Decreto Milleproroghe: le novità introdotte

Permane l’obbligo, a capo dei gestori di internet point, di ottenere la licenza dal Questore, ma vengono aboliti gli obblighi di identificazione e logging degli utenti

 

La Rete, inutile dirlo, è uno dei fenomeni che maggiormente ha rivoluzionato la nostra epoca storica, arrivando a stravolgere le nostre abitudini, le nostre modalità di comunicazione intra- ed interpersonale, le nostre possibilità di accesso e fruizione delle informazioni.

Qualsiasi intervento che, pur motivato da nobili intenzioni, cerchi di inquadrare tale “fenomeno” in rigidi parametri, tradizionalmente pensati per mezzi fisici, finisce quindi, inevitabilmente, per fuggire da un’approvazione unanime e diventare, al contrario, motivo di scontro. È il caso del cosiddetto decreto Pisanu (decreto legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni nella legge 31 luglio 2005, n. 155), contenente “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”.

Approvata a suo tempo con voto congiunto di maggioranza e opposizione, questa disposizione si colloca nel quadro delle reazioni che hanno seguito gli attentati terroristici verificatisi alla metropolitana di Londra il 7 luglio 2005. Tra le norme concepite per fronteggiare l’emergenza terrorismo, vengono considerate misure temporanee (destinate, nelle intenzioni, a rimanere in vigore solo fino al 31 dicembre 2007) riguardanti la conservazione dei dati relativi al traffico telefonico e telematico e la sicurezza telematica: la severità di queste misure è giustificata dalla difficoltà di tracciare le comunicazioni poste in essere dai terroristi, ed è motivata da una logica emergenziale fortemente condizionata dalla sensibilità del momento.
A modificare a più riprese il carattere temporaneo delle previsioni contenute nel decreto Pisanu, è intervenuto il cosiddetto “decreto milleproroghe”, uno strumento legislativo inaugurato nel 2005 come misura eccezionale per far fronte, in un unico calderone d’urgenza, a tutte le disposizioni in sospeso o in scadenza al 31 dicembre e ormai insediatosi stabilmente nel nostro ordinamento: prima il governo Prodi II, con il decreto legge milleproroghe del 31 dicembre 2007, n. 248, convertito poi in legge 28 febbraio 2008 n. 31; poi il governo Berlusconi IV, col decreto legge mille proroghe 31 dicembre 2008, n. 207, convertito in legge 27 febbraio 2009, n. 14 e con il decreto legge del 30 dicembre 2009, n. 194, convertito in legge 26 febbraio 2010, n. 25. Infine il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2010, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che proroga al 31 dicembre 2011 l’obbligo di richiesta di una licenza per i soli internet point e che – a ragione o a torto – abolisce alcune di quelle che per molti sono considerate delle anacronistiche misure antiterrorismo.
Più precisamente, è l’articolo 7 del decreto Pisanu ad essere coinvolto in queste ultime modifiche normative: esso introduceva nel nostro ordinamento tre diversi obblighi a capo di “chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche”, ovvero la richiesta di una speciale licenza al Questore (comma 1), l’identificazione degli utenti attraverso un documento di identità e il logging degli utenti medesimi (comma quarto e quinto).

Leggiamo, in particolare, ai commi sopracitati del decreto originale:

1. A decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2007, chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore. La licenza non è richiesta nel caso di sola installazione di telefoni pubblici a pagamento, abilitati esclusivamente alla telefonia vocale.

4. Con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro delle comunicazioni e con il Ministro per l’innovazione tecnologica, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, da adottarsi entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attività di cui al comma 1, e’ tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell’utente e per l’archiviazione dei relativi dati, anche in deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 122, e dal comma 3 dell’articolo 123 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonche’ le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.

5. Fatte salve le modalità di accesso ai dati previste dal codice di procedura penale e dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il controllo sull’osservanza del decreto di cui al comma 4 e l’accesso ai relativi dati sono effettuati dall’organo del Ministero dell’interno preposto ai servizi di polizia postale e delle comunicazioni.

Il nuovo “decreto milleproroghe” sostituisce, allora (con riferimento al primo comma), le parole “fino al 31 dicembre 2007, chiunque” con “fino al 31 dicembre 2011, chiunque, quale attività principale,” ed elimina completamente i commi 4 e 5. A partire da gennaio 2011, i gestori di servizi di wi-fi non saranno più obbligati ad identificare i clienti che si connettevano alla rete attraverso le fotocopie dei documenti di identità, a tenere un registro con i siti visitati dagli stessi, ad adottare le misure necessarie ad impedire l’accesso a persone non individuate. Rimane invece valido, almeno fino al 31 dicembre 2011, l’obbligo, per gli internet point che svolgano in via principale e non solo accessoria l’attività di fornitura dell’accesso alla rete, di chiedere la licenza alla Questura prima di aprire tale attività.

In realtà ci si potrebbe interrogare sul senso reale di “schedare” i gestori di internet point  a fronte dell’impossibilità di imputare loro qualsiasi responsabilità, a seguito dell’abrogazione delle altre misure precedentemente previste. Da più parti di parla, poi, di una positiva “liberalizzazione del wi-fi”, senza tenere in considerazione la probabile aggiunta, in fase di conversione in legge, di qualche emendamento veicolante nuovi obblighi a scopo di sicurezza o a sostegno delle indagini delle forze dell’ordine.

Pubblicato su: pmi-dome

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