Federalismo fiscale, Confesercenti: “si paga di più”

Stando alle stime dell’associazione di categoria, l’addizionale sull’IRPEF introdotta con il federalismo ricadrebbe soprattutto sulle spalle di lavoratori autonomi e piccole medie imprese

Secondo uno studio realizzato dalla Confesercenti, l’addizionale sull’IRPEF introdotta dalla legge sul federalismo fiscale porterebbe i lavoratori autonomi e le piccole imprese a pagare molte più imposte.

Come si legge nel maxi decreto legislativo, che ha avuto il via libera dal consiglio dei ministri il 7 ottobre scorso e che accorpa le nuove disposizioni sulla finanza regionale, provinciale e sui costi standard in sanità, “ciascuna Regione a Statuto ordinario può, con propria legge, aumentare o diminuire l’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF di base. La predetta aliquota di base è pari allo 0,9% […]. La maggiorazione non può essere superiore:

a) allo 0,5 per cento, sino all’anno 2013;
b) all’1,1 per cento, per l’anno 2014;
c) al 2,1 per cento, a decorrere dall’anno 2015” (art. 5, comma 1).

Stando alla denuncia di Confesercenti, allora, l’attuazione del tanto agognato federalismo fiscale su base regionale potrebbe obbligare le categorie sopraccitate a pagare addizionali regionali fino al 2,1% a partire dal 2015, con un incremento delle imposte IRPEF fino a 1.260 euro l’anno. L’aumento, però, non riguarderebbe le prima due fasce di reddito, cioè i lavoratori dipendenti e i pensionati.

L’addizionale IRPEF potrebbe salire progressivamente fino al 3% (0,9% l’aliquota generale e fino al 2,1% l’aumento possibile delle Regioni) e secondo Confesercenti è “fortemente probabile una rincorsa al rincaro delle aliquote da parte delle regioni, soprattutto quelle (la quasi totalità) con i bilanci in rosso”.

Alcune stime, in particolare, sembrano particolarmente significative: un artigiano o un commerciante che abbia un reddito pari a 20 mila euro, dovrà pagare 420 euro in più l’anno, ipotizzando un’aliquota al 2,1% nel 2015, contro i 100 euro richiesti al lavoratore dipendente di pari reddito. Al crescere del reddito, cresce anche l’esborso: ecco allora che un lavoratore autonomo che guadagni 40 mila euro l’anno, pagherà 840 euro in più, a fronte dei 392 euro in più del dipendente; con 60 mila euro di reddito annuale, invece, si troverà a sborsare 1.260 euro in più, contro gli 812 euro.

Lo studio, realizzato esclusivamente in relazione all’applicazione della percentuale massima possibile, non tiene, tuttavia, conto del fatto che le regioni potranno applicare l’addizionale IRPEF solo se ridurranno, o addirittura elimineranno, l’imposta regionale sulle attività produttive, IRAP, che colpisce il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale, degli oneri e dei proventi di natura finanziaria e che, al momento, è determinata a discrezione delle regioni stesse, all’interno di un intervallo compreso tra il 2,9 e il 4,9%.

L’organizzazione dei commercianti ha evidenziato, infine, come, a fronte di eventuali maggiorazioni di aliquota nelle regioni, non sia prevista una riduzione dell’IRPEF erariale.

Pubblicato su: pmi-dome

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