Le dinamiche della domanda-offerta lavoro in tempi di crisi e Web 2.0

I candidati italiani consultano gli annunci per un posto dietro ai fornelli, ma le maggiori opportunità sono tra le scrivanie di un ufficio. Sempre più importante l’online reputation nel processo di reclutamento, il 12% dei selezionatori ha scartato nominativi dopo aver informazioni raccolto in rete

Quelli attuali non sono certo tempi d’oro per il mercato del lavoro. Pochi giorni fa il Ministero del Lavoro ha evidenziato come, nell’arco del 2012, i licenziamenti – sia quelli collettivi sia quelli singoli, per giusta causa o giustificato motivo – abbiano superato quota un milione (1.027.462), con un aumento del 13,9% sul 2011 (quando furono 901.796) e a fronte di 200 mila assunzioni in meno. Nel solo ultimo trimestre si sono registrati 329.259 licenziamenti, in incremento del 15,1% rispetto allo stesso periodo 2011. Nell’intero 2012 sono stati attivati circa 10,2 milioni di rapporti di lavoro, contro i quasi 10,4 milioni complessivamente cessati, tra dimissioni, pensionamenti, scadenze di contratti e licenziamenti. L’ANSA, elaborando gli archivi Istat, ha, inoltre, rilevato come sia aumentato nel 2012 il numero degli scoraggiati nel Belpaese, stimati in 1,6 milioni di unità. Si tratta di coloro che non cercano più lavoro perché sono convinti di non riuscire a trovarlo. Essi rientrano nella categoria degli inattivi (che non fanno parte della forza lavoro, poiché non classificati come occupati o in cerca di occupazione), che comprende anche studenti, casalinghe e pensionati. Se gli inattivi sono, nel complesso, diminuiti del 3,9%, a causa della crisi, gli scoraggiati sono invece aumentati del 5,3%; tale crescita ha coinvolto soprattutto le fasce d’età più alte (+13,3% tra i 45-54enni e +23,1% tra i 55-64enni) e le donne (+8,6%, giungendo a quota 1 milione 96 mila unità). Tra gli scoraggiati, 1 milione e 150 mila ha un’età compresa tra i 35 e 64 anni (+10,1%).
In un contesto così drammaticamente mutato, si rinnova la struttura stessa del gioco domanda-offerta lavoro e si evolvono, di conseguenza, i processi di reclutamento. Su questi ultimi si sono, in particolare, concentrate due interessanti indagini, promosse recentemente da due realtà che basano la propria intera attività sul cercare di far incontrare esigenze lavorative con posti vacanti. I risultati possono aiutarci a comprendere meglio la portata del cambiamento in atto.
INDAGINE SUBITO.IT
Subito.it – il famoso portale di annunci per la compravendita e il lavoro – ha evidenziato, a inizio 2013, un’inattesa crescita nelle richieste di personale, pari al 17% rispetto a inizio 2012. Parallelamente sale, tuttavia, anche il numero degli annunci di candidati alla ricerca di lavoro, che raggiungono quota 200mila, registrando un +37% sul 2012. Finisce così per accentuarsi lo scarto tra candidature spontanee e posizioni aperte: se a febbraio 2012 le prime superavano le seconde del 134%, nello stesso periodo di quest’anno la percentuale sale al 175%.
Un ulteriore scostamento si rileva anche dal punto di vista qualitativo, con riferimento alle posizioni aperte e quelle invece più ambite da chi è in cerca di occupazione: le maggiori opportunità (52%) sono nell’ambito del “lavoro d’ufficio” (responsabili commerciali e agenti di vendita, specialisti IT, programmatori, grafici, manager e operatori di call center) e, a seguire, nel campo del turismo e della ristorazione (7%), infine nel commercio o all’interno di vari negozi (6%); per contro le oltre 670 mila ricerche di lavoro (in crescita di 24 punti percentuali sul 2012) sembrano più orientate ai fornelli. I candidati italiani recuperano le proprie tradizioni gastronomiche e ambiscono primariamente ad una professione nel settore Food & Beverage o nella ristorazione: il 16% circa di coloro che navigano su Subito.it alla ricerca di lavoro aspira alla posizione di chef/cuoco (27,50%), aspirante tale (5,57%), barman (21,15%), pizzaiolo (20,38%) o, ancora, pasticcere, gelataio, fornaio, lavapiatti e maître di sala.
Al secondo posto tra le figure più ambite troviamo quella dei collaboratori domestici, che occupa il 13,4% delle ricerche di occupazione, suddivisa tra le posizioni di badante (52,13%), dama di compagnia (0,44%), baby sitter (29,19%), colf/domestico (16,51%) e dog sitter (1,30%). Quest’ultima categoria è stata, in particolare, oggetto di ben 2500 candidature spontanee (quasi la metà distribuite, nell’ordine, tra Lombardia, Lazio e Piemonte), trasformando quella che nasce come passione in una vera e propria professione.
In terza posizione troviamo gli aspiranti autisti (7%).
Gli aumenti individuati possono essere in parte spiegati con “la crescita dell’utilizzo di Internet che, nel periodo considerato, è stata di circa il 7% (dati Audiweb)” – come ha sottolineato l’Amministratore Delegato di Subito.it, Daniele Contin – e che ha imposto agli utenti un’evoluzione nei modelli di fruizione del mezzo. I segni più riflettono, dunque, una tendenza più generale, ciononostante è importante notare come “a fronte di una contrazione generale del mercato” del lavoro, la Rete venga sempre più considerata come “strumento immediato e affidabile di ricerca di opportunità professionali e di business, sia dal lato della domanda che dell’offerta”.
L’analisi di Subito.it si spinge poi all’individuazione di alcune differenze di ordine territoriale. Assumendo una prospettiva regionale, si nota una sostanziale omogeneità nella distribuzione delle opportunità professionali: al primo posto per numero di posizioni aperte si colloca la Lombardia (16%), subito seguita da Campania (13%) e Lazio (11%). Le sproporzioni più elevate tra offerte di lavoro sul sito e annunci dei candidati (a sfavore, come abbiamo visto, delle prime) si hanno in Sardegna (310%), in Sicilia (270%) e in Piemonte (229%), mentre quelle più basse si rilevano in Umbria (88%), Calabria (79%) e Basilicata (73%).
Dal punto di vista provinciale, la posizione di cuoco o chef è in assoluto la più ambita ad Ancona, Genova, Palermo e Trieste. Quella di autista è la più ricercata a Milano (11%, seguita da badante al 10% e cuoco al 5%), a Roma (10%, seguita da cuoco al 7% e segretaria al 6%) e a Firenze (14,5%, seguita da badante al 5% e operaio al 5%).
A Torino si cercano soprattutto lavoro come badante (13%), operatore specializzato (12% tra operai, muratori, elettricista, saldatori, fresatori, serramentisti, imbianchini) e autista (7%). Qui chi offre lavoro si orienta invece più sul personale specializzato in ambito IT o vendite.
A Palermo le aziende cercano poi soprattutto personale qualificato per lavori “di ufficio”, mentre i potenziali candidati aspirano a fare il cuoco (9%), la badante (8%) e, a pari merito, il baby sitter e l’autista (6%).
A sorpresa, il pizzaiolo è una delle posizioni più ambite in laguna: a Venezia è al terzo posto tra le più ricercate (6%) e a Padova addirittura al secondo (8%).
INDAGINE ADECCO ITALIA
Sempre più il Web assume, quindi, un ruolo di primo piano nella dinamica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e sempre più le relazioni sociali costruite online sembrano influire sulle probabilità di trovare un’occupazione. Avere una rete ricca e integrata di rapporti, tanto nell’offline quanto nelle diverse piattaforme di social network, permette di incrementare il proprio “capitale sociale integrato”. Ciò significa avere la possibilità di allacciare nuove relazioni con persone di status superiore, di rafforzare, allo stesso tempo, la frequenza e la stabilità dei legami già esistenti e, di conseguenza, di intercettare più facilmente tutte le informazioni utili a trovare lavoro. Tale capitale sociale integrato viene ormai considerato un aspetto fondamentale da parte dei responsabili risorse umane, incaricati del processo di reclutamento.
È questa una delle principali evidenze emerse nell’indagine 2013 “Il lavoro ai tempi del #socialrecruiting e della #digitalreputation” condotta sotto forma di sondaggio online da Adecco Italia, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, tra novembre 2012 e febbraio 2013. Giunta alla terza edizione, la rilevazione ha inteso far emergere il ruolo che i legami personali hanno, in tempo di Web 2.0, nella ricerca di una posizione professionale. A essa hanno partecipato 13.283 candidati e 479 selezionatori, dei quali si è cercato innanzitutto di costruire un identikit.
I responsabili HR hanno un’età distribuita in modo piuttosto omogeneo tra le diverse fasce, con una prevalenza di 36-45enni (37%), e risiedono prevalentemente al Nord (73%, contro il 15% che risiede al Centro e il 12% al Sud). Quest’ultimo dato riflette il fatto che molte aziende abbiano il proprio dipartimento HR a Milano, soprattutto quando si tratta di realtà di grandi dimensioni. Singolare, a tal proposito, è l’evidenza che la maggior parte dei responsabili intervistati (57%) appartenga a grandi aziende (con più di 250 addetti), nonostante il tessuto imprenditoriale italiano sia composto in prevalenza da PMI; ciò potrebbe, in parte, essere dovuto allo svolgimento online del sondaggio, dunque dalla potenziale esclusione da parte delle realtà meno digitalizzate.
Tra i candidati prevale la fascia dei 26-35enni (36%), con un 21% di giovanissimi (18-25enni) e un 25% di 36-45enni; bassa risulta la percentuale degli over 45 alla ricerca di lavoro (15%), probabilmente a causa della modalità online del sondaggio. Anche la maggior parte dei candidati si trova al Nord (ma il tasso di concentrazione è meno elevato, essendo pari al 54%, contro il 19% situato al Centro e il 27% al Sud).
Sia tra i responsabili HR sia tra i candidati, la presenza di donne e uomini è pressoché omogenea, con una leggerissima prevalenza di donne.
L’utilizzo dei social network è molto diffuso tra i selezionatori che vi ricorrono per uso personale e professionale nell’88% dei casi (percentuale che sale al 94% se si considerano anche gli utilizzi come azienda). Meno rilevante è invece l’uso di questi strumenti per la ricerca di lavoro da parte dei candidati (53%), nonostante il 99% di essi vi ricorra in generale, anche per altri scopi. Più nel dettaglio, Linkedin sembra essere il canale privilegiato dei recruiter per trovare nuovi profili, con il 42% delle preferenze, seguito da Facebook (29%) e da Twitter (9%), mentre tra i candidati la ricerca di lavoro in Rete avviene prevalentemente attraverso i siti di lavoro (94%), le App (39%) e Facebook (30%); solo il 26% usa Linkedin e solo il 5% Twitter.
Quali sono i vantaggi che derivano dall’utilizzo di questi canali online? Per chi è alla ricerca di un’occupazione, questi risiedono nella possibilità di trovare un maggior numero di offerte (44%), poi nell’opportunità di dare maggiore visibilità al proprio CV (38%) e di trovare offerte di lavoro più interessanti (32%) specialmente all’interno delle pagine aziendali; solo il 16% considera l’importanza nel creare relazioni professionali e solo il 6% è interessato a monitorare in questo modo la propria reputazione online. I responsabili HR ricorrono invece agli strumenti di recruiting online principalmente per allargare il bacino dei candidati (16%) e verificare la completezza e la solidità dei CV ricevuti (16%), oltre che per trovare profili più mirati (15%), per informarsi sulle relazioni professionali del candidato (14%) e per controllare i contenuti da questo pubblicati (10%).
Adecco passa poi ad analizzare la valutazione che selezionatori e candidati danno circa l’utilità di alcune piattaforme online. In linea con le proprie prassi fruitive, i primi apprezzano principalmente Linkedin (78% valutazioni positive) e i siti di matching (72%). I candidati mettono invece al primo posto per utilità i siti (70%) e al secondo Linkedin, che, nonostante raggiunga solo il 29% delle valutazioni positive, conquista comunque una posizione di estremo rilievo, che non trova corrispondenza nelle scelte di utilizzo prima descritte: in sostanza chi cerca lavoro considera Linkedin più utile di Facebook (29% contro 20%), ma sfrutta primariamente – e paradossalmente – quest’ultimo come canale per la ricerca.
Stando a quanti un lavoro l’hanno trovato, la formula più efficace per trovare un posto è quella di utilizzare un mix di differenti strumenti che comprenda in primo luogo gli annunci online (40%), le agenzie per il lavoro (34%) e la rete di parenti e amici (32%).
Per il 50% dei responsabili risorse umane i social media hanno reso più facile la ricerca di candidati e il 34% ha effettivamente utilizzato questi strumenti  per assumere. Per contro il 75% dei candidati sostiene che i social non sono stati d’aiuto e solo un misero 2% dice di aver trovato lavoro esclusivamente attraverso essi (su un 30% che ha inviato la propria candidatura e un 8% che è stato in seguito contattato), ma – a giudicare dalle precedenti risposte – ciò potrebbe dipendere da un uso scorretto e poco ragionato del mezzo.
La forza di questi strumenti risiede soprattutto nel potere delle relazioni. Il 50% di chi ha trovato lavoro attraverso i social network dispone di una rete sociale ricca, contro il 27% di chi lo ha trovato tramite i centri per l’impiego, il 30% di chi si è rivolto alle agenzie per il lavoro e il 33% di chi si ha sfruttato reti sociali tradizionali (amici e famiglia). Usare queste piattaforme semplicemente per recuperare nuovi annunci rappresenta un’operazione piuttosto sterile; la vera utilità sta nella possibilità di allargare e rafforzare la propria rete di contatti professionali. “Questi risultati sono molto interessanti”, ha commentato Ivana Pais, docente di Sociologia economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, “perché mostrano il valore delle relazioni che si stabiliscono e si alimentano attraverso la Rete. In particolare, l’uso di social network si rivela molto efficace nella fase di ricerca di un lavoro in quanto consente di facilitare i flussi informativi tra persone già in contatto tra loro, di entrare in relazione con persone chiave nei processi selettivi e di abbattere alcune barriere comunicative rendendo più diretta e veloce la comunicazione”.
L’importanza della digital reputation viene comunque percepita sia dai recruiter sia dai candidati. Il 70% di questi ultimi verifica le informazioni personali che circolano online “googlando” il proprio nome, lo stesso fa il 77% dei recruiter con i nominativi dei candidati. Due sono, infine, i dati che hanno fatto particolarmente discutere: il 12% dei selezionatori dichiara di aver escluso dei candidati proprio per le informazione reperite su di essi in Rete; il 5% sostiene di aver chiesto al candidato di accedere al proprio profilo Facebook, con una evidente lesione della privacy (pratica confermata però solo dall’1% dei candidati).
“Il problema è che con la carenza di lavoro che c’è, i recuiter si trovano ad avere una sovrabbondanza di profili validi, e la presenza sui social media e il loro uso corretto diventano un ulteriore filtro per scremarli”, ha spiegato Silvia Zanella, Marketing e Communication Manager di Adecco Italia. “Quello che infastidisce di più è la mancata corrispondenza fra ciò che si scrive sui profili social e il Cv in mano al selezionatore; molti fingono, esagerano…”. Curare i propri profili può rivelarsi, allora, utile anche ai fini di una possibile assunzione. Ciò non significa scadere nell’autopromozione smaccata, al contrario ogni voce digitale deve essere comprovata da fatti reali. Condividere, partecipare, allacciare nuovi rapporti permette di curare la propria online reputation, con effetti benefici anche nell’offline.

 

Pubblicato su: PMI-dome

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Lavoro: undicimila impieghi per me posson bastare!

Turismo, grande distribuzione, industria, food&beverage, agricoltura, banche: tra vecchi e nuovi settori, le principali agenzie del lavoro italiane svelano i profili richiesti nell’offerta stagionale

Cercasi “portiere notturno per stagione estiva. Richiesta pregressa esperienza in analoga mansione e buona conoscenza della lingua inglese”;

“per farmacia sita nel litorale cagliaritano ricerchiamo per il periodo estivo (maggio – settembre) 2 farmacisti con esperienza pluriennale nel ruolo. Possibilità di alloggio Il candidato ideale è una persona flessibile e motivata […]”;

“per struttura turistica […] ricerchiamo operatori per lavoro di vendita/animazione. Selezioniamo persone dinamiche, spigliate, intraprendenti, predisposte al contatto con il pubblico, automunite. Sono richieste buone doti comunicative e relazionali. […] Inserimento con contratto di somministrazione a termine a partire da giugno prorogabile fino a settembre”;

cerchiamo per importante società operante nel settore della ristorazione 40 giovani da inserire come operatori pluriservizio e spaltisti durante i concerti della stagione estiva […]”;

“per azienda cliente settore Fashion, ricerchiamo un’addetta/o vendite che abbia maturato esperienza nel lusso e sia disponibile a lavorare durante la stagione estiva 2011 […]”;

“per la stagione estiva, cerchiamo studenti disponibili ad un lavoro tecnico in fabbrica”; si necessita di “un cuoco con esperienza disponibile per la stagione estiva da giugno a settembre […]”;

“per rinomato ristorante […], ricerchiamo cameriere con esperienza. Disponibilità a lavorare per tutto il periodo estivo, con buone possibilità di inserimento definitivo c/o organico azienda […]”.

Questa rapida carrellata di annunci, attualmente disponibili sulle bacheche di alcune tra le principali agenzie del lavoro italiane, aiuta a comprendere la reale dimensione dell’offerta lavorativa di tipo “stagionale”: ben undicimila sembrano essere le proposte totali per l’estate 2011, in prevalenza a tempo determinato, individuate da nove tra le principali agenzie nazionali, espressione dei due terzi del mercato (pur considerando che qualche offerta potrebbe presentarsi duplicata negli archivi di più agenzie).

Le figure professionali richieste sono sempre più varie e non si limitano a coinvolgere il mondo del turismo, tipicamente legate al periodo estivo, ma impongono competenze, esperienze e condizioni dal raggio ben più ampio. Grande distribuzione, industria, food&beverage, agricoltura, banche: studenti e giovani possono approfittare di una vastissima risorsa per muovere i primi passi nel mondo del lavoro, impegnandosi in un’attività retributiva che, pur nei limiti della temporaneità, permetta loro di interfacciarsi concretamente con circostanze, contingenze e problematiche proprie di un qualsiasi apparato organizzativo professionale. Non sono, tuttavia, solo i “lavoretti” a riempire le vetrine dell’offerta lavorativa più afosa dell’anno, ma, al contrario, i profili e i requisiti richiesti implicano spesso delle capacità, delle idoneità e delle padronanze che non possono certo essere il semplice frutto di una originale attitudine o predilezione al lavoro. Ecco, allora, che stagionalità diventa sinonimo di arricchimento per curriculum già gonfi o, meglio ancora, di reimpiego per chi il proprio lavoro di una vita l’ha perso in seguito alla recente – e forse attuale, ma chi lo sa? – crisi. Alla scelta di rinunciare alle vacanze estive si sostituisce, allora, la necessità per molti di farlo, nella speranza non solo di poter mettere qualcosa in tasca, ma anche, e forse soprattutto, nella volontà di ritrovare una prospettiva: quasi sempre ci si imbatte in incarichi a termine, lo abbiamo detto, ma, stando a quanto rivelano i selezionatori, la possibilità di guadagnare un posto fisso esiste. Ottimismo, dunque, per un trend che si registra ormai da qualche mese, seppur salutato da dei toni piuttosto tiepidi.

«Un dato interessante – segnala Domenico di Gravina, direttore generale di Articolo1, dalle file de “Il Sole 24 ore” del 4/05/2011 e con riferimento al contesto laziale – di quest’anno è l’aumento di richieste nel settore moda e lusso in cui si ricercano figure di alto profilo con conoscenza di almeno due o tre lingue (inglese, cinese, giapponese e russo) e un’ottima presenza».

Un dato, questo, confermato del resto anche da Umana, che sembra stia reclutando manager e addetti vendita per grandi marchi internazionali da impiegare nelle boutique del centro storico di Roma.

1.350, in particolare, le occasioni estive offerte, da nord a sud, dall’agenzia Articolo1: tra i profili più richiesti non solo venditori di lusso, possibilmente dal cinese fluente, ma anche tutti quelli riferiti ai settori dell’intrattenimento, della ristorazione e della grande distribuzione organizzata. Con riguardo a quest’ultima, 900 sono le opportunità a livello nazionale (stando ad un articolo del 25 aprile 2011 firmato da Ilaria Alfani su “Lavorare”), 300 delle quali si concentrano nel solo Lazio, e coinvolgono, più nel dettaglio, sei diverse figure professionali: hostess di cassa, scaffalasti, addetti al banco ortofrutta, addetti al banco pescheria, addetti al banco gastronomia, addetti al banco macelleria. Tra Lazio, Lombardia, Campania e Sicilia si concentrerebbero poi circa 250 richieste di impiego nel settore della ristorazione e del turismo (addetti mensa, cuochi, aiuto cuochi, capi animatori, animatori, bagnini, istruttori di nuoto, maitre di albergo, portieri di notte, facchini, camerieri di sala, camerieri ai piani, eddetti al breakfast e barman); infine il settore dell’intrattenimento e della rete, dunque responsabili sale giochi, hostess e receptionist, addetti di sala, commerciali, croupier, sistemisti IT, di rete e Sql Server, programmatori .net e Java, help desk.

Ad uno sguardo d’insieme, le occupazioni tradizionalmente ed inevitabilmente legate alla bella stagione rimangono, ovviamente, quelle più gettonate; basti pensare alle molte figure legate al turismo, come gli animatori di villaggi e parchi divertimento (il cui stipendio mensile è pari o superiore ad 800 Euro), agli inventaristi disposti a lavori serali, ai camerieri, agli chef, ai portieri notturni, ai facchini, ai pizzaioli e alle numerose possibilità offerte dalle campagne (un vendemmiatore guadagna in media 50 Euro al giorno).

Con riferimento a quest’ultimo settore, e in controtendenza rispetto all’andamento generale, il 2010 ha conosciuto un forte incremento nell’occupazione, soprattutto in quella giovanile, dato che, afferma Coldiretti,è giovane addirittura un lavoratore dipendente su quattro”. Questo dato si ripercuote anche nella generale offerta di impieghi stagionali: è stato, infatti, stimato che saranno almeno duecentomila i giovani impegnati durante l’estate nella raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. “Le opportunità di lavoro – continua la Coldiretti – si registrano per figure professionali tradizionali che vanno dal trattorista al taglialegna fino al potatore, ma anche per quelle innovative all’interno dell’impresa agricola come l’addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi”. Il termine della scuola coincide con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne, poiché iniziano le attività di raccolta di “verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche”, fino alla vendemmia “che si concentra nel mese di settembre”. Lavorare sui campi significa per i giovani “oltre che prendere contatto con il mondo del  lavoro”, anche avere la possibilità di vivere un’esperienza nuova, a diretto contatto con la natura, con i suoi prodotti e con “una cultura che ha fatto dell’Italia un Paese da primato a livello internazionale nell’offerta di alimenti e vini di qualità”. Un’occasione, quindi “per conoscere la genuinità e le caratteristiche dei veri prodotti del Made in Italy per imparare a distinguerli da quelli importatati spacciati come nazionali anche sugli scaffali dei mercati al momento di fare la spesa”.

Adecco, a tal proposito, segnala che è in corso per loro la selezione dei CV per scegliere gli addetti alla vendemmia e alla raccolta delle mele, nonostante call center, albeghi, villaggi turistici, ristoranti e Gdo rappresentino le destinazioni principali delle 3.300 proposte giunte all’agenzia.

Un’importante novità proprio sulla destinazione settoriali dell’offerta, ci arriva da Obiettivo Lavoro: «quest’anno per la prima volta – osserva Marco Maggi, direttore corporate identity dell’agenziaabbiamo l’industria metalmeccanica al primo posto tra i settori con il maggior numero di posizioni aperte». Tra le 1.068 richieste complessive identificate, il settore metalmeccanico fa la parte del leone (17%), seguito da pulizia, logistica e tessile, commercio, edilizia e alberghi. Tra i profili più richiesti vi sono responsabili di produzione, contabili, tecnici meccanici, elettronici ed elettrotecnici, addetti alle pulizie e alla mnsa, aiuto cuoco . «La nostra economia – aggiunge Maggi – sta recuperando nei fondamentali, anche se i numeri ci dicono che la ripresa è lieve e a macchia di leopardo».

Per l’agenzia Gi Group il maggior numero di annunci di natura stagionale (complessivamente sono 610) riguarda, invece, il settore dei servizi. «Call center e negozi – spiega il responsabile nazionale selezione e organizzazione Barbara Bruno – sono gli ambiti più interessanti, sia per la sostituzione delle ferie dei dipendenti, sia per le campagne estive»; ma anche commiss di sala, addetti per la Gdo, operatori per il settore bancario e assicurativo.

Per Stefano Agarossi, field operation director di Manpower, il settore dei servizi, il banking e l’healthcare «sono vere calamite di opportunità, principalmente per le sostituzioni ferie: dagli operatori di sportello agli addetti al front office bancario, dagli infermieri ai farmacisti». In questo caso sono fondamentali, si capisce bene, una particolare formazione, perizia e specializzazione: «non dimentichiamo – continua Agarossi – che i cosiddetti lavori estivi possono rivelarsi importanti vetrine per futuri inserimenti nelle aziende che hanno già avuto modo di testare il valore del lavoratore e pertanto vanno svolti con impegno e serietà». Tra le figure più richieste nei 1.950 annunci presenti nella bacheca di questa agenzia, troviamo camerieri, cuochi, pizzaioli, facchini, hostess e stewart, educatori di centri estivi ed esperti di strutture termali, per una durata media di impiego pari a due/tre mesi e con il fondamentale requisito dell’esperienza pregressa.

Altro settore in cui vi è notevole richiesta è quello del food&beverage, sia per gli ordini sia per la produzione: «molte imprese alimentari – sottolinea l’Umana – stanno ricercando addetti per l’imbottigliamento di acqua e di bibite, tecnici manutentori e addetti alla vendita». Anche nel manifatturiero si concentrano molte delle 750 proposte giunte dall’agenzia, seppur la maggior parte di esse faccia comunque riferimento al turismo (soprattutto concierge, hostess, addetti alla reception, camerieri, chef e barman).

Pure per Metis (700 proposte totali) il turismo è un settore trainante (in particolare, receptionist, addetti sala e cucina, anche privi di esperienza), ma ad esso si aggiunge quello della grande distribuzione organizzata: «le figure di cassiere e banconisti – riferiscono dall’agenzia – registrano un aumento della richiesta nei mesi che vanno da luglio a settembre, soprattutto in Lombardia, Lazio e Veneto. In questo caso l’esperienza pregressa nel ruolo è molto importante, così come la disponibilità a lavorare nei week end». Con riferimento sempre alla Gdo, si sottolinea, poi, come «le missioni seppur di breve durata si ripetono in maniera costante e continuativa durante l’intero periodo».

La durata media delle proposte, in termini generali, è di tre/quattro settimane, oscillando da un minimo di tre giorni ad un massimo di tre mesi, spesso con possibilità di proroga allo scadere del contratto (nel settore della sanità la durata sembra allungarsi, arrivando fino ai sei mesi).

Flessibilità oraria e disponibilità full-time – sia su turni, sia nei fine settimana e nelle festività – è richiesta a tutti i profili identificati da Openjob (1.000 totali), in prevalenza riferiti al mondo del turismo o destinati alla sostituzione ferie, ma anche operai per i lavori di manutenzione stradale.

Da uno a tre mesi, infine, la durata degli impieghi (500) presentati sulla bacheca di Randstad: le cinque figure più richieste sono perito chimico-elettrico-meccanico, operaio, promoter, operatore di sportello bancario, allievo alla carriera direttiva di reparto/negozio.

Nuovi profili, nuove somministrazioni, nuove realtà si accompagnano alla tradizione stagionale. Nuove opportunità, in definitiva, che solo nei prossimi mesi saremo in grado di identificare come dotate di segno positivo o come semplice illusione.

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