Chiamate, SMS e Web: un quarto della giornata

Nel primo trimestre 2012, una nuova esplosione nell’utilizzo degli smartphone, i quali cessano di essere beni di consumo, per farsi materia culturale

Una moderna coperta di Linus. Essenziale, irrinunciabile e rassicurante. Forse chiamarla “dipendenza” pare un tantino forte, eppure proprio di questo si tratta.

A confermare e rilanciare, ancora una volta, il fortissimo legame che unisce gli italiani ai loro cellulari è uno studio di SuperMoney, il portale web nazionale formalmente accreditato dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) che si occupa di confrontare i servizi del settore commerciale e finanziario, allo scopo di mettere l’utente “nelle condizioni di effettuare acquisti” in linea con le sue “reali necessità e di farlo al prezzo migliore disponibile sul mercato”.

Alla base dell’indagine, diffusa pochi giorni fa, vi è un campione di 40.000 utenti del portale e la conclusione cui essa conduce è la crescita esponenziale nell’utilizzo del telefonino, da parte degli italiani, nel primo trimestre 2012, rispetto agli ultimi tre mesi del 2011.

“Possiamo rinunciare a tutto, tranne che al nostro cellulare”, sentenziano i promotori dello studio. Vero. “Nonostante il periodo di crisi – proseguono – si continua a spendere tempo e denaro per chiamate, sms e connessioni al web da smartphone”. Per comprendere realmente il fenomeno, ancor prima di citare cifre e stime, è necessario, tuttavia, fare un piccolo sforzo d’analisi: cosa spinge ad un uso (per certi versi potremo anche dire “abuso”) così massiccio dei dispositivi mobile? Sottolineare la contraddizione tra la diffusione degli stessi e il periodo di tasche vuote allontana un po’ dal vero nocciolo della questione. Non si tratta, infatti, di un impulso volto al possesso, non stiamo parlando di persone mosse dal desiderio di stringere tra le mani l’ultimo ritrovato della tecnica, al contrario ci stiamo sempre più distaccando dalla cosiddetta “società del consumo” per rifugiarci nella “società dell’uso”.

Il cellulare cessa di essere importante in quanto oggetto fisico e diventa fondamentale – anzi imprescindibile, stando ai dati diffusi – in quanto bene culturale, intendendo, con tale termine, non solo un ideale status symbol, ma in primis un mezzo per realizzare delle esperienze di vita. In questo si manifesta il superamento del concetto di “consumo” e di “distribuzione”, a favore della necessità di “comunicazione”.

In un periodo di continua rielaborazione delle risorse e dei codici culturali, il cellulare diventa quasi l’emblema di un incontro, quello tra determinate variabili sociali, economiche e ideali che, nel loro insieme, costituiscono la società in cui viviamo. A questo punto, il riferimento al pensiero di McLuhan è, seppur banale, inevitabile: cellulare come protesi, come estensione, cioè, tecnologica delle nostre facoltà sensoriali, capace di modificare non solo le percezioni e convinzioni individuali, ma lo stesso ambiente in cui ci muoviamo.

Desiderare uno smartphone, comprarlo, usarlo, non significa, allora, oggi, semplicemente essere vittime arrendevoli di buone campagne promozionali, vuol dire, piuttosto, semplicemente, essere membri della società, voler vivere pienamente la propria dimensione interpersonale. Questo malgrado la crisi, anzi, soprattutto con la crisi. Lo sanno bene le compagnie telefoniche che, proprio per questo, propongono piani di abbonamento che permettono l’acquisto a rate dei dispositivi, i quali diventano, quindi, sempre più alla portata di tutti.

Tecnologia e vita si muovono, dunque, in un rapporto dialettico, dove l’uno condiziona e determina reciprocamente l’altro. Nuove forme di gestione e distribuzione della conoscenza e delle informazioni, nuove pratiche fruitive e comunicative: questi dispositivi sono, infatti, destinati ad essere confinati nel limbo della “novità”. I cellulari che conosciamo adesso si distanziano notevolmente da quelli di pochi anni fa, sono stati capaci, nei mesi, di ridefinire la struttura spazio-temporale del processo comunicativo attraverso logiche sempre nuove, una microrivoluzione di carattere sia qualitativo (in termini di evoluzione culturale e sociale) sia quantitativo (ossia in termini di diffusione del mezzo).

Concentriamoci, allora, proprio su questa dimensione quantitativa analizzata da SuperMoney. Il tempo trascorso al cellulare nel primo trimestre 2012 è stato pari a 4 ore al giorno, dunque all’incirca il 25% del tempo che quotidianamente si ha a disposizione da svegli.

Si è assistito, poi, ad una vera e propria esplosione nelle connessioni internet tramite smartphone: le ore trascorse sul web si sono dilazionate del 36% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2011, arrivando a circa 3 ore e 15 minuti ogni giorno.
Ciò non significa, tuttavia, che siano stati abbandonati gli usi più “tradizionali” del mezzo, che, al contrario, hanno subito a loro volta un buon rafforzamento. Tra gennaio e marzo 2012 sono aumentate del 13,19% le chiamate effettuate ogni giorno (da una media di 4,8 chiamate dell’ultimo trimestre 2011 a una di quasi 6 nel 2012), allo stesso modo le chiamate ricevute sono incrementate del 3,81%.

Si telefona più spesso, dunque, ma non solo: il report sottolinea come sia aumentata anche la durata delle telefonate. Quelle in uscita hanno registrato un +3,41% (con una durata media di 4,37 minuti), quelle in entrata un +2,34% (4,18 minuti in media).
Tempi d’oro pure per gli sms, che nel 2012 sono aumentati dell’11,63%, passando da una media di 6,5 a una di 7,3 messaggi inviati al giorno.

Considerando complessivamente chiamate, messaggi e navigazione in rete, il tempo che ogni italiano trascorre quotidianamente in simbiosi con il proprio cellulare è, l’abbiamo detto, più o meno, di 4 ore: 37 minuti speso parlando (24 minuti per le chiamate in uscita, 13 minuti per quelle in entrata), un quarto d’ora inviando sms (ipotizzando di dedicare in media due minuti a ogni messaggio) e più di 3 ore sulla rete.

Focalizzando poi l’attenzione sul mondo virtuale, SuperMoney arriva a definire le attività cui gli italiani si dedicano principalmente con i loro smartphone. Troviamo innanzitutto l’invio di e-mail, poi l’utilizzo di servizi di messaggistica istantanea e dei social network (Facebook in testa ovviamente). Si trascorre, però, molto tempo anche in attività di ricerca, per trovare, ad esempio, offerte di lavoro, viaggi, hotel, ristoranti, o nella consultazione di annunci immobiliari.
L’ultimo capito dell’analisi ha inteso stimare quanto gli italiani siano disposti a spendere per un abbonamento di telefonia mobile che comprenda internet, chiamate e sms: il 35% del campione cerca tariffe con un costo massimo di 20 euro al mese, il 32% valuta offerte fino a 40 euro al mese, il 16% tra i 40 e i 60 euro, mentre il 17% degli utenti è orientato su tariffe che superano addirittura i 60 euro al mese.

“In un periodo di gravi difficoltà economiche come quello che l’Italia sta attraversando, stupisce rilevare come gli italiani siano disposti a spendere così tanto tempo e denaro in un’attività apparentemente non indispensabile, come l’uso del cellulare”, ha commentato Andrea Manfredi, amministratore delegato di SuperMoney. “In realtà – prosegue – è evidente che per la maggior parte dei consumatori, il telefonino e internet sono ormai diventati beni di prima necessità, non soltanto per svagarsi e comunicare, ma anche per affrontare le molteplici attività della vita quotidiana, come la ricerca di un lavoro o di una casa”.

Viste tutte le considerazioni fatte, non possiamo che trovarci d’accordo con Manfredi, il quale conclude la sua valutazione sui risultati dell’indagine affermando che “Puntare sul settore ‘mobile’, offrendo prodotti e servizi di qualità agli utenti, può rivelarsi una scelta vincente”.

Pubblicato su: PMI-dome

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