India capofila della crescita economica globale

Malgrado alcune stime rivelino una lieve riduzione nel tasso di incremento del PIL indiano, l’India continua a rimanere un partner strategico per le imprese italiane

Nell’ultimo World Economic Outlook, il rapporto sullo stato dell’economia mondiale pubblicato dal Fondo Monetrario Internazionale, sono state leggermente riviste le stime sulla crescita economica mondiale diffuse a gennaio, alla luce dei recenti e drammatici eventi di rilevanza globale – il terremoto in Giappone e le rivolte nel mondo arabo – che, pur con delle inevitabili conseguenze nelle economie avanzate, non sembrano al momento destinati ad avere effetti particolari sulla crescita. Fermo restando un aumento del PIL mondiale pari al 4,4% nel corso del 2011 e al 4,5% nel 2012, si valuta che le economie dei paesi cosiddetti avanzati conosceranno un incremento del 2,4% nel 2011, cioè 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle stime di gennaio; per questi ultimi, tuttavia, ci si attende un miglioramento di un decimo di punto nel 2012 rispetto alle stime precedenti, con un PIL in rialzo del 2,6%.

A trainare la ripresa internazionale saranno, sempre secondo il WEO, Cina e India. La crescita dell’economia cinese resta ferma al 9,6% per il 2011 e al 9,5% per il 2012, mentre la previsione d’incremento del PIL in India ha subito un leggero rallentamento: il tasso di crescita sarà dell’8,2% nel 2011 (due decimi di punto in meno rispetto alle stime di gennaio) e del 7,8% nel 2012 (anche in questo caso 0,2 punti percentuali in meno rispetto a quanto in precedenza calcolato).

Tale rallentamento è stato poi confermato dalle ancor più attuali misurazioni di questi giorni, che hanno valutato una crescita del 7,8% nel primo trimestre del 2011, ben al di sotto, quindi, dell’8,2% stimato e dell’8,3% misurato nel trimestre precedente (si tratta dell’incremento del PIL più basso degli ultimi cinque trimestri). La colpa sarebbe da imputare ad una serie di rialzi dei tassi di interesse – nove rialzi in soli quindici mesi, l’ultimo dei quali di ben 50 punti base – realizzati dalla banca centrale (la Reserve Bank of India) allo scopo di frenare le spinte inflazionistiche e scongiurare l’esplosione di bolle.

Malgrado il trend dal segno negativo evidenziato dalle ultime stime, quella indiana rimane sicuramente una delle economie mondiale più brillanti, rilevanti e in fermento. Stiamo parlando di una crescita che, seppur diseguale tra i diversi gruppi sociali e le diverse zone territoriali, è stata costante negli ultimi due decenni e risulta oggi particolarmente appetibile per le spinte all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane.

Delle incoraggianti prospettive in tal senso si è parlato, in particolare, nel corso di un convegno dal titolo “Fare impresa nel mondo che cambia: l’India”, organizzato da Bnl-Gruppo Bnp Paribas in collaborazione con Assolombarda, presso la sede della fondazione Forma per la fotografia di Milano. L’appuntamento si inserisce nell’ambito del progetto “Women changing India”, una mostra fotografica realizzata per celebrare il 150° anniversario di presenza del Gruppo Bnp Paribas in India (attiva in più di 80 paesi, BNP Paribas possiede delle succursali in ben 8 grandi città nel territorio indiano, una partecipazione nella società di intermediazione mobiliare Geojit BNP Paribas e una partnership con la State Bank of India): 130 immagini catturate da sei fotografi dell’agenzia Magnum, i cui scatti hanno inteso raccontare, nelle sue diverse forme, “la forza delle donne indiane, capaci di cambiare e rivoluzionare il loro Paese”, come leggiamo in un comunicato stampa ufficiale. Una presa di coscienza, quindi, circa la forza che le quote rosa hanno anche nel contesto imprenditoriale indiano, che rispecchia il forte impegno del Gruppo BNP Paribas per superare le barriere della disuguaglianza sociale. Esso, infatti, leggiamo ancora nel sito, “ha recentemente accordato un’importante operazione di rifinanziamento a favore di Swayam Krishi Sangam (SKS), uno dei principali istituti di microfinanziamento in India, che assegna finanziamenti a circa 450.000 imprenditori, per lo più donne”. Attraverso SBI Life, una joint venture tra BNP Paribas e la State Bank of India, il Gruppo ha, inoltre, creato “prodotti di microassicurazione, come Grameen Shakti e Grameen Super Suraksha, progettati per gruppi di auto-aiuto, il 90 per cento dei quali sono creati da donne”. Geojit BNP Paribas ha poi “aperto le agenzie di intermediazione al dettaglio in diverse città indiane esclusivamente dedicate alle donne e con personale interamente rappresentato da donne”. Infine si sottolinea come BNP Paribas svolga anche pienamente “il proprio ruolo di banchiere finanziando l’economia reale unitamente ad importanti aziende indiane. Alcune, tra cui Thermax, Britannia Industries, HT Media, Rajshree Sugars e TAFE, sono dirette da donne, le quali mantengono stretti legami con il nostro Gruppo”.

L’intenzione dichiarata dell’incontro dello scorso lunedì è stata la predisposizione di un tavolo di incontro e confronto tra Bnl e imprenditori, per esplorare assieme nuove possibili iniziative di espansione delle attività all’estero: la Banca si è posta, infatti, come un vero e proprio partner delle aziende, per accompagnarle verso la dimensione internazionale, sfruttando la presenza del Gruppo Bnp Paribas in tutti i continenti. Ad uscirne vincente è stata una visione sicuramente ottimistica delle possibilità di mercato offerte dal territorio indiano, considerato moderno e avviato ad uno sviluppo inarrestabile: «l’India rappresenta una eccezionale opportunità per il mondo delle imprese italiane. E’ un paese che cresce, con una classe media che si sta affermando, con un potere di acquisto più rotondo e necessità di investimenti, a partire dalle infrastrutture», ha commentato Fabio Gallia, Amministratore Delegato di Bnl. A discuterne sono intervenuti, oltre a Gallia, il Presidentete di Assolombarda, Alberto Meomartini, il giornalista e scrittore Federico Rampini, il Ceo & Country Manager di Bnp Paribas in India, Jacques Michel, il Ceo del Gruppo Bonfiglioli, Sonia Bonfiglioli, e il Ceo di Vrv Group, Alessandro Spada. «Questa nostra iniziativa – ha continuato Gallia – è volta a promuovere una maggiore conoscenza delle occasioni di sviluppo all’estero per le imprese italiane»: «noi ci proponiamo di aiutare i nostri imprenditori ad approcciare questo mercato e ad aiutarli concretamente». «Bnl, grazie alla rete di Bnp Paribas presente in oltre 80 Paesi al mondo, è in grado di accompagnare e sostenere concretamente le imprese nei propri progetti di internazionalizzazione, offrendo servizi bancari, consulenziali e informativi direttamente in quei Paesi», ha proseguito Gallia.

Il tailleur sostituisce, quindi, il tradizionale sari, mentre i numeri snocciolati dagli analisti di Bnl diventano i nuovi incantatori di serpenti. Si sono riportati alcuni dati del Fmi, i quali hanno evidenziato, tra il 2006 e il 2011, un incremento del PIL reale indiano pari al 50%, incremento che potrebbe arrivare al 120% nel decennio 2006-2016, contro un 14% stimato per la Germania e un 4% per l’Italia (tasso di crescita trenta volte inferiore a quello indiano).

Si è sottolineato, poi, come l’India possa contare su un capitale umano fondamentalmente giovane e in crescita dal punto di vista qualitativo: le persone al di sotto dei 15 anni rappresentano il 30% del totale, contro il 20% misurato in Cina e il 14% in Italia; la spesa in istruzione sarebbe, poi, pari al 4% del PIL, il doppio rispetto alla Cina. Quello indiano è anche un popolo di risparmiatori, con percentuali di “saving rates” stimate tra il 30 e il 40% del reddito. Allo stesso tempo si è notata un’apertura ai consumi per la classe media, con redditi annui compresi tra i sei e i trentamila dollari.

L’India rimane certo un paese rurale – l’agricoltura pesa per il 17% del PIL, contro il 2% dell’Italia – ma è anche l’unico ad vere tre proprie città tra le prime dieci megalopoli del mondo: Delhi, Mumbai e Kolkata hanno complessivamente un numero di abitanti che si avvicina ai 60 milioni (pari all’intera popolazione italiana). A capeggiare lo sviluppo indiano sono gli investimenti infrastrutturali: il piano quinquennale 2007-12 del governo prevede una spesa di 482 miliardi di dollari e, attualmente, oltre la metà degli interventi sono stati realizzati. Le previsioni per il prossimo piano quinquennale 2013-2017 parlano di progetti per 1,1 trilioni di dollari (la metà del PIL dell’Italia). Ad esempio, i piani di modernizzazione della rete stradale indiana prevedono la realizzazione di oltre 50mila chilometri l’anno (20 chilometri di nuove strade al giorno).

Il Department of Industrial Policy & Promotion del ministero del Commercio e dell’Industria indiano ha recentemente pubblicato la nuova normativa in materia di investimenti diretti esteri, entrata in vigore il 1° aprile 2011, con l’obiettivo di attrarre investimenti produttivi capaci di accrescere l’industrializzazione, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo socio-economico del paese e di offrire ai potenziali investitori stranieri un contesto normativo trasparente, semplice e non eccessivamente burocratizzato. Nella nuova normativa si identificano, in particolare, i settori nei quali non è possibile investire (commercio al dettaglio, eccetto il commercio di un prodotto a marchio unico, business delle lotterie e dei casinò, real estate, energia atomica, settore ferroviario, settore del tabacco…) e i settori per i quali esistono limiti in termini di quote di capitale o di formalità nella registrazione dell’operazione (agricoltura, settore minerario, energia, partecipazioni nelle PMI, difesa, aviazione civile, settore bancario, assicurativo, ICT…).

Malgrado questo sforzo in nome della trasparenza e della semplificazione, alcune recenti stime dell’istituto nazionale per il commercio estero sugli investimenti esteri diretti in India non sembrano essere particolarmente incoraggianti: ci si riferisce, in particolare, agli investimenti nel settore dei servizi (finanziari e non finanziari), che contribuiscono per più della metà alla crescita del PIL e che sarebbero diminuiti del 22.5% nell’anno finanziario 2010-2011, attestandosi a 3,4 miliardi US$, contro i 4,39 miliardi US$ del periodo 2009-2010. Le cause di una simile riduzione – ricorda l’ICE – sono da ricondurre ai problemi finanziari globali, presenti soprattutto nei mercati europei, problemi che hanno comportato un atteggiamento più cauto da parte degli investitori esteri. Ad aver investito maggiormente sul mercato indiano nel periodo in esame sono stati, in ordine: Mauritius, Singapore, USA, UK, Paesi Bassi, Giappone, Germania e EAU.

I segnali negativi, abbiamo visto, non mancano, ma essi – in conclusione – si legano ad una tendenza generalizzata e certo non possiamo non concordare sul fatto che l’India, capofila della crescita globale, rappresenti per l’Italia un partner commerciale strategico, grazie al quale essa potrebbe fruttuosamente esportare quel suo particolare know-how della struttura produttiva, basata sulle piccole e medie imprese.

Pubblica su: PMI-dome

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