L’UE promuove l’e-commerce transnazionale

Alcuni dati del Parlamento Europeo rivelano che solo un utente della rete su tre si affida al commercio elettronico per portare a termine i propri acquisti

In un momento storico in cui, sempre più, si tende a trasferire ciascuna delle esperienze vissute nel reale in un contesto virtuale, che in qualche modo incrementi le potenzialità e gli intrecci tra tali esperienze; in quella che è stata definita l’era digitale, per la forza con la quale le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno rivoluzionato il modo di pensare e agire comune; in questo contesto, un dato particolare sembra sorprendere e non poco. Stiamo parlando di commercio online, il sistema sicuramente più rapido e intuitivo per portare a termine delle compravendite: stando ad una relazione del Parlamento Europeo, sembra che solo un utente su tre prenda in considerazione tale opzione per l’acquisto di prodotti provenienti da un altro Paese.

Si tratta di una media decisamente bassa, sicuramente non rispettosa delle potenzialità offerte dal mezzo Web e in assoluta controtendenza rispetto alla propensione all’innovazione e alla semplificazione che caratterizza la nostra epoca. Per questo il Parlamento europeo ha approvato martedì una serie di risoluzioni volte a riorganizzare la normativa di riferimento della materia e ad eliminare gli ostacoli che impediscono un pieno sviluppo del servizio di commercio elettronico gestito dalla rete, così da poterlo incoraggiare e migliorare.

Prima del voto, il relatore Pablo Arias Echeverria ha sottolineato come il commercio elettronico sia “uno strumento con grandi potenzialità per migliorare la competitività dell’economia dell’Unione europea e del mercato interno europeo” e come possa “fornire un grande valore e opportunità per i cittadini e le imprese europee in questo momento di tensione finanziaria”. Egli considera “fondamentale che i leader europei attuino misure necessarie per superare le barriere che ancora rimangono nell’e-commerce per creare fiducia e trasparenza, in modo che i cittadini e le imprese possano sfruttarne pienamente i suoi benefici”.

Si è evidenziato come la principale barriera agli acquisti online internazionali sia, per gli utenti, il timore di diventare vittime di truffe, in siti apparentemente poco affidabili, magari anche solo per lo scarto linguistico, che rende più ardua la comprensione delle condizioni di vendita. Tuttavia alcune resistenze derivano anche dagli stessi commercianti, che – in contrasto con la normativa dei servizi che vieta la discriminazione dei consumatori – non accettano talvolta ordini provenienti da clienti stranieri.

L’idea alla base dell’intervento parlamentare europeo è quella di realizzare un sistema uniformato di preallarme, capace di superare l’eccessiva eterogeneità dei regolamenti nazionali e di liberare, quindi, le reali funzionalità del commercio elettronico. Si è pensato, così, all’istituzione di un “marchio di fiducia europeo” che garantisca agli utenti l’affidabilità e la qualità dei prodotti immessi sul mercato elettronico transfrontaliero e che aumenti, in questo modo, la fiducia e la protezione dei consumatori.

Massima trasparenza, quindi, nella catena di approvvigionamento, affinché il potenziale acquirente “possa riconoscere l’identità del fornitore, l’indirizzo geografico, i dati di contatto e il codice fiscale, e sappia se si tratta di un intermediario o di un fornitore finale, dato di particolare rilievo nelle aste online”.

Pubblicato su: pmi-dome

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