Volunia: un progetto teso tra innovazione e criticità

La piattaforma tutta italiana, sviluppata da Massimo Marchiori e ora in fase di test, promette una “differente esperienza del web”, conciliando componente informativa e sociale della rete, ma non convince totalmente chi già l’ha provata

Non siamo di certo abituati a veder crescere in Rete, di giorno in giorno, le attese per la presentazione ufficiale di un progetto digitale che aspira ad essere potenzialmente rivoluzionario. Non se la paternità e il finanziamento dello stesso sono da attribuire interamente a menti e mani italiane. In questa capacità sta, forse, un primo merito di Massimo Marchiori, classe 1970, docente di Reti e Tecnologie Web dell’Università di Padova e noto nell’ambiente dei “cervelloni” (ma, da qualche giorno, non solo in quell’ambiente) soprattutto per aver ideato l’allora innovativo motore di ricerca Hyper Search – presentato nel 1997, a Santa Clara, nel corso della sesta conferenza internazionale del World Wide Web – e per aver contributo, con questi suoi studi, allo sviluppo dell’algoritmo alla base di Google.

È lui, infatti, il padre di Volunia, una sorta di nuovo motore di ricerca che promette una “differente esperienza del web”, frutto dell’omonima start up fondata nel 2008 assieme a Mariano Pireddu, l’imprenditore sardo dalla ventennale esperienza nel mercato delle telecomunicazioni e del web. Assieme a loro, protagonisti di questa avventura sono stati alcuni tra i migliori ex studenti dell’Università di Padova (e non solo), scelti dallo stesso Marchiori.

Massimo riserbo circa i dettagli della piattaforma, fino a lunedì 6 febbraio, quando è stata presentata in anteprima e in streaming mondiale, dalla sala dell’archivio antico di palazzo del Bo a Padova, e quando è stata data la possibilità ad una parte degli utenti registrati (i cosiddetti “Power User”) di accedere alla fase beta e lasciare il proprio feedback al team di Volunia.

Una presentazione – occorre sottolinearlo – certamente lontana da quelle di stampo Silicon Valley, fatta di ritardi, imprevisti, problemi tecnici, scuse e discorsi preliminari da parte delle autorità padovane. Un presentazione che, malgrado le aspirazioni internazionali (Volunia è disponibile in ben 12 lingue ed è già pronto per la fruizione mobile), è stata realizzata tutta in italiano, senza traduzione.

Il primo a prendere la parola è stato il Rettore, Giuseppe Zaccaria, il quale ha espresso l’orgoglio e “la soddisfazione grande dell’Ateneo per questa scadenza molto attesa” e per questo “momento di grande innovazione rispetto a dei processi che oggi formano la vita quotidiana delle persone in tutto il mondo“; un traguardo – sottolinea – frutto della “consapevolezza che vi sono delle potenzialità inespresse all’interno del web“; Zaccaria parla di “un segnale molto positivo” del fatto che anche qui in Italia vi è la possibilità “di fare bene“, “di cogliere le innovazioni e integrarle“, e del fatto che “i nostri ricercatori sono competitivi […] a livello europeo e internazionale, non abbiamo nulla da invidiare a nessuno” in quanto a cervelli: “se dobbiamo invidiare qualcosa sono i finanziamenti e le strutture“.

A seguire, il Sindaco di Padova, Flavio Zanonato, ha elogiato il professor Marchiori e, in particolare, il suo “stile sobrio, semplice, il fatto di parlare con chiarezza e schiettezza ai giovani, di non piangersi mai addosso, di dire che bisogna darsi da fare“, annoverandolo tra una delle “formidabili eccellenze di Padova“, che l’intera comunità cittadina deve cercare di tutelare e promuovere.

Il Prorettore alla Ricerca Silverio Bolognani si è congratulato, poi, con Marchiori perché “ha voluto fare questa attività a Padova” e si è augurato che la sua condotta rappresenti “un esempio per il nostro sistema produttivo ed economico, un esempio di come si possa investire a medio termine sulla ricerca, che è una risorsa ricca che abbiamo, abbondante e preziosa“.

Infine, il Vicesindaco Ivo Rossi ha posto l’attenzione su un aspetto fondamentale del momento: “questa è una delle occasioni in cui la ricerca prodotta dalla nostra Università diventa impresa. Noi per anni abbiamo teorizzato la necessità di legare questi due elementi, di far crescere, quindi, anche l’economia del territorio, e oggi siamo nella presentazione di questa condizione che si realizza, tra l’altro in un segmento alto della conoscenza” e con vocazione internazionale; “questo nuovo motore – conclude Rossi – non è soltanto un nuovo motore di ricerca, ma è anche un motore generatore di nuova economia per la nostra città, così ci auguriamo“.

Liquidato con una battuta l’imbarazzo iniziale dovuto agli imprevisti tecnici (“qualcuno diceva: ‘È una presentazione storica’…anche perché: trovate un altro lancio mondiale con un inizio così! Resterà nella storia anche per questi imprevisti, per la suspense” creata) Marchiori è entrato, allora, nel vivo della presentazione e lo ha fatto, come vedremo, con un linguaggio ricco di metafore e similitudine (a cominciare dal paragone tra i problemi tecnici incontrati e lo stato generale della ricerca in Italia: “l’italiano è abituato agli imprevisti, però dopo ne rinasce più temprato di prima”; “una dimostrazione fattuale che poi noi alla fine dobbiamo sempre pensare oltre, aggirare l’ostacolo e da lì ci vengono, poi, le idee buone”).

Quella che vediamo oggi – ha premesso – è solo una parte del progetto”, che si è scelto comunque di presentare, per evitare, pare di capire, che a qualcun altro venga in mente di proporre un’idea simile, vanificando gli sforzi di ben tre anni di lavoro.
Ha cercato, poi, di sfatare il mito secondo cui Volunia rappresenterebbe una sorta di anti-Google: “in realtà […] non è così, anche perché Google è una forza” enorme, per “numero di server, personale” e utenti che unisce: sarebbe “follia per qualsiasi startup mettersi in competizione diretta”. Questo anche in considerazione di “come è proseguita l’evoluzione del motore di ricerca”, un’evoluzione solo parziale, che non ha portato a dei cambiamenti sostanziali nel suo funzionamento: “scrivo quello che voglio sapere, clicco e ho i miei dieci risultati”; “fare un motore simile o uguale a Google, come hanno cercato di fare tanti altri, poi fallendo […], non era la cosa giusta da fare”. “Quello che occorreva fare era cercare un punto di vista diverso”.
Forse motivato dall’intenzione di stupire il suo copioso pubblico, Marchiori ha proposto una curiosa “similitudine tra utenti web e galline”, per spiegare lo spirito con cui è nato Volunia: “vi vorrei parlare […], nonostante la sede molto ambiziosa, di galline […] perché siamo nel 2012” e questo sarà “un anno rivoluzionario per il mondo delle nostre galline”, dato che “una direttiva della comunità europea ha deciso che dal 2012 le galline non possono più essere allevate in gabbia”; “dopo anni di battaglia tutte le nostre galline finalmente sono state liberate” e, “ironia della sorte, è una decisione che la comunità europea aveva preso nel 1999“, periodo in cui sono nati i motori di ricerca.

Questo, dunque, in estrema sintesi, il compito che Volunia si è posto: liberate le galline del web, che “non volano” e “sono chiuse dentro gabbie“.

Cerchiamo di seguire il ragionamento di Marchiori.
I motori di ricerca sono nati per dare un ordine alla “marea informativa“, “alla complessità mostruosa” che è il web, offrono un aiuto concreto, ci permettono di compiere “un piccolo volo” orientativo, salvo farci atterrare, poi, di nuovo, in un ambiente complesso e ricco di difficoltà. Attraverso Volunia si è inteso offrire “una prospettiva più ampia“, poiché “se riesco ad alzare la prospettiva, riesco a capire meglio l’ambiente che mi circonda“, riesco ad avere “una panoramica dell’informazione“.
In questo si realizza la prima parte dello slogan scelto per accompagnare il progetto Volunia, “seek and meet”, quella relativa alla fase di ricerca nella rete.

Una barra in alto accompagna in ogni momento l’utente nella fruizione web, con l’intento di favorirne costantemente l’orientamento. Il sistema è in grado, inoltre, di generare in automatico, per ogni sito, una mappa, consultabile anch’essa in qualsiasi punto della navigazione, mappa che si presume essere piuttosto familiare, poiché riproduce una città tridimensionale, con tanto di case e palazzi rappresentanti le varie pagine, in perfetto stile “Sim City”. Si è resa disponibile anche una seconda forma di visualizzazione, a cartelle e, alle possibili imprecisioni derivanti dall’automatismo di creazione delle mappe, si è cercato di dare soluzione richiedendo l’intervento attivo dei proprietari dei siti web: “permettiamo agli utenti di prendere il controllo della mappa“.

Un’apposita sezione “media” seleziona per noi tutti i contenuti visivi, audio, video e documentali presenti nel sito o parte di essi (in relazione alle indicazioni da noi fornite nella query): essa offre una panoramica ad alto livello, ordinata secondo un criterio di presunta rilevanza, di tutti i contenuti multimediali del sito, offre “un’altra prospettiva“, permettendo, poi, di atterrare sulla pagina corrispondente al determinato contenuto di nostro interesse.

Rispetto alle funzioni di ricerca garantite dai più comuni motori di ricerca, Volunia vorrebbe, insomma, dare la possibilità agli utenti “di essere assistiti e di poter spiccare il volo in ogni momento”.

Passiamo ora alla seconda parte dello slogan, quella relativa al “meet”, all’incontro, alla dimensione sociale, per comprendere la quale è necessario – ci dice Marchiori – analizzare le tendenze più recenti presenti nel web, il cosiddetto “web 2.0 o “web sociale”: “le persone sono entrate a far parte del web“, ma “questo web 2.0 si è messo in antagonismo con il cosiddetto web 1.0“, poiché “da un lato c’è l’informazione e ci sono i motori di ricerca“, “dall’altro nel web 2.0 ci sono le persone” e “questi due mondi sono abbastanza separati, non sono mai stati integrati“, tanto che per poter sperimentare un’”esperienza sociale ricca e appagante” ci andiamo – prosegue la metafora – “a chiudere dentro a delle gabbie, che sono i siti sociali“.

Quello che si è chiesto di fare a Volunia è, allora, di “rompere questa barriera che si è creata storicamente, finora, tra l’informazione e la socialità delle persone“, attraverso l’attivazione di una funzionalità aggiuntiva chiamata “barra sociale”, la quale “unisce il mondo dell’informazione, i siti web che visitiamo, con il mondo delle persone“, in modo da poter sfruttare le potenzialità umane nascoste dietro le pagine di un web in realtà molto più ricco di come siamo abituati ad immaginarcelo. Volunia vuole, quindi, conclude Marchiori, “aprire la gabbia“, permettendo, in ogni momento della navigazione, di vedere “chi c’è attualmente e chi c’è stato” – a condizione, ovviamente, che l’utente abbia concesso di essere visto – e di interagire con la componente sociale del web, attraverso l’attivazione di legami virtuali (richiesta d’amicizia e possibilità di raggiungere i miei amici, ovunque essi siano) e di discussioni corali. Ogni punto della rete diventa, così, un punto di potenziale aggregazione.

Fin qui ci siamo concentrati sull’aspetto – per così dire – “promozionale” di Volunia, sul modo con cui i promotori del progetto hanno scelto di comunicare lo stesso al proprio pubblico di riferimento. La forza virale del messaggio veicolato e le eccessive aspettative hanno, tuttavia, imposto anche l’emergere di numerosi dubbi e critiche, tra i Power User, sulla presunta innovazione alla base della piattaforma, malgrado una certa prudenza sia comunque mantenuta, considerando la fase ancora di test.

Vengono innanzitutto contestate le scelte grafiche, di gusto discutibile e un tantino datato e l’interfaccia di base, eccessivamente caotica.

Ad essere soprattutto oggetto di critica sono, però, le molte problematiche rilevate in fase di ricerca di particolari termini: come sottolineato da Marchiori in conferenza, il sito indicizza, per ora, solo una minima parte della rete, rendendo di fatto molto difficile la corrispondenza dei risultati con le intenzioni dell’utente e ponendosi di fatto ad un livello qualitativo notevolmente inferiore rispetto ai competitors. Volunia, poi, utilizza la tecnologia iframe, che impedisce la visualizzazione di alcuni tra i più popolari siti web (Google, Facebook, Twitter, Youtube…), i quali hanno scelto, appunto, di non supportare tale tecnologia.

L’impossibilità di importare amici da Facebook o Twitter riduce, inoltre, l’aspirazione sociale del progetto, poiché, al di là della possibilità offerta di ricercare i propri amici, l’attivazione di legami dettati da incroci semi-casuali non permette certo la creazione di una struttura sociale solida. Altri interrogativi sono sorti in materia di privacy, anche se – garantiscono i promotori – sarà l’utente a decidere se e cosa condividere e i dati non verranno tracciati.

In attesa di conoscere i perfezionamenti che la fase beta porterà con sé e incuriositi dal modo con cui gli utenti comuni potranno accogliere la nuova piattaforma, non ci resta che rimandare il nostro personale giudizio e sperare di essere presto inseriti nella cerchia dei Power Users.

Pubblicato su: pmi-dome

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