Internazionalizzazione: sempre più indispensabile per le PMI

Dalle indiscrezioni sui risultati del primo studio “Focus PMI”, pare che vi sia una certa dipendenza dalla domanda estera per incrementare il volume d’affari aziendale

Sono state diffuse, in questi giorni, alcune significative anticipazioni riguardanti i risultati del primo studio avviato da Focus PMI, l’Osservatorio di analisi permanente sul sistema delle Piccole e Medie Imprese italiane, frutto della collaborazione tra LS Lexjus Sinacta (gruppo indipendente di oltre 150 avvocati e commercialisti associati) e Istituto Guglielmo Tagliacarne (Fondazione di Unioncamere che “promuove la cultura economica, realizza analisi e studi economico-statistici sulle piccole e medie imprese e sull’economia territoriale”).

Focus PMI si propone, in particolare, di analizzare i temi economici di più forte attualità, attraverso un’attività di ricerca i cui risultati verranno presentati ogni anno nel corso di una convention, alla quale parteciperanno noti esponenti del mondo politico-economico: la prima edizione dell’evento è in programma per venerdì 13 maggio a Bologna e riguarderà le reti per l’internazionalizzazione delle PMI. Lo scopo è quello di monitorare costantemente la situazione imprenditoriale italiana, potendo contare su dati sicuramente aggiornati e su analisi di approfondimento, con l’intenzione di stimolare il dibattito, il confronto attorno alle questioni di maggior rilevanza per le piccole e medie realtà aziendali.

Stando alle prime indiscrezioni su quanto emerso dall’indagine, pare che vi sia un’elevata dipendenza del volume d’affari aziendale complessivo dalla domanda estera e questo sarebbe vero tanto per le imprese coinvolte in processi di Investimenti Diretti Esteri (IDE) in entrata (per loro il 55,5% del fatturato totale deriva dall’estero), quanto per le aziende promotrici di Investimenti Diretti Esteri in uscita (la quota a loro riferita è di 46,2 punti percentuali). La metà delle imprese coinvolte in tali processi, inoltre, avrebbe dichiarato di aver accresciuto il proprio volume d’affari nel corso del 2010, puntando su miglioramenti nella produzione, in termini di qualità dell’offerta e di efficienza nei processi, e rendendo, di conseguenza, più competitivi i prezzi.

L’analisi ha coinvolto, poi, anche il profilo strutturale delle Reti Internazionali tra imprese, arrivando a sottolineare come i tre quarti delle imprese intervistate operino in una Rete di questo tipo da quasi dieci anni e come il 44,3% si relazioni con più di dieci imprese estere. Anche dal far parte di simili reti deriverebbe, allora, un certo vantaggio competitivo, capace di supplire alle ridotte capacità di tipo dimensionale. La creazione di queste reti sembra essere, quindi, necessaria per poter affrontare un processo di internazionalizzazione, processo visto sempre più come indispensabile per le piccole e medie realtà.

Le criticità legislative derivanti dai processi di internazionalizzazione, infine, sarebbero in parte superate grazie all’intervento di supporto ad opera di specifiche società di consulenza legale e fiscale: il 65% delle imprese si dichiara soddisfatto di aver affidato tali competenze in outsourcing.

Pubblicato su: PMI-dome

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