EVENTI – Robotica 2010 quest’anno sarà più business oriented

Torna la rassegna italiana dedicata al mondo dei robot umanoidi e dei service robot, con l’intento di mettere in relazione tra loro ricercatori, imprenditori e istituzioni finanziarie

Dal 17 al 19 novembre prenderà il via, presso la Fiera di Milano Rho, Robotica 2010, seconda edizione dell’unica rassegna italiana interamente dedicata al mondo dei robot umanoidi e dei service robot. Nato con l’intenzione di mettere in comunicazione tra loro differenti soggetti operanti nel settore e decisi a comprenderne le prospettive commerciali, l’evento viene presentato dai suoi promotori come un momento di “grande sinergia fra ricerca scientifica, industria e innovazione tecnologica, chiave per uno sviluppo industriale ed economico reale e dotato di solide radici”.

Anche in questa seconda edizione continueremo sulla strada che, primi in Italia, abbiamo intrapreso lo scorso anno”, sottolinea Marco Pinetti, Presidente di ArtEnergy Publishing, la società che organizza l’evento. “Robotica 2010 sarà pertanto ancora una volta dedicata a un’innovativa serie di prodotti al servizio dell’uomo e della qualità della vita, i robot cosiddetti non-manufacturing o service robot, macchine automatizzate che si prestano a diversi impieghi, da quelli per il tempo libero e l’entertainment all’uso educativo, dalle applicazioni domestiche a quelle nel settore medico e nelle situazioni di pericolo. Coniugando, secondo la formula che abbiamo sperimentato con successo nel corso della prima edizione della rassegna, l’aspetto ludico a quello scientifico”.

Rispetto all’edizione precedente, tuttavia, Robotica 2010 avrà un format più spiccatamente business oriented, poiché si è partiti “dalla convinzione che la robotica umanoide e di servizio stia passando dalla fase prototipale e di ricerca a quella dell’industrializzazione e del mercato”, spiega ancora Pinetti. “Forse ci vorranno ancora anni, ma il nostro tentativo è quello di cominciare a mettere in relazione ricercatori, imprenditori e istituzioni finanziarie per capire quali saranno i primi ambiti di applicazione delle numerose ricerche in atto e quali saranno le prospettive industriali e commerciali di un settore che si prospetta molto promettente”.

Robotica 2010 non vuole essere una Disneyland dei robot”, precisa Roberto Bombonati, Project Manager della rassegna, “quanto piuttosto mettere in mostra le applicazioni concrete della robotica, in un ottica tipicamente business to business. Fondamentalmente, la manifestazione sarà una piazza, un luogo d’incontro tra aziende e ricercatori che operano in questo settore di frontiera, ancora in larga parte da inventare”.

Quello della robotica rappresenta, è utile ricordarlo, un ambito considerato piuttosto promettente, seppur “ancora in larga parte da inventare”, in continua evoluzione. Nell’ultimo decennio, numerosi sono stati i passi avanti compiuti, ad esempio nel campo della sensoristica e della computer vision. Sempre più invasiva si è fatta la presenza di robot in campo medico, nell’esplorazione spaziale e, nell’uso personale-domestico (i cosiddetti “robot pulitori”). Stando al rapporto “World Robotics 2009 Service Robots”, pubblicato dal dipartimento statistico dell’IFR (International Federation of Robotics), nel quadriennio 2009-2012 saranno circa 49.000 i nuovi robot utilizzati per uso professionale e le applicazioni maggiormente in crescita saranno quelle per la difesa, il soccorso e la sicurezza, per l’uso agricolo e zootecnico e per la logistica.

A conferma del crescente interesse verso tale ambito, le realtà del mondo scientifico e accademico coinvolte in questa seconda edizione si sono notevolmente arricchite, con l’ingresso, tra le altre, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e della Divisione di Robotica dell’Enea. Al Comitato scientifico della manifestazione si sono aggiunte cinque prestigiose personalità (passando da sette a dodici) che rappresentano l’eccellenza nazionale del settore, e, accanto alle tradizionali aree espositiva e demo, è stata posta particolare attenzione ai convegni e ai workshop (8 sessioni, circa 50 fra relatori ed esperti coinvolti). Si è cercato, inoltre, di favorire dei momenti d’incontro B2B volti a promuovere iniziative di trasferimento tecnologico e di supporto alla competitività, e si è inteso mettere a confronto “il mondo della ricerca avanzata e delle spin-off accademico-universitarie con quello delle imprese, della ricerca industriale e della didattica”.

Numerose saranno le novità e le attrattive che verranno presentate in tale cornice. Ad esempio il robot spazzino Dustbot, un sistema robotico per la raccolta differenziata, creato da ARTS Lab, che rappresenta la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. HydroNet, robot “galleggiante” frutto di un progetto di ricerca europeo sulle nuove tecnologie per il monitoraggio delle acque superficiali e la prevenzione dell’inquinamento marino. Le capsule endoscopiche del Progetto Vector (Versatile Endoscopic Capsule for gastrointestinal TumOr Recognition and therapy), con l’obiettivo di eliminare i tumori gastrointestinali attraverso la diagnosi medica preventiva.

Robotica 2010, infine, garantirà forti sinergie con i paralleli saloni presenti a Milano Fiera in quei giorni: HTE-hi.tech.expo, la terza edizione del salone delle tecnologie innovative, EIV, la prima mostra-convegno per l’industria dei veicoli e dei trasporti elettrici e intelligenti, WEM EXPO, prima fiera internazionale dell’industria manifatturiera degli avvolgimenti, dell’isolamento e dei motori elettrici. Questi eventi si svolgeranno complessivamente su una superficie espositiva di oltre 10.000 metri quadri, con la partecipazione di 140 espositori provenienti da 18 Paesi.

Data evento: 17 novembre 2010
Località evento: Rho – Strada Statale del Sempione, 28
Regione: Lombardia

Link ufficiale dell’evento: http://www.fieramilano.it/portal/page?_pageid=36,1,36_64507&_dad=portal&_schema=PORTAL

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La rivoluzione del digitale: un nuovo paradigma sociale ed economico

I dati emersi dalla seconda edizione dell’Osservatorio Smau-School of management Politecnico di Milano rivelano una crescita del 13% del mercato digitale consumer, imponendo una riflessione sull’importanza dell’esperienza digitale

Arrivati a questo punto, forse Nicholas Negroponte direbbe che lui già l’aveva detto e in tempi sicuramente tutt’altro che sospetti. Con la minuziosa attenzione dello scienziato e con la sapiente carica dirompente del visionario, egli descriveva “l’essere digitali” come un modo di vivere, come un qualcosa che è ormai inevitabilmente parte della nostra realtà, come una rivoluzione che assume le caratteristiche dell’ossimoro, nel momento in cui implica un abbandono della realtà fisica fatta di cose palpabili e l’adesione ad un mondo senza confini, globale, simile a quello esperito dal bambino. Dall’atomo al bit, che “non ha colore, dimensione o peso”, che “può viaggiare alla velocità della luce”, che rappresenta “il più piccolo elemento atomico del DNA dell’informazione” e che, infine “è un modo di essere” [N. Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer, 1995].

Certo a distanza di dieci anni di cose ne sono cambiate molte, ma sicuramente le teorie di Negroponte trovano, ancora oggi, piena applicazione e anzi, a quella grande “rivoluzione” che è il passaggio al digitale, si accompagnano tante “microrivoluzioni”. Come sottolinea, ad esempio, Matteo Discardi con riferimento alle modalità sensoriali di approccio al nuovo dispositivo iPad, dove “la sola interazione eseguibile con un doppio tap su di un punto nel display, che permette di ingrandire o rimpicciolire parte della visualizzazione”, “diviene irrinunciabile dopo il primo tentativo, una interazione naturale ma estremamente importante” [M. Discardi, iPad, Mondadori 2010].

Ciò che, tuttavia, ci preme sottolineare in questa sede è non solo la portata sociale e culturale del fenomeno di convergenza al digitale, ma anche la sua portata economica.

La nostra testata telematica vi ha già dato brevemente notizia della sorprendente fotografia dei mercati digitali italiani che emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Smau – School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca è stata illustrata a Milano, nell’ambito della conferenza stampa di presentazione di Smau 2010 (acronimo di Salone Macchine e Attrezzature per l’Ufficio), la 47ª edizione dell’esposizione internazionale di Information and Communication Technology, un “appuntamento di riferimento per imprenditori, decisori aziendali, dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni e operatori del settore interessati a sviluppare il proprio business attraverso le soluzioni tecnologiche più avanzate, i migliori partner e i casi di successo più significativi”, come si legge nel sito dedicato. Aprendo una piccola parentesi, le stime parlano di oltre 46 mila visitatori per quest’evento della durata di tre giorni, dal 20 al 22 ottobre, che si comporrà di una parte espositiva e un’articolata offerta di convegni e incontri (workshop).

Nonostante Smau sia una fiera pensata principalmente per un approccio di tipo business to business, la ricerca presentata ieri ha inteso analizzare la dinamica dei mercati digitali consumer, cioè l’insieme di quei mercati rivolti al consumatore finale e basati su piattaforme digitali: Internet (non solo navigazione, ma anche servizi di e-mail e instant messaging), Sofa-Tv (intendendo, con questo termine, tutte le televisioni digitali che vengono fruite tipicamente tramite lo schermo televisivo, per così dire, “tradizionale”) e Mobile. Nel 2010 tali mercati hanno registrato un tasso di crescita pari a 13 punti percentuali, rispetto al 2009, generando, di conseguenza, un giro d’affari complessivo di 11,5 miliardi di Euro. Precisiamo che la ricerca ha indagato su: vendite di prodotti e servizi non digitali tramite canali digitali; vendite di contenuti e servizi digitali a pagamento tramite canali digitali; advertising realizzato in qualsiasi forma, purché veicolata da canali digitali. Esclusi, invece, sono stati i ricavi derivanti dall’accesso e dal traffico dati, dalla vendita di device hardware ed, infine, dalla vendita di contenuti digitali (ad esempio giochi) su supporti fisici.

Date queste premesse, cerchiamo di comprendere più da vicino i risultati dell’analisi. Vediamo subito che quasi la metà del mercato (più precisamente il 47%, corrispondente a 5.420 milioni) deriva dalla vendita di prodotti e servizi non digitali su Internet: stiamo parlando del cosiddetto e-commerce Business to Consumer, in crescita del 15% rispetto al 2009. L’analisi si spinge a rilevare come viaggi, elettronica di consumo, assicurazioni, editoria, musica e abbigliamento rappresentino l’ambito d’acquisto prediletto dagli italiani, nel periodo preso a riferimento. Un accenno di crescita anche per le transazioni realizzate tramite dispositivi cellulari (si parla, a tal proposito, di m-commerce), che raggiungono un valore di “qualche milione di Euro, grazie soprattutto alla vendita di biglietti da parte di Trenitalia”.

Il 39% del mercato, pari a 4.564 milioni, è rappresentato dai contenuti digitali (e-content) e dai servizi a pagamento, in crescita del 7% rispetto all’anno scorso. A spingere sono state soprattutto le vendite di abbonamenti premium sulle tv digitali (con un incremento del 6%) e l’esplosione di giochi e scommesse nel Web, cresciuti di oltre il 30%. In calo, invece, sembra essere l’acquisto di contenuti e servizi – come suonerie, giochi e musiche – sul cellulare…con una battuta, potremmo dire che, forse, il gattino Virgola non sarà più la “stella del telefonino”, ma al suo posto sarà il nuovo paradigma delle applicazioni a dettare la dinamica della fruizione.

Il restante 14% del mercato (1.587 milioni) è costituito dalla pubblicità veicolata da piattaforme digitali, cresciuta del 20% rispetto al 2009. Più precisamente, ha registrato l’aumento maggiore (+30%) la pubblicità sulla tv digitale, seguita, con un +18%, da quella effettuata in Internet. Stabile il valore riferito per le piattaforme Mobile.

I diversi siti che nelle scorse ore hanno riportato la notizia, pongono l’accento sulla controtendenza, rispetto ad una crisi generalizzata, di un mercato che sappia puntare sul digitale. Ecco allora che, quelli che in apparenza sembrano essere solo dei numeri, potrebbero in realtà rivelare alle imprese la chiave di volta per le loro attività. Prendere coscienza dell’enorme portata del cambiamento in atto ed immergersi nel flusso da esso generato: questo sembra essere il suggerimento.

Come sottolinea Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio, «la digitalizzazione è forse il fenomeno che – più di ogni altro – sta cambiando radicalmente il modo di vivere degli italiani: a livello di acquisti, di intrattenimento e di accesso ai media. Avere un quadro chiaro dei mercati digitali e delle loro interconnessioni sempre più spinte è una necessità per riuscire a cogliere con successo la sfida della digitalizzazione».

Evidenzia, ancora, Pierantonio Macola, amministratore delegato Smau, come i canali digitali siano, appunto, i più pervasivi nel mondo business e, ancor più, in quello consumer: «forte di questa consapevolezza, abbiamo potenziato gli eventi e le iniziative formative e informative in questo ambito. In particolare […] SMAU proporrà un laboratorio di Marketing Digitale, curato dalla stessa School of Management del Politecnico di Milano, che focalizzerà l’attenzione sul ruolo dei social media come strumento a supporto di tutto il processo di marketing. Infine, un’arena dedicata al Marketing Digitale e all’e-Commerce vedrà il susseguirsi, nei tre giorni di evento, di 50 tra i massimi esperti del settore, che parleranno delle potenzialità di Facebook, Youtube e Twitter per il business e degli strumenti di advertising online, sempre più diffusi ed efficaci».

Certo la grossa fetta di mercato conquistata dal commercio elettronico e dalla pubblicità in rete si posizionano ancora sul piano della similitudine – per usare una terminologia letteraria – non su quello tipico della metafora, o, ancor meno, della sinestesia: l’esperienza realizzata dall’utente che acquista tramite la rete sembra, in buona misura, imitare la realtà fisica e, se da una parte implica una certa alfabetizzazione al mezzo digitale, dall’altra rivela un certo attaccamento alle strutture logiche della materialità.

Tuttavia, quel 39 % riferito al mercato dei contenuti digitali, credo possa farci riflettere su come le nuove tecnologie non abbiano semplicemente condizionato la vita dell’uomo, ma costituiscano una parte integrante della realtà da lui esperita, evolvendosi ovviamente in rapporto dialettico con essa. In tal senso, i dati emersi sembrano confermare quanto i cosiddetti “nuovi media” digitali rappresentino degli strumenti in continua trasformazione, che si fanno “attori principali di una complessiva rielaborazione delle risorse culturali: su di essi si incrociano le variabili sociali, economiche e ideali di una società in trasformazione che vanno a definire progressivamente nuove pratiche comunicative, nuovi linguaggi e nuove forme di gestione e distribuzione della conoscenza” [U. Guidolin, Pensare digitale, McGraw-Hill, 2005].

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