Aumento delle imprese estere partecipate da quelle italiane

I dati elaborati dal Centro Studi Sintesi mostrano come le realtà aziendali italiane abbiano sfruttato i segnali di ripresa dei mercati internazionali, attraverso acquisizioni all’estero

I dati riportati sono quelli elaborati dal Centro Studi Sintesi, “centro di ricerca che si dedica da anni allo studio dei principali fenomeni di natura sociale ed economica, locali e nazionali”. L’intervallo temporale considerato è quello che va dal 2007 al 2009, quindi un periodo di piena, manifesta e generalizzata crisi economica. Ciò che stupisce è la fiducia dimostrata dalle piccole e medie imprese italiane nei confronti dei mercati esteri e delle possibilità che essi sembrano offrire.

Quasi duemila imprese straniere in più avrebbero aperto la propria realtà all’ingresso d’imprenditori italiani: cifre non eclatanti, ma comunque significative, segnale certo di un’evidente intraprendenza nella cultura aziendale medio-piccola. Stando ai risultati delle elaborazioni, infatti, le imprese estere partecipate da quelle italiane sarebbero diventate più di ventiduemila (22.715), con un incremento, rispetto al 2007 quando erano 20.896, di 8,7 punti percentuali. A trainare tale crescita è stata la Spagna, con aumenti intorno al 19%, seguita dal Sudamerica (+12,7%) e dai Bric (+11,7%), soprattutto India e Cina.

Rovesciando la prospettiva, ci si accorge, poi, che, nello stesso periodo, le imprese italiane a partecipazione estera hanno conosciuto un aumento di circa un centinaio di entità, pari all’1,2%. In questo caso sono i Bric, in particolare Brasile e India, i Paesi che maggiormente hanno contribuito a dettare il segno positivo, nonostante il fatto che l’80% delle 7.608 imprese italiane a partecipazione estera faccia capo a investitori provenienti da UE e Stati Uniti.

Elaborando i dati Reprint-Politecnico di Milano e Ice, il Centro Studi Sintesi ha, inoltre, evidenziato le dinamiche a livello regionale nel grado di internazionalizzazione delle imprese italiane: nel 2009 l’incidenza maggiore di realtà estere partecipate da imprese italiane continua a registrarsi in Lombardia, dove si nota, nell’intervallo 2007-2009, un incremento del 4,1%, tuttavia la regione più vivace pare essere il Lazio, con una curva in salita del 18,5%.

«Rispetto all’universo delle imprese italiane i numeri sono ancora infinitesimali – sottolinea Catia Ventura, direttore del Centro studi Sintesima registrano una modalità organizzativa nuova, che vede protagoniste le medie e le piccole imprese che guardano alle medie. Si fa strada una modalità di fare export con intelligenza, si va all’estero non tanto e non solo per vendere ma soprattutto per presidiare mercati in crescita. È il caso della Cina: laggiù si va a produrre a costi minori ma si può diventare anche fornitori di imprese internazionali presenti in quel paese». Sempre secondo Ventura, si tratterebbe di un’«eccellenza organizzativa ancora circoscritta», nata dall’esigenza delle imprese, colte dalla crisi, di «intraprendere nuovi percorsi, anche se l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi». A tal proposito, osservando il tasso di internazionalizzazione nazionale – cioè il numero di imprese estere a partecipazione italiana ogni 100 imprese italiane con fatturato superiore a 2,5 milioni di euro – si è registrato dal 2007 al 2009 un certo decremento, fatta eccezione per il centro Italia, seppur la tendenza sia ora in risalita rispetto al 2008, quando si è toccato il punto più basso degli ultimi cinque anni. «Centro e sud Italia – sottolinea ancora Ventura – partono sì da valori più piccoli, ma la vivacità è evidente. In queste aree, in difficoltà anche dal punto di vista del contesto sociale, non sono mancate le aziende che hanno deciso di allinearsi a territori più votati all’internazionalizzazione, come nord-ovest e nord-est, dove il tasso di imprese estere partecipate da imprese italiane è salito di oltre il 3%». «Al sud – conclude Ventura – vanno destinate risorse e le ultime misure proposte dal governo possono andare in questa direzione. Bisogna utilizzarle per far crescere i veri germogli e non disperderle a pioggia. Al nord, invece, il sostegno più che finanziario deve essere di valore aggiunto: più servizi, più logistica, più infrastrutture immateriali. Perché per queste imprese proiettate verso la globalizzazione vanno garantite le stesse condizioni di partenza delle aziende tedesche».

Pubblicato su: PMI-dome

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1 Commento

  1. In ogni modo per entrare in materia su export e nuovi mercati interessanti, propongo questo sito: http://www.goglobalservice.com/IT/servizi/vendere-nei-mercati-esteri.html

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