, rientra nel territorio doganale comunitario, in virtù di uno specifico accordo firmato nel 1991. Ciò significa che non vi sono dogane e controlli alle frontiere e che il commercio tra San Marino e UE risulta esente da dazi aggiuntivi sulle importazioni.

IMPOSTA SUGLI ACQUISTI DI PRIVATI A SAN MARINO

Il DM 24 dicembre 1993, che disciplina l’applicazione dell’IVA negli scambi tra Italia e San Marino, conferma, all’art. 18, il principio in base al quale, nel caso in cui l’acquirente italiano sia un soggetto privato, i beni devono essere assoggettati all’imposta vigente nel territorio della Repubblica di San Marino. Si ricorda che la legislazione sammarinese non prevede l’IVA, ma un’imposta monofase sulle importazioni (legge 22 dicembre 1972, n. 40), che viene considerata equivalente all’IVA italiana, pur colpendo una sola volta il valore dei beni e servizi importati (viene calcolata sul costo d’acquisto dell’importatore rivenditore, non sul prezzo di vendita al consumatore), con aliquota pari al 17% (6% e 2% quelle ridotte). Lo scorso gennaio, il Governo sammarinese ha, tuttavia, prospettato l’abolizione della “monofase” e l’introduzione dell’IVA, a partire da gennaio 2014.

L’operatore professionale può adottare due diverse procedure fiscali per i propri acquisti rivolti a questo paradiso fiscale: la prima prevede l’addebito diretto dell’IVA italiana in fattura, da parte del cedente sammarinese, e la conseguente annotazione della fattura ricevuta, da parte dell’acquirente italiano, nel registro degli acquisti, per la detrazione; la seconda proceduta prevede l’emissione di una fattura senza indicazione dell’IVA e l’applicazione del sopracitato meccanismo del “reverse charge”, che impone la duplice registrazione nel registro IVA vendite e acquisti. Se la prima pratica offre il vantaggio di ridurre la burocrazia (non si è costretti a una doppia registrazione), la seconda consente di non dover anticipare l’IVA al fornitore sammarinese.

Per contrastare le possibili frodi fiscali, vige inoltre l’obbligo per i soggetti passivi IVA (non per i privati cittadini) di comunicare all’Agenzia delle Entrate tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici localizzati nei Paesi a fiscalità privilegiata (cosiddetti “Black list”, individuati dai decreti ministeriali 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001), tra i quali rientra anche San Marino.

Diverso il caso di paradisi fiscali come Livigno e Campione d’Italia, che – pur permettendo di godere di regimi fiscali particolarmente vantaggiosi – non sono considerati territorio comunitario ai fini IVA e devono per questo sottostare alle stesse regole già viste per gli acquisti extra-UE.

I PRIVILEGI DI LIVIGNO E CAMPIONE D’ITALIA

I due comuni devono le attuali facilitazioni all’isolamento dal restante territorio italiano, imposto – almeno un tempo – dalla loro difficile posizione. Campione rappresenta una piccola exclave italiana (appartiene alla provincia di Como) nel territorio del Canton Ticino in Svizzera ed è fuori dal campo di applicazione dell’IVA italiana: qui si applica, infatti, l’IVA svizzera (8% il tasso ordinario, 3,8% e 2,5% i tassi ridotti). Livigno fa parte della provincia di Sondrio, ma rappresenta una zona extradoganale (o zona franca), beneficiando, per questo, di particolari sgravi fiscali, tra cui l’esenzione IVA. Ciò ha comportato, negli anni, un notevole aumento nel numero di visitatori, che possono acquistare a prezzi particolarmente favorevoli generi quali tabacchi, zucchero, bevande alcoliche, profumi, pur dovendo necessariamente sottostare a determinati limiti quantitativi, fissati allo scopo di evitare flussi illeciti di prodotti privi di IVA e usi diversi da quelli strettamente personali.

Cappellacci Sardegna Zona FrancaLa rosa dei paradisi fiscali italiani potrebbe presto arrivare ad includere anche un’intera regione, la Sardegna. Si tratta dell’ultima battaglia posta in essere dalla giunta regionale di centrodestra guidata da Ugo Cappellacci, che lo scorso 7 febbraio ha deliberato “l’attivazione di un regime doganale di zona franca esteso a tutto il territorio regionale, con perimetrazione coincidente con i confini naturali dell’isola di Sardegna e delle sue isole minori”, come si legge nella richiesta ufficiale – rivolta alle istituzioni europee – di approvazione e conseguente modifica dell’art. 3 del Regolamento CE 450/2008 (il nuovo codice doganale comunitario), che entrerà in vigore il prossimo 24 giugno.

Cappellacci chiede, in sostanza, che vengano riconosciuti i presunti svantaggi, in termini di maggiori costi rispetto agli altri territori nazionali ed europei, derivanti dalla condizione di isolamento insulare, aggravati dal perdurare di una crisi che ha colpito l’intero apparato produttivo.

I fondamenti legislativi sono stati rintracciati nell’art. 119 della nostra Costituzione nazionale e nell’art. 174 del Trattato di Lisbona, che hanno inteso promuovere uno sviluppo armonioso del territorio nazionale e comunitario, attraverso il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale e la riduzione del divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni.

Alla base vi è anche la volontà di limitare il fenomeno dello spopolamento che ha colpito la Regione. Da anni – rilevano i sostenitori della zona franca – si assiste alla delocalizzazione di molte aziende sarde in Paesi dove la tassazione è più favorevole e il prezzo dei carburanti più basso. Attraverso la delibera della Giunta si potrebbe, allora, assistere al rientro di questo fenomeno e, allo stesso tempo, molte imprese potrebbero essere spinte ad avvicinarsi al territorio sardo. Vista poi la collocazione dell’Isola nelle vicinanze del territorio nordafricano, l’attivazione di regimi fiscali agevolati potrebbe aprire importanti prospettive nei rapporti con territori dalle forti potenzialità economiche. La Regione aspira, dunque, a diventare un punto fondamentale per gli scambi economici tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

ZONE FRANCHE SARDE: UNA VECCHIA STORIA

L’istituzione di “punti franchi” in territorio sardo ha, in realtà, origini piuttosto antiche, essendo prevista già dall’art. 12, comma 2, dallo statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3. In attuazione a tale disposizione, il successivo D.Lgs. 10 marzo 1998, n. 75 ha individuato tali “punti franchi” nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili. Le zone franche doganali definite in quell’occasione si limitano, tuttavia, ad apportare delle agevolazioni di tipo “procedurale”, con riferimento alla movimentazione delle merci (rendono esenti solo dal dazio e solo le merci che arrivano e ripartono verso paesi extra UE), non fiscali e finanziarie. Ciò che la giunta intende ora fare è inserire l’intera Sardegna tra i territori extradoganali, arrivare all’extraterritorialità fiscale, abbattendo IVA, accise e riducendo la pressione fiscale di cittadini e imprese.

Secondo alcuni – come i rappresentanti del Movimento 5 Stelle – una simile operazione rappresenterebbe un “suicidio” per due motivi. In primo luogo per la perdita di introiti tributari sia per lo Stato italiano che per la Regione, la quale vedrebbe ridotto il proprio bilancio del 90% (con gravi ripercussioni su sanità, scuole, università e strade). Il secondo rischio sarebbe quello di trasformare la Sardegna in una “terra di conquista”, sede di “qualsiasi forma di traffico o malaffare”, dove si “potrebbe agire in totale assenza di controlli sulla provenienza legale, qualità e certificazione delle merci”. L’alternativa proposta da queste voci contrarie – che criticano tra l’altro aspramente anche le procedura con cui la Giunta ha avanzato la richiesta – è l’attuazione di un “pacchetto di fiscalità di vantaggio e di servizio”, che offra supporto, crescita e lavoro alle imprese insediate sulle aree industriali adiacenti ai maggiori porti sardi (già indicati nel famoso Dgls 75/98), in forza degli articoli 107, 108 e 109 del TFUE (trattato di Funzionamento dell’Unione Europea).

Proposte come quella sarda sono, del resto, il risultato di una pressione fiscale sempre più forte. La concomitanza delle molte scadenze fiscali tra giugno e luglio (Imu, Tares, Irpef, Iva) potrebbe portare ad una vera e propria stangata per i contribuenti, stimata, dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, in circa 31,8 miliardi di euro e, dalla CGIA di Mestre, in circa 25.700 euro, per i soli lavoratori autonomi e piccoli imprenditori. In particolare, a partire dal 1° luglio 2013, l’aliquota IVA ordinaria passerà dall’attuale 21 al 22%, mentre rimarranno inalterate le altre due aliquote (la ridotta al 10% e la super ridotta al 4%). Sempre che non si trovino, nel frattempo, altre risorse per realizzare gli obiettivi di bilancio stabiliti, capaci di garantire il gettito di 4 miliardi (lo 0,25% del Pil) previsto con l’incremento dell’IVA.

Sono in molti – dalle associazioni di consumatori a quelle degli esercenti – a scongiurare l’applicazione della misura, che rischia di “riaccendere una spirale inflazionistica con un ulteriore impatto negativo sui consumi”, come sottolinea il Presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli. Le risorse alternative “vanno trovate con un coraggioso piano di tagli alla spesa pubblica e agli sprechi”, tuona Confesercenti, riportando gli ultimi allarmanti dati sui consumi e sull’anagrafe degli esercizi commerciali: “nel 2012, nel solo commercio al dettaglio, hanno cessato la loro attività più di 64.000 imprese, per un saldo negativo del comparto di più di 20.000 unità”. “A scenario invariato, riteniamo che nel 2013 possa realizzarsi una nuova forte flessione della spesa, nell’ordine di 10 miliardi di euro”. Agli esercenti fa eco il Codacons, che sottolinea come l’aumento dell’IVA peserebbe, su una famiglia di 3 persone, ben 209 euro su base annua. Secondo l’associazione che difende i consumatori, “le famiglie sono nel baratro e due terzi di loro fanno fatica ad arrivare a fine mese” e “le troppe tasse hanno finito e finiranno per essere controproducenti ai fini del risanamento dei conti pubblici”. “Un attentato in piena regola” – conclude il Codacons – la cui soluzione non è mobilitarsi “contro le aperture domenicali”, come fa Confesercenti (“una battaglia antistorica e contro i mulini a vento”), ma “l’abbassamento delle tasse sborsate dal ceto medio-basso che ha pagato per risanare i conti e rimediare ad una crisi creata da banche, speculatori finanziari e politici irresponsabili”.

A preoccupare è, dunque, primariamente l’impatto della nuova imposta sui consumi, che potrebbero essere ulteriormente congelati e dunque finire per vanificare la sostanza della misura. Gli effetti potrebbero, infatti, essere esattamente opposti a quelli sperati, come evidenzia la Coldiretti, nel commentare i dati delle entrate tributarie nel 2012, che rilevano un calo nel gettito IVA di 1,9 punti percentuali.

L’aumento dei prezzi non assicura alle imprese maggiori guadagni, al contrario frena la domanda interna. La spinta inflazionistica potrebbe, allora, ridurre anche il potere d’acquisto, il reddito percepito e la ricchezza messa da parte dalle famiglie italiane.

C’è da augurarsi, in conclusione, che il nuovo Governo decida di rimettere mano al dossier Iva, per evitarne definitivamente il rincaro.

Sanatoria per le mini-liti con l’agenzia delle Entrate, reclamo e mediazione

Le nuove misure introdotte dalla manovra finanziaria e relative al riordino della giustizia tributaria

Il via libera del Consiglio dei ministri alla manovra finanziaria triennale (2012-2014) da 47 miliardi di Euro dovrebbe, nelle intenzioni dichiarate dei suoi promotori, condurre all’ambizioso obiettivo di un bilancio prossimo al pareggio: “un obiettivo politico e quindi civile, etico e morale, una scelta di responsabilità nei confronti dei cittadini e delle nuove generazioni”, ha commentato il ministro dell’Economia Giuliano Tremonti a termine del varo.

Tra le misure adottate figurano quelle relative al riordino della giustizia tributaria e al contenzioso fiscale, con una mini-sanatoria per le liti pendenti con l’Erario di valore fino a ventimila euro.

Innanzitutto, alcune precisazioni lessicali e semantiche per comprendere i confini della manovra: essa permette di definire le liti di quella entità, intendendo, con il termine “definizione”, la possibilità di chiudere la controversia con l’amministrazione finanziaria. Cerchiamo poi di capire quali siano le liti fiscali interessate della manovra: la norma introdotta rimanda alle disposizioni dei vecchi condoni del 2002 (precisamente all’articolo 16 della legge 289/2002), quindi tutti i contribuenti che intendano chiudere i conti potranno fare riferimento ai chiarimenti espressi a suo tempo dall’amministrazione finanziaria; tuttavia alcune peculiarità della nuova sanatoria impongono delle precisazioni in tal senso.

Si fa riferimento alle cosiddette “liti pendenti”, cioè a quelle controversie originate da avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni atto impositivo, di cui è parte l’agenzia delle Entrate, per i quali, al 1° maggio 2011, sia stata proposta impugnazione a mezzo ricorso, con la precisazione che, a quella data, è sufficiente sia stato notificato il ricorso, a prescindere dalla costituzione in giudizio.

Occorre, inoltre, sottolineare come non sembrino essere definibili quegli atti di accertamento per i quali, al 1° maggio, risultino pendenti i termini di impugnazione e il ricorso sia stato presentato successivamente o sia ancora da presentare; in altre parole, gli atti di accertamento non impugnati, ma per i quali risultava ancora possibile il ricorso. Con i vecchi condoni del 2002 tali circostanze risultavano definibili con la sanatoria delle “liti potenziali” (articolo 15 della legge 289/02); nella nuova manovra, invece, esse non sembrano rientrare, poiché si parla delle sole liti pendenti, quindi, in definitiva, ai fini della definizione, si dovrà verificare che alla data del 1° maggio 2011 risulti presentato il ricorso. Anche se poi la disposizione prevede la sospensione, fino al 30 giugno 2012, di tutte le liti fiscali potenzialmente definibili e dei termini per la presentazione dei ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per Cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio.

Ad ogni modo si rinvia ad una serie di provvedimenti dell’agenzia delle Entrate la definizione delle modalità di versamento e di presentazione delle domanda di definizione e «ogni altra disposizione applicativa», perciò è possibile che anche gli atti non ancora impugnati rientrino nella sanatoria.

Con riferimento, invece, all’oggetto delle liti definibili, si tratta di quelle in cui risulti parte l’agenzia delle Entrate, con esclusione, tuttavia, delle controversie riguardanti il rifiuto espresso o tacito alla restituzione di tributi, il diniego o la revoca di agevolazioni (a meno che non sia stato accertato un maggiore tributo), gli avvisi di liquidazione e i ruoli, in particolare relativi agli omessi versamenti dei tributi. Stando, invece, alla circolare 12/E/2003, sarebbero definibili le liti riferite a ruoli che assolvono una funzione di provvedimento impositivo (come quelli che derivano dalla liquidazione e dal controllo formale della dichiarazione).

Per quanto riguarda l’ammontare delle liti definibili, si parla – l’abbiamo detto – di quelle di valore non superiore ai ventimila Euro, a differenza di quanto previsto con il condono del 2002, dove non vi era alcun limite di importo. Si sottolinea, comunque, che tale limite è riferito alle sole imposte oggetto della lite, al netto delle sanzioni e degli interessi collegati. Se, invece, l’ammontare della lite è dato in via esclusiva da sanzioni, si deve tenere conto dell’ammontare delle penalità irrogate. Se il contribuente ha contestato solo in parte l’atto (e, ad esempio, ha presentato acquiescenza per la restante parte), la definizione sarà possibile solo per gli importi implicati nella contestazione. Occorre poi capire se il limite dei ventimila anni riguardi tutti i tributi contestati nell’atto o solo la singola imposta: per come è scritta la norma, pare sia da considerarsi l’atto nel suo complesso.

Il costo per la chiusura delle liti sarà variabile, relazionato al valore della lite e al grado di giudizio: per quelle fino a duemila Euro, sarà dovuta una somma fissa di 150 Euro, mentre per quelle oltre i duemila e fino a ventimila Euro, il prelievo sarà in misura percentuale al valore della lite. In particolare, del 10%, se a vincere l’ultima o unica pronuncia dei giudici è stato il contribuente; del 50% se a vincere è stata l’amministrazione finanziaria; infine del 30% nel caso in cui i giudici di primo grado non si siano ancora pronunciati.

Passiamo ora alla procedura da realizzare: il pagamento della quota individuata dovrà avvenire entro il 30 novembre 2011, mentre le domande per avere accesso alla definizione potranno essere presentate fino al 31 marzo 2012. Gli uffici dell’amministrazione finanziaria dovranno poi trasmettere alle commissioni tributarie, ai tribunali, alle corti di appello e alla Cassazione, entro il 15 luglio 2012, l’elenco delle liti pendenti per le quali sia stata presentata l’istanza di definizione. Entro il 30 settembre 2012 gli uffici dovranno verificare la correttezza della definizione e comunicare la regolarità della domanda presentata; entro la stessa data dovranno, inoltre, trasmettere l’eventuale diniego della definizione, dovuto, ad esempio, ad errori nel versamento.

Con riferimento sempre alle liti fino a ventimila Euro, vengono introdotti anche due nuovi istituti, il “reclamo” e la “mediazione”, modificando la procedura prevista dalle disposizioni in materia di contenzioso tributario. A partire dagli atti impugnabili dal 1° gennaio 2012, chi intende proporre ricorso sarà obbligato a presentare preventivamente, ed entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento, un “reclamo” allo stesso ufficio dell’agenzia delle Entrate che ha emesso l’avviso (avvalendosi delle disposizioni attualmente previste per l’assistenza tecnica, per i requisiti, per i termini e le modalità di presentazione), pena l’inammissibilità del ricorso stesso.

Lo scopo della misura sembra essere quella di decongestionare le Commissioni tributarie, riducendo il numero delle pendenze giudiziarie e concentrando, quindi, gli impegni e le risorse sulla gestione rapida dei procedimenti. L’assenza, tuttavia, di un mediatore indipendente e imparziale riduce, in realtà, le probabilità di successo del nuovo strumento, poiché non si capisce come possa lo stesso ente che ha emesso l’atto accertativo essere disponibile ad una sensibile revisione della propria pretesa.

Il reclamo potrà contenere una proposta di mediazione, che indichi la rideterminazione dell’ammontare della somma pretesa. L’ufficio destinatario del reclamo, se non intende giungere all’annullamento totale o parziale dell’atto e nemmeno accogliere la proposta di mediazione formulata dal contribuente, formula a sua volta una controproposta di mediazione, che il contribuente può accettare o meno. Decorsi 90 giorni senza che sia stato accolto reclamo o perfezionata la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso e da questa data decorrono i termini per la successiva costituzione in giudizio del ricorrente e della parte resistente (un esemplare del reclamo deve essere depositato presso la Commissione tributaria provinciale entro 30 giorni). Nel caso invece in cui il reclamo venga respinto prima dei 90 giorni previsti, i termini decorrono dal ricevimento del diniego o, in caso di accoglimento parziale, dalla notificazione del relativo atto. Se poi si finisce davanti al giudice tributario, la parte soccombente nel giudizio è condannata al pagamento di una somma aggiuntiva alle spese di giudizio, pari al 50% di queste, a titolo di rimborso per gli oneri sostenti nella nuova procedura di mediazione; resta ferma, comunque, la possibilità del giudice di compensare, parzialmente o per intero, le spese, laddove ricorrano giusti motivi, indicati esplicitamente nella motivazione della sentenza.

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Agenzia delle Entrate: spinta all’informatizzazione e calo dei rimborsi e delle compensazioni

Complessivamente considerati ammontano a 39,5 miliardi i rimborsi e le compensazioni erogati nel 2010, con una riduzione, rispetto al 2009, del 20% e con un risparmio di 6,6 miliardi dalle compensazioni indebite

Circa 39,5 miliardi nel 2010, contro i 49,4 miliardi nel 2009: sono queste le cifre riferite all’ammontare complessivo dei rimborsi e delle compensazioni erogati dall’Agenzia delle Entrate.

Registrato, quindi, un calo pari a circa 20 punti percentuali in un solo anno, fenomeno legato, da una parte, alla riduzione nell’ammontare dei crediti da rimborsare, dall’altro, alle misure poste in essere per contrastare le compensazioni illecite, grazie alle quali sono stati risparmiati ben 6,6 miliardi di euro.

A tutto questo si aggiunga il fatto che l’Agenzia segnala di aver portato nelle casse dell’Erario più di 10,6 miliardi di euro nel 2010, contro i 9,1 miliardi del 2009. In un comunicato ufficiale si parla, in particolare, di “strategia vincente del Fisco sulla strada del recupero dell’evasione” e si sottolinea come, aggiungendo ai soli “incassi derivanti direttamente dall’attività di accertamento e di liquidazione delle dichiarazioni, anche i 480 milioni di riscossioni da ruolo relative a interessi di mora e maggiori rateazioni”, l’importo complessivo delle somme rese disponibili ai conti pubblici e sottratte all’evasione raggiunge gli oltre 11 miliardi di euro.

Si è dimostrato particolarmente fiducioso Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso della puntata di ieri di Sky Tg 24 Economia, evidenziando come nel 2011 i risultati della lotta all’evasione fiscale potrebbero essere addirittura migliori di quelli ottenuti con riferimento al 2010. «Più che una previsione – ha spiegato – è un augurio perché siamo all’inizio dell’anno. Ma i segnali sono positivi». «Nei primi due mesi e mezzo stiamo confermando i risultati del 2010 e forse riusciremo a fare qualcosa di più».

Nei giorni scorsi Befera, con riferimento al risultato ottenuto sulle compensazioni, aveva sottolineato, inoltre, come esso fosse «frutto del grande lavoro condotto dalla task force dell’Agenzia che ha potuto contare anche sul contributo dei professionisti». Pure Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) sottolineava la rilevanza del contributo di natura professionale: «C’è stata una vera e propria cooptazione dei commercialisti, affinché attestino nell’interesse dello Stato la conformità delle dichiarazioni Iva dei contribuenti che chiudono a credito con la sottostante documentazione. I risultati evidenziati da Befera testimoniano la validità della scelta operata dall’amministrazione».

Un altro elemento di grande novità, che emerge dai dati rilevati dall’Agenzia, riguarda lo slancio verso l’informatizzazione nel rapporto tra l’Agenzia stessa e i contribuenti. Nel 2010 sono state circa 43 milioni le dichiarazioni fiscali inviate online, 2,5 le cosiddette “altre comunicazioni telematiche”, 2,8 milioni gli atti pubblici registrati digitalmente, e 172 mila i contratti di locazioni che hanno viaggiato nel web.

Con riferimento, poi, ai versamenti eseguiti tramite modello F24, si rileva come, ad usare il cartaceo, siano state 36,6 milioni di unità a fine dello scorso anno, contro gli 85 milioni del 2001; i modelli inviati telematicamente sono stati, invece, nel 2010, 87,2 milioni, contro l’1,3 milioni del 2001. In particolare è a partire dal 2006 – quando è diventato obbligatorio per alcune categorie di contribuenti (come le società di capitali, gli enti pubblici e privati che esercitino attività commerciali) l’utilizzo del modello F24 telematico – che si è registrato un forte incremento nell’utilizzo della forma digitale, passando da 6,1 milioni di unità nel 2005, ai 14,3 milioni. Successivamente, nel 2007, quando l’obbligo dell’F24 telematico è stato esteso a tutti i contribuenti titolari di partita Iva, si è passati a ben 71,7 milioni unità, e nel 2008, quando l’estensione ha coinvolto le PA titolari di conti di tesoreria presso la Banca d’Italia, si sono raggiunti gli 84,2 milioni. Parallelamente è cresciuto anche il numero di utenti abilitati ai servizi telematici Fisconline, dedicato alle persone fisiche e alle piccole imprese, ed Entratel, cui si rivolgono i professionisti e le medie e grandi imprese: mentre nel 2001 gli iscritti ai due canali erano poco meno di 87 mila, nel 2010 si è passati a ben 1,5 milioni.

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Le novità del 730 contenute nella circolare 14/E

Rimborso relativo alle somme erogate negli anni 2008 e 2009 a titolo di incremento della produttività e assoggettate a tassazione ordinaria, presentazione telematica del 730 al proprio sostituto d’imposta, istruzioni sulla trasmissione del risultato contabile contenuto nei mod. 730-4

Con l’intenzione di dettagliare tutte le novità introdotte nelle procedure di adempimento agli obblighi di dichiarazione dei redditi 2011, l’Agenzia delle Entrate ha emesso, lo scorso 14 marzo, la circolare n. 14/E, avente, appunto, ad oggetto “Modello 730/2011 – Redditi 2010 – Assistenza fiscale prestata dai sostituti di imposta, dai Centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e dai professionisti abilitati”.

La prima di tali novità riguarda le modalità usate per calcolare il rimborso delle imposte pagate in relazione a delle somme erogate nel 2008 e nel 2009 a titolo di incremento della produttività e assoggettate a tassazione ordinaria invece che ad imposta sostitutiva; il contribuente può – precisa la circolare –  chiedere il rimborso, nell’ambito dell’assistenza fiscale, presentando il 730/2011 “a un CAF o a un professionista abilitato nonché al sostituto d’imposta in determinati casi”, purché sia in possesso di “un CUD che ne certifica la corresponsione”. Chi è chiamato a prestare assistenza fiscale avrà, allora, l’importante compito di ricalcolare il reddito di lavoro dipendente per gli anni in questione, le detrazioni legate al reddito complessivo e l’importo da rimborsare.

La circolare, addentrandosi nell’ambito dei compensi, sottolinea anche come il contribuente che abbia presentato “una dichiarazione modello 730 debitamente e correttamente compilata in tutti i campi relativi alla documentazione prodotta e a quelli riferiti alle proprie condizioni familiari e comunque rilevanti ai fini fiscali” non sia tenuto a corrispondere alcun corrispettivo al centro di assistenza fiscale o al professionista abilitato (assistenza fiscale indiretta). Un corrispettivo può essere, invece, richiesto al contribuente “nelle ipotesi di prestazioni di altre attività quali, ad esempio, la richiesta da parte del contribuente di essere informato direttamente dal CAF o dal professionista su eventuali comunicazioni provenienti dall’Agenzia delle entrate”; oppure nel caso in cui “il contribuente, con la compilazione del rigo 13 del quadro F del modello 730/2011, abbia richiesto il rimborso per somme erogate a titolo di incremento della produttività negli anni 2008 e/o 2009 assoggettate a tassazione ordinaria”, poiché, “per il calcolo del rimborso richiesto, il soggetto che presta l’assistenza deve effettuare una nuova liquidazione per ognuna delle pregresse annualità interessate”. In caso di assistenza fiscale diretta (svolta cioè da un proprio sostituto di imposta), la richiesta di rimborso delle imposte relative a somme erogate per incremento della produttività potrà essere effettuata solo se lo stesso sostituto ha fornito l’assistenza fiscale per l’anno o gli anni cui si riferiscono le somme erogate, o se, per gli stessi anni, il dipendente non ha presentato la dichiarazione dei redditi, poiché esonerato, e ha un solo CUD rilasciato dallo stesso sostituto.

Il contribuente dovrà consegnare il modello 730 compilato e sottoscritto – “unitamente al modello 730-1 per la scelta della destinazione dell’8 per mille dell’Irpef e del 5 per mille dell’Irpef, anche se non compilato, nell’apposita busta chiusa” – entro sabato 30 aprile 2011, se è destintato al proprio sostituto d’imposta, entro martedì 31 maggio 2011, se il è destinato a un CAF o a un professionista abilitato.

Altro elemento di forte innovazione è rappresentato, con riferimento all’assistenza diretta prestata dal sostituto d’imposta, dalla possibilità di “utilizzare i sistemi informatici per la presentazione del 730 da parte del dipendente e per la consegna da parte del sostituto della dichiarazione elaborata, nel rispetto delle regole di sicurezza e di agibilità per garantire nell’utilizzo di tale procedura sia il dipendente che il sostituto”. Il contribuente potrà quindi presentare telematicamente la dichiarazione al proprio sostituto d’imposta, “purché il sostituto abbia provveduto all’istituzione di un sito internet dedicato e abbia fornito i dipendenti di utenza e password personali” e ferma restando la consegna “in forma cartacea per mezzo di apposita busta chiusa” del modello 730-1. A sua volta il sostituto potrà utilizzare la modalità telematica per consegnare ai sostituiti, entro il 31 maggio, la copia della dichiarazione elaborata e il prospetto di liquidazione (730-3). In questo caso, oltre ad essere in possesso dei codici personali, i contribuenti devono essere avvisati in merito alla disponibilità della dichiarazione elaborata sul sito dedicato, poter stampare il modello e “ricevere apposita informazione della necessità di stampare e sottoscrivere la dichiarazione e conservarla”.

Ultimo punto di novità è costituito dalle “istruzioni relative alla trasmissione telematica del risultato contabile contenuto nei mod. 730-4”. Nella circolare si sottolinea, infatti, che il risultato finale delle dichiarazioni è reso disponibile, in via telematica, “ai sostituti d’imposta dall’Agenzia delle entrate a seguito della trasmissione telematica effettuata dai CAF ai sensi dell’16 del decreto ministeriale n. 164 del 31 maggio 1999”; si fa poi riferimento ad un modello (“Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai mod. 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate”) approvato da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 25 febbraio 2011 e che dev’essere compilato dai sostituti d’imposta e trasmesso entro il 31 marzo. Si precisa, infine, che “poiché il modello di comunicazione […] richiede l’indicazione di nuovi dati per l’identificazione del sostituto d’imposta deve essere presentato anche da chi negli anni scorsi ha già partecipato al flusso telematico dei modelli 730-4”.

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Meno tasse per gli investimenti nella cultura

Secondo la legge sono pienamente deducibili dal reddito delle impresa le erogazioni liberali in denaro a favore di enti e istituzioni no profit che realizzino attività legate ai beni culturali e allo spettacolo: la domanda deve arrivare entro il 31 gennaio

 

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela e valorizza il patrimonio storico e artistico della nazione”.

Ricordare l’art. 9 della nostra Costituzione aiuta a salutare con particolare favore qualsiasi iniziativa che intenda incoraggiare persone fisiche, imprese ed enti non commerciali ad investire nel valore fondamentale della cultura, e nella crescita economico-sociale del Paese che da essa deriva, passando per la comune azione di risorse pubbliche e private. Meno tasse per chi investe nella cultura: è questo lo slogan che riassume il senso dell’importante possibilità offerta, dall’azione congiunta di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Agenzia delle Entrate, a chi si è dimostrato particolarmente generoso con la cultura nel contesto italiano.

Entro il 31 gennaio 2010 i soggetti Ires possono, infatti, inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione riferita alle eventuali erogazioni liberali in denaro effettuate nel corso del 2010 a favore di istituzioni ed enti non aventi scopo di lucro e che realizzino attività legate ai beni culturali e allo spettacolo. Come si legge nel sito del Mibac, queste erogazioni liberali rappresentano delle “liberalità in denaro a favore del settore pubblico o del settore privato no profit che possono costituire fiscalmente, a secondo della tipologia del soggetto erogatore, oneri deducibili dal reddito (imprese) o oneri detraibili dall’imposta sul reddito (persone fisiche e enti non commerciali)”. A differenza di persone fisiche ed enti, che potranno beneficiare di sgravi fiscali pari al 19% (così come previsto dall’art. 15, comma 1, lettera h) del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. 917/1986), per le imprese è prevista una deducibilità piena, pari cioè al 100%, senza alcun limite, né assoluto né percentuale (così come previsto dall’art. 100, comma 2, lettera m) del Testo Unico).

Da quest’anno, inoltre, le imprese che hanno effettuato questo tipo di erogazioni vedranno semplificare notevolmente le procedure per ottenere l’agevolazione: «fino allo scorso anno era necessario inviare due moduli, uno al ministero dei Beni Culturali e l’altro alle Agenzie delle Entrare – spiega Maria Laura Bacci, funzionario del Mibacda quest’anno, invece, è necessario inviare un solo modulo. L’erogatore lo invierà all’Agenzia delle Entrate, mentre il beneficiario soltanto al Mibac. Inoltre è stato reso più comprensibile il modulo che ad alcuni utenti sembrava complicato». A snellire tali procedure, è intervenuto, in particolare, il decreto ministeriale 19 novembre 2010 che ha previsto, appunto, il rispetto, per ciascuna delle parti coinvolte, di un solo obbligo di comunicazione: l’erogatore, dunque l’impresa, deve dichiarare l’erogazione per via telematica esclusivamente all’Agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio 2011 e tramite il software di compilazione, disponibile da fine dicembre sul sito http://www.agenziaentrate.gov.it; il beneficiario deve dichiarare l’erogazione ricevuta, sempre entro il 31 gennaio 2011, al Ministero per i beni e le Attività Culturali, tramite il nuovo modello per i soggetti beneficiari presente nel sito dello stesso Mibac, specificando i dati della propria organizzazione, quelli dei soggetti donatori, e precisando, per ogni donazione e ogni soggetto erogatore, la cifra versata e le finalità ricercate.

A definire le tipologie di enti che possono essere destinatari di erogazioni liberali in denaro, è il D.M. 3 ottobre 2001 del Ministero per i beni e le attività culturali, così come modificato dal D.M. 19 novembre 2010: lo Stato, gli enti locali e le persone giuridiche costituite da soggetti pubblici e tutti gli altri soggetti dotati di personalità giuridica, anche privata, che realizzino attività culturali.

È previsto, infine, un meccanismo in base al quale, nel caso in cui le donazioni in denaro superino i 139 milioni di euro, la tassazione riferita alla parte eccedente tale cifra è posta in capo ai destinatari della donazione stessa, tuttavia, finora, nessuna delle somme elargite ha superato tale soglia.

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Accordo Inps e Agenzie delle Entrate contro l’evasione fiscale e contributiva

Banche dati condivise, coordinamento operativo e strategie mirate di intervento, per permettere l’individuazione di eventuali frodi e il conseguente recupero dei crediti, il tutto nel rispetto delle norme sulla privacy

Siglato, giovedì 18 novembre, un accordo tra il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, e il Presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua: si tratta di un accordo bilaterale di durata quinquennale che, instaurando una certa sistematicità nello scambio di informazioni online e potenziando la rete dei controlli, intende primariamente avviare una rapida ed efficace azione di recupero dell’evasione fiscale e contributiva.

Sottolinea Mastrapasqua come «la nuova convenzione tra Inps e Agenzia delle Entrate» confermi «la stretta collaborazione tra due soggetti importanti della Pubblica Amministrazione che perseguono insieme il duplice obiettivo di recuperare risorse per il Paese e di contrastare l’illegalità. L’evasione fiscale e contributiva non produce solo un mancato incasso, ma coincide quasi sempre con una indebita prestazione sociale sotto forma di aiuti e sussidi a chi non ne avrebbe titolo se non fosse evasore. La Pubblica Amministrazione che cambia si contraddistingue per questa duplice attenzione, che si qualifica in un unico obiettivo: il miglior servizio per il Paese».

Alla base dell’accordo vi sarebbero una cooperazione ed un coordinamento di natura operativa, capaci di facilitare l’individuazione di eventuali frodi e il conseguente recupero dei crediti. Per permettere dei controlli incrociati, parti significative dei rispettivi database informatici verranno condivisi: L’Agenzia delle entrate, in particolare, sfrutterà le informazioni presenti nei registri Inps per cogliere la posizione delle imprese nei confronti del Fisco, confrontando eventualmente tale posizione con i risultati degli studi di settore. A sua volta l’Inps avrà libero accesso all’Anagrafe tributaria, allo scopo di verificare la situazione economico-reddituale dei contribuenti (sia persone fisiche, sia aziende e datori di lavoro) e valutarne, quindi, la possibilità effettiva di ricevere prestazioni sociali agevolate.

«Con questa convenzione – afferma Befera – si rafforza una strategia condivisa di recupero dell’evasione che punta sulla collaborazione tra i diversi enti della fiscalità per realizzare analisi di rischio sempre più puntuali ed efficaci. La consultazione e gestione coordinata degli archivi informatici, infatti, ci consente di programmare controlli più selettivi, incoraggiando nello stesso tempo l’adesione spontanea dei contribuenti».

Delle misure tecnologiche all’avanguardia e l’istituzione della figura del cosiddetto “supervisore”, con il compito di abilitare l’accesso ai database, garantiranno, poi, il rispetto delle leggi in materia di privacy, così come prescritto dal Garante.
Vale la pena sottolineare, infine, come l’accordo descritto non si limiti a permettere lo scambio costante di informazioni, ma solleciti la realizzazione di una serie di azioni congiunte e mirate su contribuenti individuati autonomamente dalle due istituzioni, evitando l’inutile sovrapposizione di organi addetti alle ispezioni. Le rispettive strutture regionali di Inps e Agenzia delle Entrare dovranno realizzare periodicamente degli incontri, nel corso dei quali individuare tali strategie mirate di intervento, tenendo conto delle indicazioni fornite a livello centrale.