Il DPCM 2 marzo 2011 e la conservazione sostitutiva di documenti con rilevanza fiscale

Il provvedimento attuativo del CAD prevede che si continuino a far valere le indicazioni previste dal DM 23 gennaio 2004

 

Attraverso il D.P.C.M. 2 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 marzo, si precisa il fatto che, per la conservazione sostitutiva dei documenti con rilevanza tributaria, continuano a valere le regole previste dal D.M. 23 gennaio 2004.

Questo nonostante la previsione dell’articolo 20, comma 5-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, Codice delle amministrazioni digitali (CAD) – recentemente modificato dal decreto legislativo 30 dicembre 2010 , n. 235 – secondo il quale “gli obblighi di conservazione e di esibizione di documenti previsti dalla legislazione vigente si intendono soddisfatti a tutti gli effetti di legge a mezzo di documenti informatici, se le procedure utilizzate sono conformi alle regole tecniche dettate ai sensi dell’articolo 71”.

Il D.P.C.M. in questione rappresenta il primo provvedimento attuativo per la disciplina di casi particolari, così come previsto dall’articolo 2, comma 6 del CAD: “[…] con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, tenuto conto delle esigenze derivanti dalla natura delle proprie particolari funzioni, sono stabiliti le modalità, i limiti ed i tempi di applicazione delle disposizioni del presente Codice alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché all’Amministrazione economico-finanziaria”.

Per la conservazione dei documenti informatici di natura tributaria si parte, allora, dalla loro memorizzazione e si arriva alla sottoscrizione elettronica e all’apposizione della marca temporale, diversamente dal riferimento temporale richiesto dalle regole tecniche DigitPa, Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione (prima Cnipa, Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione).

Per quanto riguarda, invece, la conservazione informatica di documenti analogici rilevanti ai fini fiscali, si procede con la digitalizzazione di tali documenti tramite scanner e il risultato di tale operazione sarà un’immagine che seguirà un processo identico a quello usato per i documenti informatici.

Il processo di conservazione deve essere realizzato almeno ogni quindici giorni, con riferimento alle fatture di tipo elettronico, o annualmente, con riferimento, invece, a tutti gli altri documenti. Il responsabile della conservazione o il soggetto eventualmente interessato ad estendere la validità dei documenti conservati in via sostitutiva deve dare comunicazione, attraverso la rete, all’Agenzia delle Entrate circa l’impronta dell’archivio informatico conservato, la relativa sottoscrizione elettronica e la marca temporale, il tutto entro il quarto mese successivo alla scadenza dei termini stabiliti per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’Irap e all’Iva.

In ambito tributario, inoltre, continueranno ad essere usate delle logiche autonome nella gestione delle dinamiche connesse alla sicurezza informatica, alla privacy e allo scambio comunicativo (l’utilizzo di PEC rimane obbligatoria per tutte le PA ma non per l’ambito in questione, anche se l’amministrazione finanziaria potrà notificare propri atti impositivi, quali avvisi di accertamento e di rettifica o liquidazione, alla casella di PEC conosciuta): Fisconline e Entratel saranno ancora canali privilegiati di dialogo tra Fisco e contribuenti od intermediari abilitati.

Pubblicato su: PMI-dome

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