Poste le basi societarie per la realizzazione di reti di nuova generazione

Siglato ieri un memorandum of understanding tra Ministro dello Sviluppo Economico e le sette principali aziende italiane di tlc per l’implementazione delle infrastrutture passive necessarie alle reti di tipo NGN

Esprime la propria soddisfazione Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, per la firma, ieri pomeriggio, dell’accordo tra il Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, e gli amministratori delegati delle sette principali aziende italiane di TLC (Telecom Italia, Vodafone, Fastweb, Wind, H3G, Tiscali, BT Italia), per la condivisione delle infrastrutture di NGN: “segnale di rilancio per il settore delle comunicazioni”, “l’accordo siglato oggi conclude una fase importante di definizione di un meccanismo che consente di avviare un progetto infrastrutturale fondamentale per il Paese”. La partnership pubblico-privata (cosiddetta newco) realizzata con questo memorandum of understanding avrà, in particolare, il compito di promuovere l’implementazione di quelle infrastrutture passive (scavi, cavidotti e posa della fibra spenta), che andranno poi condivise tra gli operatore e che sono necessarie alle reti di nuova generazione e a garantire la fibra ottica a 100 megabit in tutta Italia.

Rimane invece fuori dall’accordo la parte “attiva” dell’infrastruttura, cioè la fibra vera e propria ed i suoi apparati: gli operatori che intendano investirvi potranno, allora, usufruire della struttura passiva per farvi passare un proprio network, predisponendo delle proprie offerte commerciali. In alternativa potranno affittare le strutture esistenti, considerando che in Italia è già presente in sette città una rete di nuova generazione, quella di Fastweb, e considerando l’intenzione di Telecom di arrivare a coprire, entro il 2018, il 50 per cento della popolazione. Scopo del nuovo organismo societario dovrebbe essere, allora, quello di accelerare i tempi e allargare la copertura; esso avrà il compito di coinvolgere le Regioni, gli Enti locali e le istituzioni finanziarie pubbliche e private: la Cassa Depositi e Prestiti, ad esempio, potrà partecipare “sia equity sia in conto finanziamento al progetto – ha riferito Romani – a patto che il progetto sia remunerativo”.

Uno specifico comitato esecutivo, composto dal Ministro Romani e dai rappresentanti degli operatori firmatari, dovrà, nei prossimi tre mesi, approfondire i diversi aspetti economico-finanziari del nuovo progetto e stabilirne governance e business plan, sulla base dei flussi d’investimento dei singoli gestori e in funzione del quadro regolamentare per l’accesso alle infrastrutture e alle reti che sarà definito dall’Agcom. Il comitato, ricorda Bernabè, dovrà, quindi, porre in essere “un lavoro di verifica, all’esito del quale si prenderanno le decisioni sulle modalità tecniche del lavoro da fare”; tale lavoro dovrà, inoltre, rispettare il principio fondamentale di sussidiarietà, in base al quale la nuova entità potrà agire esclusivamente in quelle aree in cui non sono presenti altri gestori con un’offerta in fibra: “le iniziative delle singole società vanno avanti: il progetto non è alternativo alle iniziative private”. Infatti “molto correttamente il governo ha fatto una analisi dei programmi di investimento dei diversi operatori, chiamando ognuno a definire i propri progetti di investimento. Sulla base di questi si definiranno le aree di intervento della nuova società, che interverrà laddove non ci sono iniziative dei privati”.

Quella descritta rappresenta, in sostanza, la prima bozza per un progetto reale che permetta all’Italia di rimanere all’interno degli obiettivi definiti dall’Agenda digitale europea (che prevede per il 2020 una velocità superiore a 100 Mbps per almeno il 50 per cento degli italiani), iniziando così il lungo percorso che dovrebbe portare il nostro Paese a superare gli attuali ritardi infrastrutturali e culturali legati alle nuove tecnologie della comunicazione.

Una “notizia positiva”, quindi, come rileva il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, il quale sottolinea, tuttavia, come ci si trovi di fronte ad una “soluzione di compromesso”. “Spero che gli operatori non perdano il passo nei successivi” tavoli; “non basta sottoscrivere un’intesa, poi bisogna condividerla compiutamente. È questo che l’Autorità […] chiede di fare” agli operatori.

Pubblicato: pmi-dome

 

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