Banda larga: emergenza contesto italiano

Tramite la Relazione 2011, Calabrò presidente Agcom, lancia l’allarme sulla necessità di potenziamento della banda larga italiana e delinea l’attuale situazione della società dell’informazione

Presentando al Parlamento, martedì 14 giugno, la Relazione annuale Agcom sull’attività svolta e su quella in programma, Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha evidenziato le carenze di un Paese che, nell’attuale situazione, rischia di rimanere irrimediabilmente indietro nella rapida corsa mondiale allo sviluppo della banda larga.

La rete – sottolinea il presidente – “è la spina dorsale della moderna intelligenza collettiva, della nuova economia; è il tessuto connettivo della società non localizzata d’oggi, dell’ecosistema digitale”. Tuttavia, prosegue, “c’è scarsa consapevolezza delle potenzialità delle tecnologie della società dell’informazione; il che relega queste ultime a uno dei tanti strumenti di sviluppo economico, mentre esse possono invece dare una spallata a un sistema imballato”.

In particolare, sarebbe il settore delle Tlc la possibile “chiave di volta della rivoluzione digitale”, poiché tale settore, “abilitando l’innovazione”, può giungere a “cambiare radicalmente i paradigmi dell’economia e della società. Al giorno d’oggi nessun altro settore è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo sviluppo del Paese, in un momento in cui ne abbiamo assoluto bisogno. Soprattutto per le generazioni future”.

La forza di tali polemiche dichiarazioni risiede soprattutto nei numeri presentati: una percentuale di abitazioni italiane connesse alla banda larga (connessioni fisse e mobili) inferiore al 50%, contro una media europea del 61%; un 18% della popolazione servita da ADSL sotto i 2 Mbit al secondo; un 4% di digital divide ancora da colmare. “Siamo sull’orlo della retrocessione in serie B. E questo potrebbe precludere all’Italia la possibilità di estendere il servizio universale alla banda larga”.

Il quadro di sintesi realizzato non trascura alcuni aspetti dal segno positivo. Buoni, ad esempio, i dati relativi alla penetrazione della telefonia mobile, visto il numero crescente di utenti per la banda larga in mobilità: con la media di una sim e mezza per abitante, si contano 12 milioni di italiani che navigano dal cellulare e il valore complessivo di Internet in mobilità ha conosciuto nel 2010 un incremento del 7% rispetto al 2009, attestandosi a oltre 1.100 milioni di euro. Nel primo trimestre 2011, inoltre, erano ben 6 milioni le chiavette Internet utilizzate.

Calabrò ha parlato anche di una crescita italiana nella penetrazione della banda larga fissa, con un passaggio dal 20,6% dello scorso anno, al 22% di quest’anno; si tratta di un segnale certamente positivo, tuttavia non sufficiente a colmare lo scarto nei confronti del contesto europeo, dove la percentuale di penetrazione è del 26%. Rispetto al mobile, “nella rete fissa la situazione è più stagnante, sebbene oltre 5 milioni di linee siano attive in unbundling e nonostante il miglioramento della qualità della rete”. Il problema non sarebbe soltanto di natura infrastrutturale, ma anche e soprattutto culturale: “Il modello della connessione dal computer fisso ancora non si afferma: non ci si abbona alla banda larga anche quando è disponibile e spesso anche con tariffe promozionali convenienti”.

Doppio è stato, poi, l’appello per il potenziamento, da una parte, della rete cellulare e, dall’altra, del network a banda larga.
L’ipertrofia di dati rischia di generare un collasso della rete mobile; da qui la richiesta di liberare le frequenze destinate alla banda larga mobile, chiedendo uno sforzo al governo nell’offrire incentivi alle emittenti private: “più che mai necessaria, più che mai indifferibile, è dunque la gara per l’assegnazione di ulteriori frequenze alle telecomunicazioni mobili prevista dalla Legge di Stabilità 2011”. “Condizione fondamentale per il successo della gara è però la disponibilità in tempi ravvicinati di frequenze da assegnare, liberando senza indugi quelle ancora occupate dal Ministero della Difesa e dalle televisioni private, e prevedendo anche degli incentivi per la liberazione anticipata”.

Con riferimento alla rete di nuova generazione a banda larga, Calabrò ha spinto per una soluzione al tavolo Romani, sottolineando il ruolo determinante della Cassa depositi e prestiti e i limiti eccessivi del quadro regolatore europeo per gli interventi pubblici sull’Ngn. A tal proposito, la situazione sembra essere anche penalizzata dalla presenza dei cosiddetti “over the top” (Google e Facebook tra tutti), i quali “sviluppano servizi ad alto margine e non pagano agli operatori di telecomunicazione un pedaggio proporzionato al valore che estraggono dalla rete, proprio nel momento in cui gli operatori avrebbero maggior bisogno di risorse per investire nelle reti di nuova generazione”.

Esploso e consolidato ormai il fenomeno dei social network: 19 milioni sono gli italiani iscritti a Facebook (siamo al settimo posto) e 200 milioni sono i frequentatori di Twitter. Tale fenomeno “sta cambiando la società, il costume, le forme di democrazia, l’uso dei diritti”; “i social network si rivelano ineguagliabili per fare degli individui gruppo” e, di conseguenza, “anche i comportamenti personali ne risultano fortemente influenzati: alla riservatezza è subentrata l’ostensione, e talora l’ostentazione, dell’intimità”. La sfera privata diventa “di dominio pubblico”.

Pubblicato su: PMI-dome

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