I capelli bianchi conquistano la Rete

Stando ad un’analisi di Nielsen, il 24 % dell’intero popolo del Web è rappresentato da consumatori over 50 e la percentuale sale in Germania, Regno Unito e Stati Uniti

Una ricerca di Nielsen Italia sembra abbattere il luogo comune piuttosto diffuso che considera la rete come esclusivo appannaggio dei giovani.

Stando, infatti, ai dati raccolti, i consumatori con età superiore ai 50 anni rappresentano, in Italia, circa il 24% dell’intero popolo attivo della rete e la percentuale sale se si considerano altri Paesi, quali Germania (30%), Regno Unito (31%) e Stati Uniti, in testa alla classifica per numero di utenti “anziani” (32%). In sei dei nove Paesi misurati da Nielsen nel dicembre 2010 la proporzione tra fruitori anziani e fruitori complessivi del web è, in media, di circa un terzo. Per quanto riguarda, poi, l’entità del consumo digitale, in testa alla classifica si situano gli anziani australiani e francesi, con una media di tempo trascorso in rete pari, rispettivamente, a poco più di 69 ore e 66 ore al mese; gli over 50 negli Stati Uniti hanno speso, invece, quasi 62 ore, mentre in Italia non hanno superato le 42 ore.

Nielsen estende la propria analisi al concetto di anzianità, cercando di coglierne i confini semantici nell’immaginario collettivo di 53 Paesi analizzati. Le risposte ottenute riflettono forti variazioni in relazioni alle diverse aree geografiche: nei 14 Paesi più “anziani” tra i quali è stata condotta la ricerca (quelli in cui l’età media è di 42 anni), il 70% ritiene che una persona sia vecchia a 70 anni e 1 su 3 a 80; nei 14 Paesi più “giovani” (età media 27 anni), il 27% ritiene che intorno ai 60 anni una persona possa essere considerata vecchia e il 27% a 70 anni. In Italia il 49% degli intervistati ritiene che tra i 70 e i 79 anni si possa essere considerati anziani, percentuale tra le più alte (Francia 38%, Gran Bretagna 33%, Germania 31%). La percezione di anzianità, poi, varia anche in relazione all’età dell’intervistato: più essa è elevata, più aumenta tale percezione; a livello globale circa la metà degli intervistati oltre i 60 anni pensa che essere vecchi significhi avere più di 80 anni, mentre, tra gli intervistati al di sotto i 60 anni, uno su tre ritiene che significhi averne circa 70, il 26% circa 60 anni e il 25% oltre gli 80.

Si passa poi ad analizzare la percezione in tema di pensione: complessivamente il 49% degli intervistati pensa che andrà in pensione tra i 60 e i 69 anni, percentuale che raggiunge il 60% in Europa. Ad essere indicate come voci principali di sostentamento durante la pensione sono soprattutto piani di pensionamento statali, piani governativi e risparmio privato, anche se, in generale, la fiducia verso i programmi del governo (relativi, ad esempio, alla previdenza sociale) è molto più bassa nelle persone più giovani rispetto a quelle più anziane: sotto i 60 anni sono molti di più coloro che dichiarano che finanzieranno le loro pensioni soprattutto attraverso risparmi personali. Per quanto riguarda il modo in cui verrà speso il tempo a disposizione durante la pensione, la maggior parte degli intervistati si dichiara intenzionato a viaggiare (62%), mentre, tra le altre preferenze, troviamo: prendersi cura dei nipoti, partecipare a club e attività, il giardinaggio e il volontariato. In America Latina e Medio Oriente/Africa i consumatori si sono dichiarati quasi tre volte più interessati ad una seconda carriera rispetto al Nord America e all’Europa; in Asia Pacifico e Medio Oriente/Africa è molto più elevata la percentuale di coloro che pensano di trascorrere la propria vecchiaia in un centro per anziani, per avere una vita sociale migliore.

L’invecchiamento della popolazione – sottolinea una nota ufficiale di Nielsen Italia – non è un problema che riguarda solo i Paesi più sviluppati” e ricorda come, “secondo il United Population Division World in tutto il mondo solo la Nigeria non avrà un incremento dell’età media della popolazione nei prossimi 10 anni”. Il tasso di fertilità sarebbe in declino: da un punto di vista globale pare esso sia sceso quasi del 48% dagli anni Cinquanta ad oggi e le previsioni parlano di un continuo decremento pari al 18% per le prossime quattro decadi. Al di là delle cause – rintracciate nel “passaggio da una società agraria ad una industriale”, nell’“urbanizzazione” e nell’“aumento del livello di educazione, in modo particolare quella della donna” – le considerazioni del mondo economico, ed in particolare del settore marketing, non possono prescindere da tale fondamentale dato, dal quale deriva la necessità di creare nuovi modelli e paradigmi che sappiano cogliere con precisione i bisogni delineati dai – usando un ossimoro – nuovi vecchi consumatori.

Pubblicato su: PMI-dome

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