Ultima fase del procedimento di autotutela partito il 9 dicembre

Il Comune di Firenze annulla gli atti amministrativi che hanno portato nel 2006 a sottoscrivere sei contratti in derivati
La giunta comunale di Firenze ha approvato una delibera con la quale si dispone l’annullamento in autotutela degli atti amministrativi che hanno portato alla sottoscrizione di sei dei tredici contratti in derivati firmati nel giugno 2006: pare, infatti, che le verifiche effettuate abbiano fatto emergere importanti profili d’illegittimità, che hanno spinto il Comune ad attivarsi in nome della necessaria tutela alla difesa della finanza pubblica. Stipulati dalla precedente amministrazione Domenici con Dexia, Merrill Lynch e Ubs, i sei swap, frutto di un’unica operazione, dispongono nel loro insieme di un capitale nozionale pari a 177 milioni di Euro, circa il 75% dei derivati di Palazzo Vecchio.

«Questa scelta – ha dichiarato l’assessore al bilancio Angelo Falchettiè un atto dovuto, dopo che l’analisi dei derivati ha fatto emergere possibili illeciti su cui non abbiamo avuto risposte esaustive dalle banche; con questa consapevolezza sarebbe sbagliato stare fermi e continuare a pagare, con il rischio di vedersi poi contestare un danno erariale: finora tra flussi, upfront sui vecchi contratti e pagamenti l’operazione è a pari, ma con nuovi versamenti andrebbe in passivo».

In una nota ufficiale diffusa nel sito del Comune, l’assessore ripercorre le tappe salienti di un percorso scivoloso in cui l’autotutela decisa nei giorni scorsi rappresenta solo l’ultima tappa. Il 12 settembre 2009, a due mesi dall’insediamento della nuova Giunta Renzi, il Comune aveva avviato un’attività di verifica tecnica relativa a tutti i contratti in essere e, già a dicembre dello stesso anno, di fronte all’impellenza dei versamenti annuali, l’amministrazione «ha comunicato alle banche che avrebbe pagato con “riserva di rivalsa”. Nel frattempo ci siamo anche dotati di nuovi software finanziari, che anni fa non esistevano, che ci hanno permesso di sviscerare le variabili contrattuali e analizzarne i dettagli». Ricorda ancora Falchetti come nel marzo 2010 siano stati riportati durante la presentazione del bilancio “profili dubbi sul comportamento delle banche” e come, al termine dell’analisi tecnico-legale, sia stata rivolta agli istituti di credito la richiesta di «aprire un tavolo di confronto e fare partire una verifica congiunta con sospensione dei contratti». In seguito al rifiuto di tale richiesta, l’amministrazione, nel dicembre 2010 ha scelto di avviare un procedimento in autotutela e di sospendere unilateralmente il pagamento che ammontava a 9 milioni di euro (contro i 5 milioni versati a fine 2009). Negli stessi giorni erano anche scattati dei sequestri preventivi da 22 milioni di euro della Guardia di Finanza nei confronti di alcuni istituti di credito (Merill Lynch, Deutsche Bank, Ubs, la francese Natixis, Dexia Crediop e Mps) che avevano sottoscritto derivati con la regione e i comuni toscani.

Perciò «il provvedimento – ha sottolineato l’assessore – è stato adottato a chiusura del procedimento in autotutela avviato il 9 dicembre 2010. La decisione […] arriva al termine di un lavoro durato un anno e mezzo»; «abbiamo analizzato le deduzioni delle banche ma non hanno fornito una risposta convincente».

L’attesa è ora rivolta alle possibili retroazioni delle banche, le quali probabilmente faranno ricorso ai giudici amministrativi contro la decisione presa; tra gli scenari ipotizzabili vi è anche l’eventualità che Palazzo Vecchio richieda alle banche la restituzione dei soldi già pagati con riferimento ai contratti oggetto della procedura di autotutela, pari a circa 10 milioni di euro.
Lo scorso venerdì Moody’s aveva abbassato il rating del Comune di Firenze, portandolo da Aa2 a Aa3, con outlook negativo. Tuttavia Falchetti ricorda che «l’azione del Comune non ha provocato il default, che in genere viene dichiarato dalle agenzie di rating quando si sospendono i pagamenti» e sottolinea come il declassamento disposto da Moody’s sia «la conseguenza della nostra azione tecnico legale, ma la stessa agenzia ha confermato a pieno la solidità finanziaria del Comune di Firenze».
Rimbalzano, infine, le polemiche dei consiglieri del Pdl Marco Stella e Stefano Alessandri, i quali considerano «irrispettoso nei confronti del consiglio il comportamento dell’assessore Falchetti», il quale, prima di prendere una scelta di tale rilevanza avrebbe dovuto «relazionare all’assemblea»: «vogliamo sapere quali sono gli atti annullati, a cosa si riferiscono e quali saranno le ripercussioni per il Comune». «La decisione della Giunta […] conferma in pieno i nostri timori e le denunce fatte da anni», proseguono. «Il Comune di Firenze ha infatti investito 270 milioni di euro in Swap sottoscrivendo 13 contratti in derivati, e ogni anno paga milioni di interessi passivi, senza tenere conto che la scommessa del Comune ha prodotto un mark to market di 55 milioni di euro di perdite». «La decisione – ancora – da parte dell’Amministrazione di “stoppare” i sei prodotti “sospetti” è arrivata dopo aver appreso i risultati di una consulenza “ad hoc” della durata di 120 giorni per 24.957 euro affidata a un avvocato del Foro di Milano. Questo è un altro dato certo, e cioè che la macchina comunale, da sola, non ce l’ha fatta a stabilire la correttezza dell’andamento del debito legato agli “swap”, e comunque la decisione di andare a verificare come stavano le cose è arrivato a oltre un anno e mezzo dall’elezione del sindaco Renzi».

Pubblicato su: PMI-dome
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