Accordo tra MSE e IPZS sulla lotta alla contraffazione

Puntare su sistemi tecnologicamente avanzati sembra essere la soluzione individuata da tale accordo, al fine di ridurre un fenomeno ormai dilagante

È stata presentata al pubblico come la sfida dell’innovazione tecnologica contro i prodotti falsi. Alla base vi è la ferma volontà di tutelare la proprietà industriale e di promuovere delle soluzioni originali (tecnologicamente parlando) per combattere un problema che sembra essere dilagante nel territorio italiano, sia per estensione fisica, sia per trasversalità degli ambiti industriali coinvolti.

Stiamo parlando dell’accordo stipulato tra la Direzione generale per la Lotta alla contraffazione – UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico, personificato dall’avv. Loredana Gulino, e l’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, rappresentato dal suo Presidente, il dott. Roberto Mazzei.

La firma, in particolare, è stata apposta per un protocollo della durata biennale, grazie al quale – sottolinea il Ministero in un comunicato stampa – “viene riconosciuto il rilevante contributo che l’Istituto Poligrafico può dare per il potenziamento di specifici strumenti innovativi allo scopo di arginare il fenomeno della contraffazione”, considerando poi gli interventi passati, realizzati dallo stesso Istituto, nell’ambito della produzione di contrassegni anticontraffazione per prodotti sottoposti a controllo, e della realizzazione di sistemi di tracciatura e sicurezza per i prodotti farmaceutici. Ricorda, a tal proposito, Mazzei che «il Poligrafico, grazie alle esperienze e competenze acquisite nel corso degli anni nel settore delle soluzioni/prodotti di sicurezza e nei sistemi di tracciatura, è oggi in grado di rispondere anche alle esigenze delle PMI»; egli estende poi la riflessione, considerando l’intesa come un ulteriore passo in avanti a tutela dell’intera società, «delle imprese, dei cittadini e dello Stato».

Un delitto, quello che si cerca di arginare, previsto nello stesso Codice penale, che, all’articolo 473, cerca di delineare le diverse linee operative nel caso di “contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali”.

Ciò che è davvero originale nel patto è, però, la presa di coscienza in merito all’importanza di uno sfruttamento, funzionale alla legge, di strumenti tecnicamente avanzati, in una materia che, spesso e volentieri, ha visto, proprio in tali strumenti, un nemico dichiarato.

Lo stesso avvocato Gulino punta l’accento sull’importanza di sistemi dall’elevato valore tecnologico, al fine di giungere alla tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti, e rendere, quindi, possibile «verificare con certezza e sistematicità l’originalità del prodotto, fornendo un’adeguata tutela all’impresa riguardo eventuali forme di responsabilità relative al rispetto delle norme di protezione della proprietà industriale».

Nei prossimi mesi sono previste una serie di misure ed iniziative in attuazione degli obiettivi dichiarati in fase di accordo: si tratterà di interventi di semplice natura informativa, accompagnati da interventi di natura operativa, legati in primo luogo all’individuazione delle soluzioni tecnologicamente più avanzate.

Pubblicato su: pmi-dome

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