L’indipendenza dei sindaci delle società

Gli aspetti controversi nel calcolo dell’indipendenza previsto dalle norme di comportamento del CNDCEC
L’indipendenza è certamente un requisito fondamentale per l’attività di vigilanza svolta dai sindaci delle società, permettendo loro di operare secondo un criterio di reale obiettività ed integrità.

A partire dal 1° gennaio 2011 sono entrate in vigore le norme di comportamento varate dal Consiglio Nazionale di Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) nella seduta del 15 dicembre 2010, con la collaborazione della Commissione per le norme di comportamento degli organi di controllo legale delle società; si tratta di norme che suggeriscono e raccomandano il comportamento professionale da adottare per implementare correttamente l’incarico di sindaco; si tratta, ancora, di “norme di deontologia professionale rivolte a tutti i professionisti iscritti nell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili emanate in attuazione del vigente Codice deontologico”; si tratta, infine, di norme che trovano applicazione “nei confronti dei componenti del collegio sindacale di tutte le società salvo che siano applicabili disposizioni di legge o regolamentari che disciplinano specifici settori di attività o mercati regolamentati”.

Il documento che le racchiude è articolato in 34 norme – ciascuna composta da Principi, Riferimenti Normativi essenziali, Criteri applicativi e brevi Commenti – e si occupa delle tematiche più rilevanti nella disciplina del sistema di controllo interno, tenendo conto sia delle modifiche apportate dalla riforma del diritto societario, con il D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 6, sia delle novità introdotte dal D.Lgs. 27 gennaio 2010 n. 39 che recepisce la direttiva 2006/43/CE in tema di revisione legale dei conti annuali e consolidati.

Data questa premessa, cerchiamo di approfondire quanto enunciato a inizio pagina circa l’importanza dell’indipendenza dei sindaci.

Ci riferiamo, in particolare, alla norma numero 1.4, rubricata “Obiettività, indipendenza e cause di ineleggibilità e decadenza”, nella quale si afferma che “i sindaci devono svolgere l’incarico con obiettività e integrità e nell’assenza di interessi, diretti o indiretti, che ne compromettano l’indipendenza”.

Al di là delle numerosi indicazioni che potremmo collocano sulla linea del principio generale, ciò che è particolarmente interessante è la previsione di un doppio test per calcolare e verificare l’indipendenza finanziaria di un sindaco che svolga anche altre attività a favore del cliente, con la precisazione che “il sindaco può, se lo ritiene, utilizzare limiti maggiormente stringenti”.

In sostanza, si tratta di calcolare il “peso” che ha un cliente sul totale dei compensi annuali di un professionista: i “compensi [del] professionista sulla società o sul gruppo per l’attività di sindaco” (S) vanno innanzitutto sommati ai “compensi [del] professionista sulla società o sul gruppo per attività diversa da quella di sindaco” (C), formati, questi ultimi, “dalla somma delle prestazioni da lui direttamente rese e di quelle prestate dalla rete professionale di appartenenza”.

L’importo totale va rapportato ai “compensi totali [del] professionista comprendenti sia quelli individuali che quelli provenienti dalla partecipazione alla rete” (CT), dunque ai compensi di tutte le attività svolte nei confronti di tutti i clienti.

Se il peso percentuale di un cliente è inferiore o uguale al 5%, l’indipendenza finanziaria non è a rischio, mentre, se si supera questa soglia, occorre accertarsi che l’attività di sindaco sia preponderante, e quindi si passa al secondo test: se il cliente ha un peso compreso tra il 5 e il 15%, i compensi da sindaco devono superare la metà del totale degli importi percepiti da quel cliente; in altre parole si richiede che i compensi da sindaco siano maggiori dei compensi per altre attività. Se, invece, il cliente supera il 15 %, i compensi da sindaco devono superare i due terzi del totale degli importi percepiti da quel cliente, quindi si richiede che i compensi da sindaco siano maggiori del doppio dei compensi per altre attività.

Il meccanismo è perfettamente illustrato nella tabella di seguito riportata, che va “utilizzata eseguendo prima la verifica prevista nella prima colonna e successivamente, se superata la soglia di rilevanza, quella prevista nella seconda colonna”.

Un sistema certo più raffinato rispetto al passato – quando la circolare 1 del 25 gennaio 2005 del consiglio nazionale si limitava a considerare la soglia critica del 15 % – ma che, tuttavia, non ha risparmiato incertezze e dubbi agli esperti di settore.

Un primo quesito riguarda i criteri con i quali determinare i compensi da indicare nel calcolo: secondo i più sarebbe preferibile utilizzare un criterio di competenza e non di cassa, dunque basato sugli importi previsti “da contratto” per lo svolgimento delle diverse attività, ma certo un intervento chiarificatore in tal senso sarebbe auspicabile.

Un secondo aspetto controverso riguarda la possibilità di considerare una nozione di gruppo allargata rispetto alle situazioni di controllo previste dall’art. 2359 del Codice Civile (rubricato “società controllate e società collegate”) per determinare il peso dei compensi derivanti dall’attività di sindaco rispetto all’importo totale percepito dal professionista.

La norma di comportamento del CNDCEC fa, infatti, riferimento non solo alla società in cui si svolge il mandato di sindaco, ma anche al “gruppo” di appartenenza, concetto i cui confini semantici non sono così ben definiti: nella realtà dei fatti esistono società che non hanno rapporti, ma la cui proprietà è concentrata nelle mani degli stessi soci.

Un altro problema è stato rilevato in riferimento alla potenziale situazione in cui vi siano dei compensi straordinari in un particolare anno, legati, ad esempio, alla realizzazione di incarichi particolarmente rilevanti da parte della rete cui appartiene il sindaco. In simili situazioni la mera applicazione del metodo indicato potrebbe portare a dedurre, sbagliando, che l’indipendenza del sindaco sia compromessa; si rendono quindi necessari ulteriori criteri di valutazione, capaci di considerare, magari, l’intero mandato su base triennale, piuttosto che il singolo anno.

Un’ultima questione in sospeso riguarda il caso in cui il sindaco svolga anche la funzione di revisore legale, percependo, per questa attività, dei compensi che devono rientrare nel test. Il dubbio si colloca nel modo in cui tali compensi debbano rientrare: pur non essendo esplicitato, si sarebbe razionalmente portati ad evitare separazioni tra l’attività di sindaco e quella di revisore, poiché si tratta, fondamentalmente, della stessa attività di controllo, che, se posta alla base di due test distinti, potrebbe paradossalmente offrire risultati opposti. Nel calcolo pratico, poi, è più sensato far confluire il compenso per la revisione nella voce S, rispetto alla voce C.

Pubblicato su: PMI-dome
Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: