Moratoria: le nuove misure anti-crisi

Proroga dei termini per accedere alla moratoria prevista dall’Avviso Comune, allungamento nella durata del mutuo, rinegoziazione dei tassi e spinta per la capitalizzazione aziendale

Mancano gli ultimi dettagli da definire, manca una concreta formalizzazione, manca una sigla ufficiale da parte dei promotori, tuttavia pare ugualmente considerevole la portata del nuovo accordo di massima raggiunto lo scorso 31 gennaio nel corso del tavolo tecnico convocato presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e coordinato da Andrea Montanino, dirigente generale del Dipartimento del Tesoro. La Marcegaglia lo aveva rivelato a margine dell’assemblea generale di Confindustria a Padova: «siamo molto vicini al nuovo accordo sulla moratoria dei debiti delle Pmi. È importante. Abbiamo avuto oggi una riunione e stiamo andando nella direzione appunto di avere una proroga di sei mesi della moratoria e anche verso la possibilità di allungare di ulteriori 2-3 anni i debiti su cui si è fatta la moratoria».

Un accordo “importante”, dunque, che ha inteso introdurre e definire delle ulteriori procedure e modalità di sostegno alle piccole e medie imprese, ancora ben lontane dallo sconfiggere la lunga scia della crisi internazionale. Ad essere coinvolte, oltre a Confindustria e Ministero dell’Economia, sono state anche Abi (associazione bancaria italiana) e tutte le associazioni produttive che rappresentano l’universo delle imprese e che fanno parte dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese, quindi gli originali firmatari del cosiddetto “Avviso Comune” del 3 agosto 2009per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio”.

Quattro, in particolare, sarebbero le novità introdotte dall’intesa.

Innanzitutto pare verrà prorogata di ulteriori sei mesi la possibilità – prevista dall’Accordo Comune per le piccole e medie aziende – di accedere alla moratoria di un anno, la cui scadenza era prevista in origine per il 31 gennaio 2011; in altri termini, le Pmi che non ne hanno ancora usufruito, avranno la possibilità, fino al 31 luglio 2011, di chiedere una moratoria di un anno sui debiti maturati. Già in precedenza (a inizio luglio 2010) era stata spostata di 7 mesi la scadenza del termine per chiedere la sospensione, passando, quindi, dal 30 giugno 2010 previsto nell’Avviso originario, al 31 gennaio 2011; tale scelta era stata a suo tempo salutata con particolare favore dal Presidente dell’ABI, Corrado Faissola, secondo il quale «il varo della proroga evidenzia l’efficacia dello strumento, che ha permesso di far fronte da un momento particolarmente difficile».

Le due proroghe sembrano voler “andare incontro all’esigenza di rendere pienamente operativa la sospensione dei finanziamenti e delle operazioni creditizie e finanziarie con agevolazione pubblica deliberata da numerosi enti pubblici”,

Vale la pena ricordare come i dati ufficiali dell’ultimo monitoraggio, che fotografa l’utilizzo dell’Avviso comune, segnalino 237 mila domande di sospensione pervenute al 31 ottobre 2010, 183 mila delle quali, “tenendo conto dei tempi di istruttoria (circa 30 giorni)”, sono state accolte, corrispondenti ad un debito residuo di quasi 55 miliardi di euro. 230 mila erano state, invece, le domande presentate dalle imprese al 30 settembre 2010 (per un controvalore complessivo di finanziamenti in essere pari a 67 miliardi di euro), 179 mila delle quali (54 miliardi) erano state accolte, sempre considerando i tempi necessari per l’analisi delle domande stesse. Nell’undicesima rilevazione, ad agosto 2010 le domande erano state 225 mila, per un controvalore di 66 miliardi di euro. La dinamica delle domande di moratoria sembra, quindi, mostrare un andamento in positivo, superando di gran lunga i dati rilevati con riferimento alle prime settimane di piena applicazione della misura: le domande pervenute al 31 ottobre 2009 erano state, infatti, circa 46 mila, 27 mila delle quali accolte, per un controvalore di 2 miliardi di euro in mutui sospesi

Il secondo aspetto toccato dall’accordo coinvolge, invece, quelle aziende che già hanno usufruito della moratoria, le quali potrebbero vedersi allungata di due o tre anni la durata del debito, con una rata più contenuta e a condizioni probabilmente differenziate a seconda del tipo di mutuo, ad esempio chirografario (detto di un finanziamento che, essendo di modesta entità, non viene garantito da un’ipoteca, ma semplicemente da un impegno del debitore attraverso sottoscrizione cartacea) o ipotecario.

Con riferimento specifico a questa possibilità di ottenere un’ulteriore dilazione dei termini per la restituzione del finanziamento, vale la pena sottolineare il fatto che il Ministero potrebbe decidere di coinvolgere la Cassa depositi e prestiti, allo scopo di fornire fondi alle banche affinché i finanziamenti protratti nel tempo avvengano a condizioni più favorevoli rispetto a quelle presenti sul mercato. La CDP è, infatti, una “Società per azioni a controllo pubblico: lo Stato [nella figura del Ministero dell’Economia e della Finanza] possiede il 70% del capitale di CDP, mentre il restante 30% è posseduto da 66 Fondazioni di origine bancaria”; il suo ruolo di sostegno alle PMI nell’attuale situazione italiana potrebbe rivelarsi, allora, particolarmente importante e rientrerebbe, certo, nel quadro della più ampia missione istituzionale che essa intende dichiaratamente perseguire, quella, cioè, di “finanziare lo sviluppo del Paese”. In alternativa si potrebbe scegliere di ricorrere al Fondo centrale di garanzia per le PMI, istituito, con Legge 662/96, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, gestito dal Medio Credito Centrale, e avente lo scopo di “facilitare l’accesso al credito”: in questo modo l’allungamento del prestito potrebbe essere effettuato al tasso contrattuale e non al tasso di mercato.

Dal canto loro, alcune banche potrebbero mettere a disposizione delle imprese prodotti finanziari semplici per la rinegoziazione dei tassi: alle aziende che chiederanno il prolungamento, verrà, allora, data la possibilità (e in questo si esplicita il terzo tra i punti principali dell’intesa) di coprirsi dal possibile rischio tassi, chiedendo alla banca che ha sottoscritto il nuovo accordo di mettere loro a disposizione uno strumento finanziario per la rimodulazione del debito; in sostanza si tratterebbe di valutare l’ipotesi del passaggio da un tasso variabile ad un tasso fisso o eventualmente, come già accade per i mutui alle famiglie, ad un tasso variabile con “cap”, cioè con un limite massimo predeterminato oltre il quale il tasso d’interesse non potrà mai salire, anche nel caso in cui i tassi di mercato dovessero superarlo.

L’ultimo dei punti fondamentali trattati dall’intesa riguarda invece la riformulazione di una precedente disposizione, considerata troppo rigida, in materia di capitalizzazione aziendale: la banca potrà intervenire non più, come recitava il testo originario dell’avviso comune, con un finanziamento per un ammontare multiplo della somma messa a disposizione dall’imprenditore per la sua azienda, ma con un finanziamento che si collochi in un rapporto adeguatamente proporzionato con tale somma (un rapporto, quindi, anche del tipo uno a uno o persino un finanziamento pari alla metà del capitale apportato dall’imprenditore).

Viste le intense preoccupazioni che da più parti si erano sentite in vista dell’imminente scadenza del termine fissato al 31 gennaio, si pensa che le disposizioni definite in sede di formalizzazione dell’accordo avranno effetti retroattivi e si sta cercando di accelerare i tempi di tale formalizzazione (la firma dovrebbe avvenire entro le prossime due settimane), per arrivare alla quale sarà necessaria un’attenta valutazione da parte dei vertici ministeriali, dell’ABI e delle associazioni coinvolte (Casartigiani, Confederazione Italiana Agricoltori, Claai, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confedilizia, Confesercenti, Confetra, Confindustria e Legacoop).

Auspica, in particolare, dei tempi rapidi di approvazione Maurizio Fugatti, capogruppo del Carroccio in commissione Finanze alla Camera, esprimendo la propria soddisfazione per l’accordo che – ricorda – era stato «richiesto dalla Lega con un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia»: «in un periodo in cui tutti i settori produttivi sono stati messi a durissima prova, dare un riconoscimento alle nostre Piccole e medie imprese, che storicamente hanno fatto da traino all’economia del Paese, ci sembra d’importanza vitale»; «in questo modo – sottolinea – si eviterà di mettere a repentaglio l’equilibrio finanziario delle nostre imprese. La moratoria seguita alla grande crisi che ha colpito tutte le economie occidentali, è stata infatti uno strumento efficace per alleviare le tensioni finanziarie».

 

Anche R.ETE. Imprese Italia – il “soggetto unico di rappresentanza del mondo dell’imprenditoria diffusa” che “intende favorire la promozione e il consolidamento delle imprese come componenti fondamentali del sistema economico e della società civile, nonché il riconoscimento del loro ruolo a tutti i livelli di interlocuzione istituzionale e privata” – pare aver valutato positivamente l’accordo di massima raggiunto poiché, si legge in una nota, esso permetterebbe di “preservare il dialogo e il clima di collaborazione tra le imprese, il sistema bancario e il Governo che si è sviluppato in occasione dell’accordo siglato nel 2009”. Secondo Rete Imprese Italia “l’accordo prevede strumenti utili ad accompagnare gli imprenditori nel percorso di uscita dalla crisi, privilegiando iniziative di crescita e di sviluppo rispetto a operazioni di semplice copertura di perdite relative a finanziamenti pregressi”. Le uniche perplessità, pur non ulteriormente specificate, vengono espresse “sugli strumenti per il contenimento del rischio tasso”.

Facciamo un piccolo passo indietro e cerchiamo di capire quali siano le aziende che possono godere dell’agevolazione e della proroga e in quali termini: l’accordo di massima appena raggiunto prevede che tutte le altre condizioni di accesso all’Avviso Comune del 3 agosto restino invariate, così come le disposizioni della successiva integrazione del gennaio 2010 (Addendum) all’Avviso, riguardante l’estensione dell’accordo alle imprese agricole (“resa necessaria per garantire anche alle imprese agricole un adeguato sostegno finanziario”) e ai finanziamenti con contributo pubblico.

Di conseguenza gli interventi previsti sono (punto 2 dell’Avviso comune):

– operazioni di sospensione per 12 mesi del pagamento della quota capitale delle rate di mutuo;

– operazioni di sospensione per 12 mesi ovvero per 6 mesi del pagamento della quota capitale implicita nei canoni di operazioni di leasing rispettivamente ‘immobiliare’ ovvero ‘mobiliare’;

– operazioni di allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine per sostenere le esigenze di cassa, con riferimento alle operazioni di anticipazione su crediti certi e esigibili;

A queste operazioni l’Addendum ha aggiunto:

“- operazioni di allungamento a 120 giorni delle scadenze del credito a breve termine stipulato ai sensi dell’articolo 43 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 [relativo al credito agrario e peschereccio], perfezionato con o senza cambiali. Sono esclusi dalla misura i finanziamenti a breve di anticipazione dei premi comunitari.

Sono ammesse, più precisamente, alle operazioni appena descritte “le piccole e medie imprese – come definite dalla normativa comunitaria – con una situazione economica e finanziaria che possa provare la continuità aziendale ma che a causa della crisi presentino difficoltà finanziarie temporanee”; “in particolare, sono ammissibili le imprese che alla data del 30 settembre 2008 avevano esclusivamente posizioni classificate dalla banca ‘in bonis’ e che al momento della presentazione della domanda non hanno posizioni classificate come ‘ristrutturate’ o ‘in sofferenza’ ovvero procedure esecutive in corso” (punto 3 dell’Avviso comune). Deve inoltre essere rispettato un particolare “parametro della dimensione”: l’impresa dovrebbe avere meno di 250 dipendenti e un fatturato minore di 50 milioni di euro (oppure un totale attivo di bilancio fino a 43 milioni di euro).

Chiudiamo, infine, sottolineando i principali obiettivi (punto 1 dell’Avviso) che hanno spinto i promotori dell’iniziativa a varare queste misure, poiché sono proprio tali obiettivi che, pur all’origine di tutto, devono esser fortemente tenuti in considerazione nel valutare qualsiasi ulteriore passo a sostegno dell’attività imprenditoriale piccolo-media, contro il forte lascito della crisi: “favorire la continuità dell’afflusso di credito al sistema produttivo, fornendo alle Piccole e Medie Imprese, come definite dalla normativa comunitaria, con adeguate prospettive economiche, e che possano provare la continuità aziendale, liquidità sufficiente per superare la fase di maggior difficoltà a causa della crisi ed arrivare al momento della ripresa economica nelle migliori condizioni possibili”; promuovere il processo di patrimonializzazione delle PMI, “per le quali le tensioni sono particolarmente acute anche a causa della minore solidità finanziaria”.

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In aumento le possibilità occupazionali nel settore finanziario-assicurativo

Le stime, relative al primo trimestre del 2011, parlano di un incremento del 7% del tasso occupazionale rispetto allo stesso periodo del 2010 e del 3% rispetto al trimestre precedente

Seppur con toni piuttosto cauti, torna a regnare un certo ottimismo nelle prospettive occupazionali relative al contesto italiano.

In particolare sembra che le maggiori opportunità si registreranno nell’ambito finanziario-assicurativo, che include – è bene ricordarlo – anche il settore immobiliare e quello dei servizi rivolti alle imprese: stando alle statistiche, l’occupazione salirà, nei primi tre mesi del 2011, di ben 7 punti percentuali, un dato che, tuttavia, si traduce in un aumento dell’1%, considerando l’aggiustamento stagionale. Dal confronto con periodi temporali differenti, si delinea, comunque, una tendenza estremamente positiva nel mercato occupazionale dei vari istituti di credito e assicurativi; si stima un incremento del 3% rispetto al trimestre precedente e addirittura del 7% rispetto allo stesso periodo del 2010.
L’Abi, associazione bancaria italiana che “opera promuovendo iniziative per la crescita ordinata, stabile ed efficiente del Sistema bancario e finanziario”, sottolinea come «le banche italiane in questi ultimi anni» abbiano «mantenuto la capacità di favorire una sostanziale tenuta dei livelli occupazionali, anche a fronte del difficile andamento dell’economia. Con una percentuale occupati a tempo indeterminato che si aggira intorno al 96 per cento, non si è profilata alcuna questione precariato».

Con un aumento compreso tra lo 0,5 e l’1% degli occupati negli ultimi anni, il sistema bancario individua, nell’attuale momento storico, nuovi segnali di fiducia nella ripresa economica, segnali che l’Abi spera di veder moltiplicati proprio a partire dai primi mesi del 2011: «per il futuro le prospettive sono legate alla necessità di continuare a conciliare le esigenze di competitività delle imprese bancarie con quelle dei lavoratori. Un equilibrio più che mai necessario per un settore chiamato a confrontarsi a livello internazionale in termini di sviluppo costante del grado di efficienza e di crescita».

Anche con riferimento al comparto immobiliare, che vede impiegati circa 250 mila addetti in 30 mila agenzie, le previsioni sull’occupazione sembrano essere buone, seppur condizionate dall’entrata in vigore di alcune misure normative e fiscali richieste dalla categoria; spiega Paolo Righi, presidente della Fiaip, federazione italiana agenti immobiliari professionali, come le rilevazioni e le analisi fatte segnalino «un incremento del numero degli occupati nell’ordine del 3-4% su base annua. Ma questo è un dato che deve essere rapportato al calo dei lavoratori che si è registrato nel 2010, e che ha visto la chiusura del 10 per cento di tutte le agenzie presenti sul territorio». «Il via libera alla cedolare secca al 20% farebbe rientrare i piccoli imprenditori nel mercato immobiliare ai fini della locazione e rimetterebbe in circolo i 3 milioni di case vacanza che vengono affittate prevalentemente in nero. Di riflesso ci sarebbero degli indubbi benefici sull’occupazione, sia nel nostro settore sia in quelli collegati. Ma la crisi politica e lo spettro di nuove elezioni rischia di minare questo iter normativo-finanziario e il consolidamento del comparto immobiliare».

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