EVENTI – IAB Forum di Milano il 3 e 4 novembre

Torna l’importante appuntamento milanese, pensato per stimolare la riflessione sulla situazione attuale e sul futuro della comunicazione digitale interattiva, grazie alla partecipazione dei principali protagonisti del settore

Nel sito www.iabforum.it è già iniziato il conto alla rovescia.

Si preparino allora operatori ed aspiranti tecnici della comunicazione digitale interattiva: il 3 e 4 novembre 2010 torna, presso il MIC – Milano Convention Center, il tradizionale appuntamento con lo IAB Forum di Milano. Si tratta di un fondamentale momento di incontro e confronto tra protagonisti e rappresentanti del settore, che nel 2009 ha visto la presenza di 79 espositori e 8.000 partecipanti. A promuovere l’iniziativa è IAB (Interactive Advertising Bureau), “l’Associazione italiana nata per contribuire alla crescita del mercato dell’advertising su Internet nel nostro Paese, promuovendo una maggiore e più profonda conoscenza delle opportunità e dei meccanismi dei nuovi media”.

Spiega Roberto Binaghi, eletto ad aprile 2010 Presidente di tale associazione, che “Lo IAB Forum di quest’anno arriva in un momento di cruciale importanza per tutta la industry, che deve essere preparata a cavalcare il momento positivo, ma anche a raccogliere le sfide che si presentano all’orizzonte”. “Lo scopo della prossima edizione sarà quindi aiutare gli operatori e le aziende a comprendere che internet è divenuto ormai uno strumento prezioso e irrinunciabile”.

Lo stesso Presidente inaugurerà la prima delle due serate, nel corso della quale è prevista anche la partecipazione di Chris Anderson, direttore del mensile statunitense Wired US, una voce certamente autorevole nel mondo dell’economia digitale e una mente riconosciuta da tutti come assolutamente originale; oltre a condividere con la platea la propria vision del mercato, l’ospite d’onore realizzerà una disamina dei possibili modelli di business legato al contesto digitale.

Interverrà anche il sociologo Domenico De Masi, direttore della rivista Next. Strumenti per l’innovazione, esperto in sociologia del lavoro e particolarmente sensibile all’applicazione delle nuove tecnologie per la comunicazione nell’ambito del mercato del lavoro.

È previsto, inoltre, un confronto in merito alle prospettive del mercato tra Lorenzo Sassoli de Bianchi, Presidente di UPA (“l’organismo associativo che riunisce le più importanti e prestigiose aziende industriali, commerciali e di servizi che investono in pubblicità”), Diego Masi, Presidente di Assocomunicazione (l’associazione delle imprese di comunicazione) e Riccardo Luna, direttore di Wired Italia.

Nel corso della seconda giornata, verranno invece presentati i risultati di una ricerca condotta su iniziativa di IAB Italia e della società di consulenza aziendale Accenture nell’ambito dell’Osservatorio sulla comunicazione digitale: si cercherà di analizzare il mercato, individuandone le principali caratteristiche e fornendo alcune utili indicazioni in merito al suo sviluppo.

Analisi degli scenari possibili, dati di mercato, previsioni future, studio dei casi di successo e illustrazione di progetti rivelatisi positivi e vincenti: gli attori principali delle più prestigiose agenzie e aziende italiane si susseguiranno, nel corso di questi due giorni, allo scopo di favorire la riflessione sull’importanza dell’innovazione nell’ambito della comunicazione e allo scopo di comprendere quali siano le scelte migliori da fare e le strade privilegiate da percorrere nel più vicino futuro.

Pubblicato su: pmi-dome

Arriva l’era degli avvocati 2.0

Tra social network famosi e dedicati, tra blog e formule originali, l’avvocato dei giorni d’oggi sembra non rifiutare la rete, ma anzi accoglierla come canale di promozione e di appoggio.

Lo sappiamo: uno dei più grandi problemi del contesto normativo è che esso si muove spesso troppo lentamente rispetto al mondo che intende riordinare. Sicuramente tale consapevolezza è tanto più vera quando si ha a che fare con la rete: voler legiferare su di essa diventa un’impresa a dir poco complessa, voler applicare i canoni usati tradizionalmente dalla legge ad un contesto che, per definizione, è in continua evoluzione risulta quasi impossibile. La soluzione sarebbe trovare il giusto compromesso nella tutela dei numerosi diritti che il web offre, in modo che questi non siano in conflitto tra loro; su come ciò debba accadere, il dibattito è tutt’altro che concluso e i toni sono tutt’altro che spenti. Nell’attesa, tuttavia, di riuscire a trovare delle risposte, buona parte della realtà legislativa concreta – quella costituita dalle persone che materialmente, giorno dopo giorno, cercano di applicare il rigore di articoli e commi più o meno datati a casi concreti – si dimostra capace di cogliere l’utilità delle moltissime possibilità offerte dalla rete, intesa non solo come semplice fonte informativa, ma anche e soprattutto come fonte di canali sociali. Ecco allora nascere e-book pensati proprio per accompagnare i professionisti della legge alla scoperta del web. Ecco, ad esempio, lo sviluppo, da parte dello studio americano Latham & Watkins, di una applicazione per l’iPhone. Ecco, ancora, la creazione di servizi gratuiti di consulenza in rete, per un limitato numero di ore e per un limitato e privilegiato numero di persone. Ecco, infine, l’ideazione di vari network incentrati sulla formula de “Il portale dell’avvocato”, che si propongono «di sollecitare e moltiplicare i contatti tra colleghi (appartenenti allo stesso foro o a fori differenti) e, in generale, tra operatori del diritto facilitando lo scambio di informazioni e gli incontri professionali, ma soprattutto dando la possibilità agli ‘avvocati 2.0’ di essere costantemente in contatto tra loro per organizzare e ottimizzare il lavoro con un semplice gesto quotidiano: la connessione alla rete Internet» (LexFriends). “Avvocati 2.0”, verrebbe da dire, capaci di inserirsi nei vari Facebook, Twitter, e blog tramite il proprio inseparabile iPhone, capaci di comprendere l’aspetto positivo dell’innovazione di impronta social.

A dimostrare l’invadenza di tale fenomeno, con riferimento alla realtà statunitense, è stata l’indagine 2010 Corporate Counsel New Media Engagement Survey che lo ha analizzato partendo dal punto di vista dei legali d’azienda, quelle personalità, cioè, responsabili della scelta e dell’acquisto dei servizi; più precisamente, oggetto dello studio sono stati 164 giuristi d’impresa e i 200 maggiori studi legali americani.

Veniamo ai risultati: oltre 90 studi usano uno o più blog e questi ultimi sembrano essere, nel loro insieme, quasi 300, con un aumento del 147% rispetto all’agosto 2007 (quando erano appena 39). Tutti i 200 studi analizzati hanno un proprio profilo su LinkedIn e si parla di 1,5 milioni di avvocati presenti tra i 50 milioni di utenti complessivi del famoso social network professionale. Il 76% delle principali law firm americane è iscritto poi su Twitter, anche se qualche profilo risulta essere completamente vergine, suggerendo una certa diffidenza o incapacità nello sfruttamento di tale strumento in modo coerente con lo scopo di generare business. Meno invasiva è, invece, la presenza su Facebook: solo il 31% degli studi possiede e aggiorna una propria pagina fan.

Questo orientamento degli studi alle reti sociali sembra essere legata alla particolare confidenza che i legali interni hanno con tali strumenti. Circa la metà dei giuristi intervistati cerca, infatti, consiglio per la propria attività tramite LinkedIn o esplora il web passando di blog in blog. In numero inferiore si rivolgono invece a network specializzati (tra cui Legal On Ramp e Martindale-Hubbell Connected), che comunque godono di una maggiore credibilità.

Le motivazioni che spingono studi e professionisti a muoversi in queste realtà sarebbero fondamentalmente due, stando a quanto rivelato da una recente newsletter promulgata dallo studio inglese CM Murray, contenente un’intervista a Callum Saunders, esperto in digital marketing. Da una parte la possibilità di fare networking: «uno strumento come Twitter mette in contatto con potenziali clienti e permette lo scambio di conoscenza, consulenza, articoli e link». Dall’altra troviamo il cosiddetto “crowdsourcing”, cioè «la pratica sempre più diffusa di chiedere aiuto, consiglio o opinioni alle comunità online», «un’ottima risorsa per sviluppare una nuova campagna marketing o testarla e LinkedIn che ha una sezione dedicata alle domande è il migliore punto di partenza».

pubblicato su: pmi-dome